Il progetto illuminotecnico dell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle nasce da una lunga fase di osservazione del sito e dalla sua comprensione attraverso i racconti dell’ingegner Luigi Antolini, da più di quattro decenni studioso di questo luogo. Un lavoro svolto in accordo con la Diocesi di Verona e la Soprintendenza durato circa un anno. Un percorso di 18 tappe ora pronto a ricevere i visitatori appena la situazione pandemica lo permetterà. Ce ne ha spiegato i dettagli Cinzia Todeschini che, con la collega Lorella Marconi, dello studio Lucearchitettura, ha progettato l’impianto, realizzato da artigiani della Valpantena.

«Gli ambienti si accendono a mano a mano che si procede nella visita all’Ipogeo e vengono attivati attraverso l’app Casambi, un sistema avanzato per il controllo dell’illuminazione basato sulla tecnologia wireless d’avanguardia Bluetooth Low Energy (BLE) a basso consumo di energia. Un sistema molto versatile e di facile apprendimento. Il processo è completamente controllabile dalla guida che, di conseguenza, gestisce tempi e riflessioni su alcuni dettagli».

«La prima tappa nell’ingresso dà un’ottica ellittica alla figura statuaria di Publio Pomponio. Nell’ingresso, proseguendo con le successive scene, si illuminano l’architrave con l’iscrizione e la nicchia con i piedi della statua. La luce a caduta dall’alto è presente nella scena successiva, per ricordare l’antico ingresso che era a cielo aperto, ora invece chiuso».

«Le luci radenti verso il basso accompagnano il condotto successivo, aiutando il visitatore ad arrivare nella parte profonda dell’Ipogeo. All’interno del condotto c’è la quinta scena che permette di leggere il graffito che rappresenta il Crismon sulla parete. Arrivati nell’Atrio la luce è molto debole, mentre il condotto che prosegue risalta grazie a una luce blu, che ricorda l’arrivo alla sorgente d’acqua».

«Ai lati dell’Atrio si trovano delle piccole piantane, che hanno una duplice temperatura di colore, per evidenziare gli affreschi e alcuni dettagli che con il precedente impianto di illuminazione non potevano essere notati. Altri dettagli in questo punto sono svelati con delle velature azzurre».

«Nell’ottava scena si dà luce all’Ara nella Cella Sud, simbolo dell’Ipogeo, perché raccoglie l’anima pagana e cristiano del luogo. Serve spostarsi all’interno della cella per vedere bene gli affreschi, prima la Lunetta, poi la Natività, la Sub Cappella e l’iscrizione sul retro dell’Ara. Ci si sposta quindi nella Cella Nord, in cui spicca primariamente il Catino absidale, anch’esso visibile grazie alla luce con la duplice temperatura di colore».

«Qui la nuova illuminazione ha un ruolo molto importante, perché la luce calda presente in precedenza tendeva ad “appiattire” l’affresco sul soffitto. La scena successiva corre intorno alla cella con la Catechesi, una
delle più complicate da illuminare. Infine, il cielo stellato e la Madonna che probabilmente hanno dato il nome a Santa Maria in Stelle. Le ultime due scene spengono la Catechesi per permettere di ammirare il mosaico sul pavimento e infine l’uscita, con una luce quasi totale su tutte le stanze per consentire un’ultima occhiata globale al visitatore. Si tratta davvero di un percorso completamente nuovo, soprattutto per chi aveva già visitato l’Ipogeo: ora è possibile ammirarne i tesori ancora più a fondo».

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