Foto Guido Mencari

È di pochi giorni fa la chiusura del circolo Ohibò di Milano. Un chiaro segnale di quanto sia in difficoltà la scena live. Da dove dobbiamo ripartire secondo te?

Il problema reale è che in questo momento gli eventi medio/grandi non si possono fare per il divieto di “assembramento” e contemporaneamente non sono sostenibili economicamente nemmeno quelli più piccoli, perché le regole sono, comprensibilmente, davvero stringenti. È la tempesta perfetta, ma questo comporta che una filiera fatta di centinaia di migliaia di appassionati, lavoratori, circoli culturali, ricreativi, terzo settore e chi più ne ha più ne metta sia stata relegata ai margini, con il rischio reale che l’Ohibò sia solo la prima di una lunga serie di chiusure. Ripartirei, se fosse possibile, da una nuova legge sullo spettacolo in cui la tutela non debba andare sempre e solo al teatro classico, alla lirica, al balletto e alle orchestre stabili, anche perché c’è una intera fascia di pubblico che a queste cose, per quanto sacrosante e necessarie, non si interessa più. Per la cultura ci sono risorse ridotte e vanno sempre nella stessa direzione, questo periodo ha fatto capire a molte persone che distribuire le risorse con queste priorità è iniquo e a volte perfino anacronistico. Mai come in questo momento ogni testimonianza, ogni evento, ogni ambiente che resiste fa un gesto politico, oltre che culturale. Il dramma di questo paese è che ci accorgiamo di quanto siano importanti certi luoghi e certi ambienti solo quando ce li ritroviamo chiusi, naturalmente dandoli per scontati quando erano aperti. Avete presente le eterne polemiche sui circoli? Quelle “cheppalle la tessera”, «non entro perché 10 euro per il concerto non mi interessa spenderli» (magari con in mano un cocktail da 8 euro in un bicchiere di plastica e con più ghiaccio che altro dentro), eccetera. Ecco, quando non resteranno che aperitivi e birre artigianali forse qualcuno si renderà conto di cosa ha lasciato morire perché sono sempre gli altri a dover fare e a dover preoccuparsi. «Niente è gratis, niente è a posto, le insegne luminose attirano gli allocchi» diceva un saggio circa 33 anni fa.

 È veramente così difficile far capire alla classe politica italiana che la musica è arte e cultura?

Per la stragrande maggioranza della classe politica italiana la musica è Zucchero, Ligabue, Vasco Rossi e Jovanotti. Al limite la Pausini e Tiziano Ferro. Massimo rispetto per tutti, ma se la classe dirigente la pensa così è ovvio che il nostro mondo è un regno fatato invisibile. Eppure muove, nel suo complesso, un’economia importante e ha generato nel tempo figli importanti e non completamente omologati. Il flash mob di piazza Duomo a Milano ha smosso perfino il dormiente Franceschini: ci volevano i titoli dei giornali e dei TG, suppongo. Vi faccio presente che l’unico che io sappia che abbia presentato emendamenti in parlamento un minimo consapevoli di quella che è la realtà vera di questo mondo è Orfini. Non ci si crede, ma è così.  

In questi mesi ci sono state molte iniziative online da parte di artisti, etichette discografiche e locali per raccogliere fondi o semplicemente per mantenere un contatto con i propri fan. Tolte le lodevoli finalità, sono state un buon modo per tamponare o nel futuro ci dobbiamo aspettare tour virtuali?

Sabato scorso sono tornato sul palco, a Modena, con il mio tour: è stata una emozione pazzesca. Sarò anche un “trombone” della vecchia scuola, ma nulla potrà sostituire virtualmente quel tipo di condivisione. L’unica cosa davvero notevole che ho visto in rete durante il lockdown è stato il tributo ai Nirvana di Post Malone, che avrebbe invece dovuto suonare a Milano dal vivo proprio in questo periodo. Vedi il destino? 

Settimana scorsa ero a Secchio, una piccola frazione del comune di Villa Minozzo, paese natale di mia madre. Un territorio sicuramente non densamente popolato. Pensi che sia la volta buona per riscoprire la provincia?

È sempre la volta buona per riscoprire la provincia: l’appennino emiliano è preso d’assalto in queste settimane con gente alla disperata ricerca di case in affitto per l’estate imminente. È un momento in cui quello che abbiamo dietro casa assume, inaspettatamente, il fascino dell’esotico. Non credo possa durare, ma godiamoci l’attimo.