Riaprono le scuole, riaprono le Università, e così anche le Accademie, i centri che forse più degli altri permettono di “sporcarsi le mani” agli studenti. A Verona l’Accademia di Belle Arti tornerà a accogliere gli studenti a metà ottobre utilizzando una didattica diversificata in relazione al tipo di corso. È tutto pronto, dunque, le lezioni sono state pianificate tra on-line e in presenza. Alcuni corsi potranno essere erogati interamente in presenza, altri in modalità blended (didattica mista) con turnazione, e altri saranno interamente on-line.

«Nonostante i timori diffusi a livello nazionale per l’ipotetico calo delle iscrizioni abbiamo avuto un incremento delle iscrizioni» spiega il direttore dell’Accademia Francesco Ronzon. «Questo perchè – sempre secondo il direttore – abbiamo lavorato bene e allargato la nostra presenza nell’ambito di attività di progettazione e restauro, il che ha portato alla diffusione della nomea dell’Accademia.»

Il lockdown è stato tuttavia un periodo che ha messo alla prova tutti: la chiusura forzata dei luoghi in cui c’era rischio di contagio ha messo in pausa anche la formazione. Se però da una parte le scuole sono ripartite solo ora, l’Accademia è riuscita a rimettere in piedi i laboratori già a maggio, negli spazi dove era possibile. Come spiega il presidente Marco Giaracuni, «nel rispetto delle limitazioni e del distanziamento sociale, abbiamo proposto immediatamente le lezioni on-line e i laboratori, in modo da far finire il semestre agli studenti.»

Perchè l’Accademia vive di questi luoghi dove gli studenti esprimono se stessi attraverso le mani e dove acquisiscono abilità spendibili direttamente nel mondo del lavoro. Nel laboratorio di restauro, per esempio, che sfocia in collaborazioni come quella con i Musei Civici di Verona, per i quali gli studenti hanno la grande fortuna, e la grossa responsabilità, di restaurarne le opere.

Ogni anno l’Accademia rinnova collaborazioni importanti con il Mart (Museo di Rovereto), con la Diocesi di Verona, la Sovrintendenza, ma anche enti come Veronafiere, e partecipa a fiere come Marmomac e ArtVerona.

Qui, per esempio alla fiera del marmo, gli studenti hanno la possibilità di partecipare allo “Young Stone”, nel padiglione dedicato all’architettura. Qui i ragazzi possono anche esporre i propri lavori, e instaurare direttamente rapporti con le aziende del settore. Quest’anno, in aggiunta, ci sono le celebrazioni dantesche, per l’anniversario dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, che vedono i ragazzi coinvolti nelle attività del Comitato.

L’Accademia del futuro varca sempre di più le frontiere nazionali. In cantiere, tra gli altri progetti, c’è la possibilità di scambio di studenti e docenti con la Arab American University, in Palestina. «Abbiamo in programma di mandare nel Paese un certo numero di docenti per tenere dei corsi di architettura degli interni, e portare in questo modo il Made in Italy all’estero.»

Si vuole poi rafforzare il piano Erasmus, grazie al bando per la mobilità vinto quest’anno, e che permetterà agli studenti di esplorare il rapporto tra arte e tecnologia in tre diverse Università d’Europa.  «Sarà proprio la capacità di esportare le nostre tecniche e conoscenze artistiche – spiega Giaracuni – a permettere all’Italia di distinguersi nel mondo, in futuro.»