Si chiamano “rider”, all’inglese, perché viaggiano su due ruote, ma i fattorini delle pizze non sono una novità. Con l’era digitale, cambiano le modalità. Che siano in bici o in moto, nei proclami delle aziende che li gestiscono sono lavoratori autonomi, ma paga e orari sono decisi dalla piattaforma. La flessibilità c’è, ma alcune aziende hanno un sistema di punteggio: se salti giornate di lavoro o ricevi troppi reclami, le ore calano, insieme ai guadagni. A Verona nel panorama del “food delivery” ci sono quattro grandi aziende: Deliveroo, Glovo, Just Eat e MyMenu. Regolamenti e condizioni variano, ma il concetto è lo stesso: se hai uno smartphone e un mezzo a due ruote, arriva la borsa con il logo e sei pronto a partire.

C’è chi, come Giacomo, incontrato davanti alla chiesa di San Nicolò, fa il rider mentre studia Lettere all’università. Il nome non è quello vero: come altri, preferisce evitare foto e video. «Segnalo i miei giorni di disponibilità, poi l’app mi affida gli orari precisi» spiega. Non si lamenta della piattaforma, ma di qualche ristoratore. «Alcuni ci trattano come fossimo loro dipendenti, ma noi forniamo un servizio. In caso di problemi possono fare reclami formali, non devono prendersela con noi». Giacomo ha 23 anni, si muove con lo scooter e in una fredda sera di inverno sta aspettando un nuovo “adepto”. «La nostra azienda chiede ai nuovi di seguire i colleghi esperti per due turni». Non tutte le piattaforme però prevedono l’avvio con un tutor. Poco distante, su una panchina di piazza Bra, Zadran sta riposando in attesa di un nuovo ordine. «Ho compilato un modulo online, inviato una copia dei documenti e ho iniziato a lavorare». Arriva dall’Afghanistan, ha 33 anni e si è trasferito in Italia dalla Germania. «Sto imparando la lingua. Salto qualche turno solo quando devo andare a lezione». Per Zadran il lavoro da rider è un’occupazione a tempo pieno da più di sei mesi: «Riesco a mantenermi, anche se la paga per consegna è diminuita molto nel tempo».

IL PREZZO DELLA RAPIDITÀ
Lo scarso controllo da parte delle piattaforme e le corse per concludere più consegne generano situazioni spiacevoli, con rider poco attenti alle norme di circolazione. La Polizia Locale a novembre ha fatto sapere di averne sanzionati una ventina su 33 controllati durante l’operazione “Pizza sicura”. Tre revisioni mancanti, una patente straniera non convertita in Italia, 2 mezzi senza assicurazione, 4 passati con il rosso, 2 in contromano, 6 ciclisti sprovvisti di illuminazione. Si conta anche qualche incidente, senza gravi conseguenze. Nonostante il decreto legge “Tutela riders” entrato in vigore lo scorso 3 novembre abbia offerto qualche garanzia, le condizioni per i fattorini a cottimo non sono certo rosee.

QUALCOSA SI MUOVE
Per questo il veronese Francesco Zenere, con il supporto di Confcooperative e Cisl, ha fondato una cooperativa fissando l’obiettivo di raddrizzare le storture del settore. «Dopo i tavoli con il Governo andati a vuoto, io e altri due soci abbiamo deciso di avviare una nostra attività, Food4Me». Al momento conta otto soci, con esperienza in varie aziende del settore. «Ci sono stati dei passi in avanti, come il minimo orario garantito. Con Food4Me però applichiamo il contratto nazionale dei trasporti e della logistica, oltre a razionalizzare gli spostamenti. Non ha senso portare una pizza da Borgo Roma al centro storico, come certe piattaforme permettono». Sembra una sfida impari, una cooperativa a confronto con le multinazionali del settore. Ma Zenere ha le idee chiare: «Puntiamo a conquistare il mercato a Verona. Vogliamo distinguerci per un rapporto diretto con ristoratori e clienti, professionalità nel lavoro e conoscenza del territorio». La battaglia per le consegne su due ruote a Verona è appena cominciata.