Villa Buri
Villa Buri

Ha compiuto cinque mesi il bar-ristoro della cooperativa sociale Panta Rei, che ha preso avvio a maggio scorso, con sede presso gli spazi di Villa Buri, nel cuore del parco dell’Adige Sud a Verona. Un progetto ambizioso che è nato in periodo di pandemia dalla collaborazione con la proprietà di Villa Buri e con l’associazione Villa Buri Onlus. Il duplice obiettivo è di valorizzare i preziosi spazi esterni della villa settecentesca e creare opportunità lavorative per le persone con disagio psichico che la cooperativa sociale Panta Rei accompagna verso il lavoro.

Uno spazio dove le mamme dopo aver accompagnato i bimbi presso l’asilo nido e la scuola dell’infanzia ubicata presso la villa possono incontrarsi per bere un caffè, dove recarsi per un pranzo veloce all’aria aperta e un luogo di incontro in orario aperitivo per i più o meno giovani. Insomma, un luogo dove sentirsi per un po’ “fuori” dalla routine frenetica della città respirando pace e verde. E soprattutto un luogo dove nessuno si sente “fuori luogo”, neppure i lavoratori che lo gestiscono, nonostante i loro vissuti di sofferenza psichica.

La presidente di Panta Rei Elena Brigo spiega che l’obiettivo della cooperativa, da vent’anni a questa parte, è reintegrare le persone con disagi nell’ambito della salute mentale nel mondo lavorativo, non lasciando nessuno indietro. La cooperativa Panta Rei, afferente a Confcooperative Federsolidarietà Veneto, è nata nel 2001 e conta oggi circa 50 soci lavoratori di cui il 75% sono persone con svantaggio psichico.

«Perché pensiamo che il lavoro sia uno strumento eccellente per riconnettere queste persone alla società, per sviluppare di nuovo rapporti con il territorio e soprattutto per restituire senso e dignità, oltre che una remunerazione” – afferma Brigo.

La cooperativa sociale Panta Rei è un esempio di come la cooperazione sociale, afferente a Confcooperative Federsolidarietà Veneto, sappia spesso intravedere potenzialità inespresse nei nostri territori e costruire insieme ad altri attori delle nuove risposte che valorizzino le nostre comunità.

A sottolinearlo è Erica Dal Degan, presidente di Federsolidarietà Verona: «Quella di Panta Rei e di Fuori Luogo è un’esperienza che vogliamo portare alla conoscenza di tutti perché è un esempio di come la cooperazione sociale quotidianamente unisce molti soggetti del territorio a favore del bene comune. Qui troviamo una cooperativa sociale e associazioni del territorio con un obiettivo comune: far sì che le persone con problemi di salute mentale possano avere una vita autonoma e un loro percorso».

Marina Salamon, proprietaria della Villa tra le cui mura si svolge l’attività di Fuori Luogo, commenta così l’iniziativa: «Conosco e stimo molto il lavoro di Elena Brigo e di tutta Panta Rei.  A Villa Buri, a Verona, il bar “Fuori luogo”, gestito da loro, è diventato subito un luogo di incontro e di vita, in cui le persone si incontrano e dialogano volentieri. Tra i progetti della Cooperativa Panta Rei c’è anche il ristorante e casa per ferie La Groletta, a Rivoli Veronese, oltre a tante altre attività: tutte ben gestite e con un impatto sociale positivo!».

A testimoniare il valore umano e appunto l’impatto sociale positivo di queste esperienze lavorative c’è anche il cuoco di Panta Rei, che lavora sia nel bar che nel ristorante-b&b. Francis infatti spiega come il percorso all’interno della cooperativa iniziato nel 2013 sia stato di crescita, sia professionale che sociale.

Emilia, altra dipendente racconta: «Ѐ una realtà speciale, mi sono subito stupita dell’ambiente accogliente, di affetto. Mi hanno dato la possibilità di avere più indipendenza, più autonomia. Mi hanno dato dignità, ecco. Inizialmente qui al bar Fuori Luogo non avevamo idea di come potesse andare, ci siamo buttati in quest’esperienza».

Proprio grazie a questo impegno e alla passione dei suoi dipendenti Fuori Luogo è diventato in questi mesi estivi un punto di incontro vivo e giovanile. Con live, concerti dal vivo ed eventi ha animato la location della villa. Ora è pronto a riorganizzarsi per la stagione invernale (in cui il tempo renderà difficile sfruttare i meravigliosi spazi verdi all’aperto), per poi tornare in scena come l’abbiamo visto quest’estate la primavera prossima.

Fuori luogo si è dimostrato dunque un’occasione concreta per dare dignità e un ruolo sociale a chi per molto tempo si è sentito in primis una persona da aiutare e non una persona con risorse da esprimere, un progetto che punta a vincere lo stigma della malattia mentale valorizzando le potenzialità di ciascuno.

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