Andrea Dusi

Iniziare a disegnare il futuro, ma quello preferibile. Studiare, per affrontarlo nel migliore dei modi. Mai come in questi tempi, dopo che l’epidemia da nuovo Coronavirus ha sconvolto quelle che sembravano essere certezze per il genere umano facendoci sentire impreparati davanti agli imprevisti, è questione di metodo. 

A ribadirlo è Andrea Dusi, presidente e co-founder con Cristina Pozzi di Impactscool, organizzazione no-profit che ha visto la luce nel 2017 con l’ambizione di insegnare a pensare al domani e l’obiettivo di dare a tutti la possibilità di partecipare consapevolmente al cambiamento. L’investimento maggiore è sulle nuove generazioni che, dal 29 giugno al 3 luglio, potranno prendere parte alla tappa veronese (altre saranno in varie città italiane) dei “Future Camp”: cinque giorni di laboratori didattici, lezioni immersive, dibattiti e incontri formativi focalizzati su tecnologie, innovazione e sostenibilità. 

Andrea Dusi impegnato durante una lezione l’anno scorso

Il futuro è ancora da scrivere, da qui la necessità di studiarlo per arrivare preparati. «Per creare uno spirito critico su quelli che possono essere i diversi scenari futuri, per capire che possono esserci diverse alternative. Una volta scoperto che esistono più futuri possibili, si può lavorare sul futuro preferibile anziché su quello probabile», risponde. Come? La chiave di volta è nella metodologia: lo «studio dei futuri» è una scienza, nata negli anni Sessanta del secolo scorso in California e diffusa nel mondo, i cui concetti nei Paesi più avanzati dal punto di vista educativo, come la Finlandia o l’Irlanda, sono stati trasferiti nelle scuole primarie. 

LE TECNOLOGIE MA NON SOLO

Assieme al metodo, l’attenzione si deve focalizzare su quelle tecnologie emergenti che più di altre andranno a incidere sulla definizione di questi futuri: dall’intelligenza artificiale alla blockchain, dalla stampa 3d all’analisi del Dna, dalle biotecnologie alle nanotecnologie, dall’ambiente alla sostenibilità fino alla robotica; senza dimenticare l’etica e l’umanesimo. Elementi di approfondimento per i ragazzi e le ragazze, dai 16 ai 22 anni che, partecipando alla summer school dei “Future Camp”, potranno fare un salto nel futuro per far ritorno al presente arricchiti di competenze spendibili. 

Per creare uno spirito critico su quelli che possono essere i diversi scenari futuri, per capire che possono esserci diverse alternative. Una volta scoperto che esistono più futuri possibili, si può lavorare sul futuro preferibile anziché su quello probabile

«Oggi si parla molto dei lavori di domani, ma non viene detto quali saranno. Corsi come questo permettono di far capire individualmente, a ogni partecipante, quali sono e saranno le professioni future con un orizzonte che arriva ai trent’anni. Ma soprattutto permettono di capire quali saranno le competenze necessarie per svilupparle», prosegue. Questione di visione: «A livello di sistema, siamo abituati a non avere più una prospettiva futura. La nostra iniziativa riscuote successo perché è mancata in Italia, negli ultimi anni, la capacità di pensare al futuro in maniera sistematica», spiega. Se ne sente però il bisogno, sottolinea, perciò Impactscool ha siglato con il Ministero dell’istruzione un protocollo d’intesa che ha portato l’organizzazione a lavorare con oltre 20mila studenti e a formare centinaia di docenti perché trasferiscano questo metodo nelle aule. 

«Oggi i ragazzi sono impauriti, temono di doversi accontentare, pensano che l’unica cosa da fare sia trasferirsi all’estero. Colpa dell’incapacità del nostro sistema educativo di insegnare ad avere visione. Abbiamo visto che, con i nostri corsi, l’aspetto che migliora di più è la consapevolezza da una parte, dall’altra la speranza. Quest’ultima è diversa dall’ottimismo, che è uno stato d’animo: è la consapevolezza di poter incidere sul futuro positivo. Mettendosi in azione consapevolmente per provare a esprimere i propri sogni in Italia».