L’imprenditore scaligero, presidente di Confindustria Verona, commenta positivamente i dati del primo trimestre relativi alla produzione industriale della nostra città. Definisce strategica la posizione di Verona e stimolante il piano 4.0 avviato dal Governo.

di Matteo Scolari
Un +2,1% Nel primo trimestre 2017 – dato fornito dal centro studi di Confindustria Verona – conferma il trend positivo che vede la produzione industriale scaligera registrare segno positivo da quasi quattro anni a questa parte, ovvero da quel terzo trimestre del 2013 quando un piccolo, ma significativo, +0,36% invertì, senza mai tornare indietro, il segno negativo. Anche le previsioni per il secondo trimestre sono positive: si parla di una crescita dell’1,35% sulla produzione, un +1,03% sugli ordini Italia (+0,50 estero) e un +0,47 per quanto riguarda l’occupazione. Soddisfatto di questo trend Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona dal gennaio scorso.
Presidente, numeri con segno “più”. Uno scenario incoraggiante.
Siamo in un periodo positivo, è vero. Da un lato penso sia il frutto degli investimenti che sono stati fatti negli ultimi mesi, o addirittura anni, dalle aziende veronesi – 3 miliardi quelli previsti nel 2017 -, dall’altro siamo di fronte a una ripresa, seppur timida, ma tangibile, delle attività economiche e dei consumi.

Verona registra una crescita dal secondo semestre del 2013: siamo un’isola felice o siamo particolarmente bravi nelle vesti di imprenditori?
Non siamo un’isola felice, diciamo che abbiamo lavorato, e stiamo lavorando, per esserlo. Verona è fortunata perché geograficamente si trova in un punto di snodo strategico e importante, e poi gli imprenditori scaligeri hanno lavorato sodo in questi anni. Il fatto che nella nostra città ci siano tanti settori economici, che ci siano eterogeneità dei comparti e diversificazione produttiva, fa si che si riesca a rispondere in maniera più solida ai momenti di crisi. Poi a Verona abbiamo tante multinazionali che ci permettono di avere una visione internazionale e una managerialità di ottimo livello.

Sono passati sei mesi dall’incarico di presidente di Confindustria: un suo primo bilancio?
Un’esperienza bellissima perché ho la possibilità di essere a stretto contatto con aziende e imprenditori e il confronto mi arricchisce molto. Poi scopro in prima persona che Confindustria fa veramente tante cose per le imprese.

Lei ha più volte definito che Verona ha bisogno di guardare lontano, cosa intende?
La nostra città ha delle grandi potenzialità, deve cercare di sfruttarle. A partire proprio dalla capacità dei nostri imprenditori, della posizione geografica in cui si trova, dalle potenzialità di cui parlavo pocanzi.

Crisi: tutta colpa della globalizzazione o è mancata in questi anni una pianificazione o un serio progetto di politica industriale?
Le crisi vanno e vengono, sono cicliche. È vero che ci sono cicli che picchiano di più e cicli che picchiano di meno, ma questo dipende anche dal fatto che una nazione sia più o meno preparata a parare il colpo. Erano trent’anni che in Italia non si prendeva in mano seriamente una politica industriale. Il 4.0 può essere una buona risposta.

Ma il 4.0 è sufficiente a dare una spinta per uscire dalle acque cattive?
Il 4.0 è uno stimolo per le aziende. Un incentivo per investire di più e per investire nella direzione corretta. Investire nelle tecnologie, spesso significa stare al passo. Poi chiaro, ci sono tante altre cose da fare: prima fra tutte alleggerire il peso di uno Stato molto presente, a volte pesante, che condiziona in negativo la capacità delle aziende di correre. A mio avviso bisognerebbe dettare le norme, farle rispettare, ma lasciare che sia il mercato a fare il suo corso all’interno di uno scenario con regole chiare. In Italia abbiamo troppa burocrazia e un peso fiscale elevato.

Lei è ottimista o pessimista?
Sono assolutamente ottimista. Abbiamo grandi possibilità e sono sicuro che riusciremo a sfruttarle perché vedo che tutte le persone coinvolte nei processi economici hanno capacità e rinnovata voglia di fare.

Una speranza o un augurio da mandare al neosindaco Sboarina e alla nuova Giunta?
Innanzitutto le mie congratulazioni per l’esito elettorale e un in bocca al lupo. In secondo luogo mi piacerebbe che il sindaco Sboarina e la sua squadra di governo riuscissero a pianificare e a progettare la crescita di questa città con una visione di lungo periodo, in modo tale da far uscire tutto l’enorme potenziale che Verona possiede.

Il sindaco potrà contare anche sull’apporto di Confindustria?
Assolutamente sì, può contare su Confindustria come credo possa contare su tutte le altre associazione di categoria del territorio.

Come si immagina la Verona dei prossimi anni, come la sogna?
Dal punto di vista economico vorrei vedere una città capace di attirare nuove aziende e in grado di facilitare la quotidianità di quelle esi stenti. Dal punto di vista culturale, mi piacerebbe che aumentasse il valore dell’offerta. Il livello è già elevato e lo si è visto con l’ultima stagione lirica.

Forse maggiore consapevolezza dei propri mezzi?
Ogni volta che viene proposto qualcosa di valore la città risponde molto bene. Penso, ad esempio, a quanto è stato bello il Nabucco quest’anno, penso alla proposta del Teatro Romano e a mille altre chicche che abbiamo in città…continuiamo in questa direzione e arriveranno sempre più riscontri e risposte positive.