Cosa ci ha insegnato la pandemia? La risposta è arrivata fulminea, e tutto sommato prevedibile, da Umberto Galimberti: «Niente». Perché «torneremo al precedente stile di vita con la foga di chi ha vissuto un periodo di astinenza». Ognuno di noi avrà modo di rispondere con sincerità, a se stesso, a questa provocazione del. Noto filosofo Galimberti. Ma cos’è stata la prima cosa che avete notato, di diverso, di nuovo, uscendo di casa il 4 maggio? Noi abbiamo appuntato un fatto che ha cominciato a verificarsi una settimana prima, il 27 aprile, in seguito all’ordinanza n.43 del presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Alle ore 18 di quel giorno c’è stato il primo via libera all’attività motoria all’aperto. E la molla del “periodo di astinenza” citato da Galimberti, ha lanciato fuori di casa anche i più restii al movimento fisico. Da quel momento sull’applicazione Strava, che monitora le uscite sportive attraverso il gps, calcolando anche i tempi di percorrenza dei segmenti, c’è stato un balzo straordinario di propensione all’attività fisica. Il tempo dedicato allo sport è di certo maggiore rispetto a prima, e di conseguenza anche le percorrenze, in termini di distanza e di dislivello. 

STIAMO CAMBIANDO TUTTI?

E qui vogliamo arrivare. Perché sembra che le piste ciclabili siano affollate anche nelle ore di punta, e questo significherebbe che molti (si potrebbe fare meglio) hanno scelto di andare in ufficio in bicicletta. Va detto: in questa prima fase di convivenza con il virus, chi era abituato a prendere il mezzo pubblico, ora sembra preferire il mezzo privato. Ma se tutti dovessimo fare così, allora sarebbe il caos, specie nelle arterie principali. Abbiamo voluto verificare di persona la differenza tra l’uso dell’auto e della bicicletta, per andare in centro. Da Montorio e fino a Ponte Pietra, in bici, ci si impiegano circa 18 minuti, indipendentemente dal traffico. Abbiamo confrontato questo risultato con lo spostamento in auto: considerando il tempo speso per trovare il parcheggio (uno gratuito, magari) e poi il tragitto a piedi per arrivare a lavoro.  A queste variabili ne va aggiunta certamente un’altra, che è l’orario. Considerando un orario di punta, con partenza alle 7.30, ci vogliono almeno 25 minuti, se si ha la fortuna di non dover ricorrere ai posteggi a pagamento. E sì, ha ragione Heidegger, il filosofo che afferma che «abbiamo un’unica forma di pensiero ed è quello calcolante, che ci permette di fare solo conti economici». Senza entrare nel merito, è molto probabile che il “bonus mobilità”, inserito nel Decreto Rilancio n.34 del 19 maggio, faccia davvero presa sulle coscienze degli italiani. Che sia per sport, o per mero spostamento, un contributo del 60% (fino a un massimo di 500 euro) sulla spesa totale per l’acquisto di una bici, monopattini elettrici e segway, potrebbe concretizzare quelle che sono, in fondo, le speranze di tutti. 

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