Due proposte dalla rubrica di Pantheon dedicata al cinema: ecco a voi le schede tecniche della serie Netflix “Clickbait” e del film Sky Original “Il caso Minamata”.

Clickbait

La proposta cinematografica di Giorgia Preti

È una miniserie, di produzione americana e australiana, uscita su Netflix nell’agosto 2021. Scritta da Tony Ayres and Christian White, le otto puntate di cui si compone la serie tv sono state dirette da diversi registi.

Critica

Mentre negli Stati Uniti, sul sito Rotten Tomatoes, la critica lo ha recensito negativamente con un 55% di gradimento, in Italia la miniserie è stata più apprezzata: sul sito cinematographe.it è stato valutato con 3.8 stelle su 5.

Trama

La serie tv parla della sparizione di un uomo, Nick Brewer (interpretato da Adrian Grenier), padre di famiglia e fratello amorevole, rapito da sconosciuti. La mattina della scomparsa, su un sito web compare un video in cui Nick, sanguinante, mostra due cartelli: sul primo c’è scritto “Io abuso delle donne”, mentre nel secondo c’è scritto che, a cinque milioni di visualizzazioni, morirà. La sorella di Nick, Pia (interpretata da Zoe Kazan), che vede il video per caso, si mette in moto insieme alla moglie del fratello per cercarlo e allerta la polizia. Nel frattempo, Nick compare in un secondo video con un altro cartello sul quale c’è scritto “Ho ucciso una donna”. Le visualizzazioni continuano a salire e raggiungono velocemente cinque milioni. La ricerca disperata condotta dalla famiglia di Nick e dalla polizia prosegue disperatamente, ma non tutto è come sembra e dalle indagini iniziano ad emergere particolari inquietanti.

Curiosità

  • La miniserie, divisa in otto episodi, analizza la personalità di tutti i soggetti coinvolti dedicando una puntata a ognuno di essi in cui si racconta la vicenda dal proprio punto di vista.
  • Il titolo fa riferimento al termine “clickbait”, tradotto in italiano come “acchiappa click”, in riferimento di solito a video.
  • L’intera serie tv strizza l’occhio a un’altra creazione di Netflix: “Black Mirror”, sia per la sceneggiatura che per la natura dei temi trattati.

Osservazioni tematiche

La serie tv si articola in modo ottimale: niente viene lasciato al caso, così come ogni dettaglio viene analizzato sia dai protagonisti che dagli spettatori, che si ritrovano ad articolare ipotesi e a cercare i colpevoli. Molto importante è l’analisi singola dei personaggi, che viene fatta anche tramite flashback inseriti correttamente all’interno di ogni episodio.

A chiudere il cerchio delle motivazioni che fanno di questa miniserie un’ottima proposta da parte di Netflix è l’attualità dei temi trattati: si parla dei pericoli dei social media, della velocità con cui una persona può essere giudicata e messa alla gogna mediaticamente senza sapere nulla della sua vita. Viene esplorato il lato oscuro del web, con tutte le sue insidie e le sue debolezze, di cui spesso si abusa.

Il caso Minamata

La proposta cinematografica di Samantha De Bortoli

Diretto da Andrew Levitas (2020), tratto dalla vera storia raccontata in un libro scritto dal fotografo Eugene Smith e da sua moglie Aileen Mioko Smith. Nel cast, Johnny Depp, Hiroyuki Sanada, Minami Hinase, Bill Nighy, Jun Kunimura e Tadanobu Asano. Disponibile su Sky.

Trama

1971, Prefettura di Kumamoto. Siamo nel sud del Giappone in un villaggio prevalentemente abitato da pescatori: Minamata. A portare qui lo spettatore è Johnny Depp, nei panni del fotoreporter americano Eugene Smith, noto in tutto il mondo per i suoi servizi sulla Seconda guerra mondiale pubblicati dalla rivista “Life”. Il protagonista, dipendente dall’alcol e polemico verso tutti, viene informato dalla traduttrice Aileen Mioko di numerosi casi di avvelenamento da mercurio tra gli abitanti del villaggio giapponese. Inviato dal direttore di “Life” Bob Hayes, il fotografo parte per il Sol Levante e inizia a riprendere e documentare le malformazioni e gli effetti devastanti causati dagli sversamenti nelle acque di rifiuti industriali del colosso Chisso, responsabile della cosiddetta “Sindrome di Minamata”. I reportage di Smith, tra luci e ombre, rafforzeranno la voce della comunità locale, riuscendo a costringere la Chisso a risarcire le famiglie e le vittime di questa terribile malattia.

Premi e critica

Il sito aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes riporta un punteggio di apprezzamento del 73% per quanto riguarda la critica, mentre del 92% da parte del pubblico.

Curiosità

  • La “Sindrome di Minamata” è una malattia neurologica causata dal mercurio. Tra i sintomi, vi sono la perdita di coordinazione muscolare, parestesie alle mani e ai piedi, indebolimento della vista, danni all’udito e alla parola. In casi estremi, può portare al coma e alla morte.
  • La malattia venne scoperta nel 1956. Le pulizie dell’area, a seguito del reportage di Smith e della condanna al risarcimento della Chisso, iniziarono nel 1977, ma le acque furono considerate salve solo nel 1997. Sono oltre 2.265 le persone che a oggi hanno contratto la sindrome e 1.784 quelle decedute.
  • La fotografia simbolo del disastro di Minamata, riproposta anche in una scena a chiusura del film, è “Il bagno di Tomoko”. Dopo la morte di Smith, venne istituito il premio di fotogiornalismo umanitario in sua memoria.

Osservazioni tematiche

A 65 anni dagli avvenimenti, il film riflette su uno dei più grandi disastri ambientali mai accaduti e forse da molti dimenticato. Al di là dell’ottima interpretazione di Depp, che si cala in un personaggio “ai margini” e dunque affine ai ruoli solitamente ricoperti in altre produzioni, l’obiettivo del regista è quello di raccontare al pubblico un fatto storico straziante nel modo più realistico e aderente possibile. Una fotografia in movimento di una tragedia ancora in parte insoluta e, purtroppo, ripetuta in molti altri contesti nel mondo, come ricorda la carrellata di fotonotizie relative ai disastri ambientali degli ultimi anni alla fine del film.

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