Santa Lussia la vien de note, con le scarpe tute rote, col capel a la romana, Santa Lussia l’é …voi come avete sostituito l’ultima parola per non destare dubbi ai vostri pargoletti? Lo sapevate che questa filastrocca risale al XIII secolo? Secondo la tradizione veronese, «in quel periodo, in città, in particolare tra i bimbi, era scoppiata una terribile ed incurabile epidemia di male agli occhi. I cittadini chiesero allora la grazia a Santa Lucia con un pellegrinaggio alla chiesa di S. Agnese (poi demolita nel 1837). I bambini però, a causa del freddo si rifiutarono di partecipare. Per convincerli, i genitori dissero loro che, nella notte fra il 12 e 13 dicembre, la Santa, se fossero andati, avrebbe portato loro doni e dolciumi. E fu proprio così». Oltre a quell’atmosfera unica, ai banchetti di Piazza Bra, al profumo di bomboloni, Santa Lucia genera anche una sorta di “paura”.

Ha questo terribile vizio di suonare la trombetta, di far cadere le caramelle dal cielo, dal camino, o casualmente, dalla signora del piano di sopra. Passa attraverso le pareti, se non ti lavi i denti, o resti sveglio fino a tardi, ti butta la polvere negli occhi e diventi cieco pure tu. Insomma, ma che razza di Santa è effettivamente, non può almeno auto-regalarsi un paio di scarpe nuove con tutti i giri che deve fare? Sarà un po’ perché si avvicinano le Feste e, si sa, «a Natale puoi, fare quello che non puoi fare mai», noi genitori calchiamo un po’ la mano e, ci sentiamo un filino autorizzati a tirare in ballo Santa Lucia come monito per tutta una serie di cose e, di fatto, per farci obbedire (c’è chi le chiamerebbe minacce ma sorvoliamo, suvvia). Poi però non lamentiamoci se già a fine novembre i più coccoloni, ma probabilmente quasi tutti i bimbi, s’infilano nel lettone a gran velocità, ad ogni ora della notte, perché letteralmente terrorizzati dall’arrivo della Santa. Per fortuna ci si riscatta con regali, dolci e con la meraviglia negli occhi dei nostri figli e in noi. La bellezza di questa tradizione è che lo stupore non cambia mai, rimane sempre lo stesso nei piccoli e nei grandi, di generazione in generazione. Quando al risveglio, il bicchiere di acqua per Santa Lucia, il fieno e le carote per l’asinello e, un buon bicchiere di rosso per Gastaldo sono spariti per far spazio a giochi, colori e ”momoni”, significa che la magia è avvenuta. Credo che tutti i bambini abbiano il diritto di avere la loro Santa Lucia e spero che ognuno di noi (adulti) faccia qualcosa affinché questo succeda.