In occasione dell’imminente Lucca Comics & Games, prima fiera italiana per gli appassionati di fumetti (ma non solo), abbiamo intervistato Laura Braga. La disegnatrice veronese, che abita attualmente in Sardegna, lavora per Marvel e DC Comics, per le quali produce stabilmente albi, illustrazioni e copertine.

Chi non conosce i supereroi Marvel e DC Comics? Forse pochi dei “profani” lo sanno, ma c’è anche una disegnatrice veronese nella scuderia di entrambe le case editrici. È Laura Braga, che dopo aver lavorato per case italiane e francesi, è arrivata ai colossi mondiali dell’entertainment derivante dai comics.

Cosa cerchi nel tuo lavoro, disegnando quotidianamente?
«Quando si lavora per case editrici, col lavoro già organizzato, non si ha tantissima libertà per sperimentare. Però quando disegno per me, mi piace studiare l’anatomia, i movimenti, l’espressione del viso e l’espressività del corpo».

Com’è lavorare per case editrici americane?
«Il 98-99% del tempo in cui disegno lo faccio per lavoro. In America conta tantissimo essere professionali e rispettare le scadenze, strettissime: ogni mese c’è un albo da consegnare, oltre a illustrazioni, commissioni, cover. Il tempo è veramente poco e, magari, quando di notte ho cinque minuti liberi, disegno per me. Nei mesi in cui c’è leggermente meno lavoro, però, ne approfitto per questo. Prima, quando lavoravo per Italia e Francia, i ritmi erano diversi ed avevo più tempo per lavorare per me».

Laura Braga
Laura Braga

Come hai fatto ad arrivare “lassù”? Più bravura o più fortuna?
«Più tenacia. La bravura ci vuole, la fortuna può esserci la prima volta, ma alla lunga… Rispetto a 10 anni fa è più facile mandare i propri lavori fuori dall’Italia e disegnatori da tutto il mondo possono arrivare a una casa editrice che non è dietro l’angolo. Ho fatto anni, anni e anni a mandare lavori: non si tratta solo di credere nelle proprie capacità, ma di rendersi conto che bisogna studiare per migliorare continuamente. Un disegnatore, come un musicista o un attore, se pensa di essere arrivato non cresce mai, ancor di più se deve ancora iniziare».

Qualche luogo comune sulla tua professione?
«Mentre negli USA è un lavoro normale, in Italia è ancora una professione “strana”. Quando dico che faccio la disegnatrice, di solito la gente mi chiede: “Sì… ma poi il tuo vero lavoro qual è?”. Sembra un divertimento ed è strano per loro capire che possa passare tante ore in casa, dove ho lo studio, a lavorare. All’estero, anche in Francia, è considerato un lavoro come un altro».

Con quali personaggi dei fumetti ti identifichi?
«Mi piacciono tantissimo le “cattive” della DC Comics: adoro la follia di Harley Quinn e mi piace tantissimo Catwoman. Quando mi viene chiesto un disegno libero, mi vengono loro due senza nemmeno pensarci. Poi ci sono altre figure che mi piacciono, come Iron Man con la sua armatura, anche se riesco a immedesimarmi meno. Oppure altre legate a periodi della mia vita come Witchblade, il primo lavoro per gli USA, un personaggio che ho sentito mio per una serie di fattori».

Quali sono i tuoi ultimi lavori?
«Oltre ai mensili di Bombshells per la DC Comics, ho da poco concluso un lavoro per la Marvel che verrà lanciata prima in digitale. Si tratta di Occhio di Falco, alias Kate Bishop, nuovo personaggio femminile».

Cosa pensi della proliferazione dei film su supereroi?
«Li guardo tutti e non vedo l’ora che escano! Da fan sono contenta che ne facciano tanti, ma penso anche che non siano tutti capolavori. Tuttavia, anche per Batman v Superman, sono andata al cinema con l’entusiasmo di una bambina, visto che in quel periodo disegnavo Wonder Woman e volevo assolutamente vederla. Poi, se ne fanno tantissimi, vuol dire comunque che alla gente piacciono».

Come vive il tuo lavoro tuo figlio?
«Ha neanche 7 anni ed è il mio più grande fan. Con gli amichetti parla continuamente di me, anche se a casa mi controlla ed è molto severo. È super appassionato di robot e, quando ho dovuto disegnare Iron Man, era gasatissimo. Un paio di mesi fa dovevo inventare un “robottone” per Bombshells e i suoi consigli sono stati davvero utilissimi. A volte trova miei disegni a matita e vuole inchiostrarli».

Come sei legata al veronese? Torni spesso?
«Fino a qualche anno fa passavo una parte dell’anno a Verona. Adesso invece abito stabilmente in Sardegna, luogo che amo, anche se il veronese è la mia terra, le mie radici e, quando ho possibilità, per lavoro o per fiere, torno volentieri non solo per trovare i miei familiari».