Andrea che ha 7 anni e vorrebbe andare all’acquario, Gabriele, 28 anni, che sogna di tornare a respirare a 3000 metri. E poi Amelia, 32, che reclama «di andare al supermercato insieme a te», quando tutto sarà finito. Riccardo che si ripromette «di ricominciare ad amare». «Nessun desiderio è superfluo» scrive Cesare Cremonini sul suo profilo Instagram citando il progettoPoivorrei. E racconta di quanto sia necessario sognare in questo momento. Porta esempi come il suo vicino di casa, Giulio, che perde ore a scrivere lettere d’amore alla russa del terzo piano e di Pino, il musicista che non ha mai sfondato e che ora suona dal balcone a quel pubblico imprevisto che lo ascolta attento, ogni sera. «Ieri mi ha detto che ha pianto, di gioia». Il cantante ha scoperto il progetto dopo essere stato chiamato in causa da un fan, Michele che nel suo Poivorrei ha scritto: «Andare al concerto di Cesare Cremonini». Fabbricarsi una felicità futura, come diceva Gaber, in questo tempo di sospensioni, è tutt’altro che accessorio. Lo ribadisce Cremonini che vorrebbe tornare a viaggiare e ricorda la signora di 102 anni guarita dal coronavirus «oggi è il tempo in cui anche a lei è concesso di sognare».

Poivorrei è partito da una lista, quella di Elena Caricasole. «Avevo iniziato a farmi un elenco delle cose che avrei fatto dopo, finita la quarantena. Ho pensato che sarebbe stato bello condividerlo anche con altri e ho chiesto aiuto alle mie due sorelle, Lidia e Sofia» racconta la graphic designer veronese. Sito pronto in un paio di giorni (www.poivorrei.it), grafiche arancio e pagina instagram coordinata. Unica regola: «scrivere ciò che abbiamo dato per scontato e che adesso ci manca».

Basta compilare il form sul sito, mettere il proprio nome e completare il Poivorrei con il proprio messaggio. Immediata la risposta di tanti, tantissimi. 19mila follower in neanche sette giorni. Poivorrei vedere il mare, Poivorrei fiorire, ballare in mezzo a una piazza e via così. Un catalogo collettivo dei desideri di tutti, in questi giorni, in cui a mancare sono i gesti del «prima», come comprare il latte senza guanti, dare «uno stupido abbraccio». Elena, Sofia e Lidia hanno fatto nascere il progetto per caso e ora sono travolte dalla mole di messaggi che arrivano. L’obiettivo? Muovere qualcosa, portare un po’ di luce nelle tante solitudini e poi, chissà, trasformare le parole di tutti in un libro, in qualcosa che ricordi quello che abbiamo attraversato. «Le liste aiutano, fissano nella memoria i desideri e spingono a fare azioni» si legge sul sito. Insomma, l’invito è quello di esercitare la speranza, allenarsi a distinguere la domenica dal lunedì, agire oggi in attesa del domani. Quando si potrà di nuovo «vedere il tuo sorriso senza la mascherina», come sogna Giulia, 32 anni.