Riccardo Luna è un giornalista. Ha lavorato prima per Repubblica, Corriere dello Sport e ha svoltato professionalmente con la direzione del nascente Wired Italia, versione tricolore della rivista americana, uscita per la prima volta in versione italica nel febbraio 2009. Da quel momento la sua carriera si è focalizzata sulle tecnologie e sulle nascenti startup. A fine 2014 ha pubblicato, tramite la neonata testata da lui fondata nel 2013 “StartupItalia” un lavoro dedicato alle migliori 100 startup italiane del 2014. Il nostro lavoro è partito da qui.

La sua passione per l’argomento è sconfinata, tanto che in poco tempo viene riconosciuto nell’ambiente come il guru delle startup in Italia. «Dalle startup dipende molto del nostro futuro» scrive nella prefazione del lavoro, «perché nei prossimi anni dovranno imporsi sul nostro mercato e sugli altri, cambiare regole e abitudini, fare fatturato e creare posti di lavoro». In un momento di recessione e di difficoltà a trovare un lavoro, è chiaro che un fenomeno di questo tipo si presta alla narrazione, agli articoli di giornale, alle copertine e agli eventi. «L’idea che un ragazzo possa avere una idea geniale e si metta in gioco con tutto sé stesso per realizzarla» prosegue Luna, «ha una forza narrativa incredibile ed è un antidoto molto efficace contro la rassegnazione dilagante. Ma lo storytelling non basta. Accanto alle storie servono i dati: gli investimenti, i fatturati, i margini, i dipendenti. Serve il data journalism». Ed è proprio da questi dati che si riesce a delineare il fenomeno, perché quello che conta è l’exit, il momento in cui queste startup possono camminare da sole perché acquisite da grandi brand industriali che importino capitali imporanti. «Quelle del 2014, che pure ha visto il numero di startup iscritte nel registro delle startup innovative del ministero dello Sviluppo Economico raggiungere quota tremila» conclude Luna, «si contano sulle dita di una mano sola».

Ma quali sono le tre startup migliori secondo Luna? La terza è Sardex, un sistema che ha creato online un mercato di scambio senza moneta materiale. Gli associati possono vendere e comperare beni e servizi generando valori in Sardex, e non in Euro. Non è più una startup, nel 2014 ha fatturato 1,2 milioni di euro, conta 26 dipendenti, 20 collaboratori e 8 regioni italiane che hanno aderito.

Al secondo posto c’è MusiXmatch, uno strumento software che sincronizza il proprio archivio musicale digitale, ovvero le canzoni che abbiamo salvate su pc, smartphone o tablet, con il testo di ogni singola canzone, che viene mostrato quando la ascoltiamo. Anche in questo caso la fase di start up è superata. Il fatturato ha chiuso intorno ai 1,5 milioni di euro, i dipendenti sono 30 gli utenti 30 milioni.

Al primo posto Empatica, un’azienda che produce dei piccoli braccialetti in grado di acquisire i dati fisiologici della persona che li indossa, per aiutare la ricerca clinica nella vita quotidiana. Uno di questi, Embrace, è progettato per salvare la vita a chi soffre di epilessia. Empatica era una startup come molte, forse destinata ad archiviare un’idea geniale nei ricordi di una giovinezza forse troppo futuristica. E invece Matteo Loi, il fondatore, proprio quando stava per arrendersi ha trovato una grande azienda americana che ha acquisito il 49% della società e ha messo sul piatto 2 milioni di Dollari di finanziamento. Empatica conta oggi 15 dipendenti (3 a Boston e 12 a Milano), 6 persone che saranno assunte nei prossimi mesi, più di mille dispositivi venduti, oltre alla collaborazione con ospedali e strutture sanitarie di tutto il mondo.