festa della mamma ucraina guerra

I conflitti non sono cose da bambini, eppure stiamo assistendo a delle barbarie inimmaginabili che li vedono coinvolti e che ci strappano il cuore. Ci sono da così tanto tempo molti altri paesi in guerra che accorgersene ora, suona ipocrita. Credo che la vicinanza geografica e le atrocità folli commesse dai soldati, ci renda tutti più spaventati.

Mi chiedono “Mamma, ma perché c’è la guerra? Perché i Russi sono cattivi? Cosa hanno fatto gli Ucraini?”. È bastato poco per rendermi conto di non essere preparata a dare una risposta e sento che, da genitore, devo capire come affrontare con consapevolezza quesiti spinosi, qualsiasi essi siano o saranno.

“Chi è più grande deve prendersi cura di chi è più piccolo” ma questo non significa tenerlo in una campana di vetro e nascondergli la verità, facendogli vivere solo esperienze positive. Anche se, dopo due anni di Covid, lo ammetto, ho questa tendenza. Ho trovato però un valido aiuto nella filosofia di Umberto Galimberti che tuona: “Non risparmiamo alle nuove generazioni, compatibilmente con la loro età, il fatto che la realtà, e quindi la vita, è dura, è dolore e fatica”.

Chiaro e molto istruttivo l’esempio che fa sulla morte dei propri cari: “Portate i vostri figli ai funerali, così capiscono cos’è la morte… e poi portateli a prendere un gelato!”. Si tratta dunque di non lasciarli in balìa delle loro emozioni e fargli capire che sia il “bene” che il “male” fanno parte del gioco. In un mondo così interconnesso, la nostra paura, i nostri gesti vengono captati dai nostri piccoli e non chiarire le cose non farà altro che aumentare la tensione, il disagio, l’incapacità di gestire i sentimenti che ne derivano. Un’improvvisata spiegazione potrebbe semplificare troppo il concetto di guerra, far identificare gli uni “come cattivi” gli altri “come buoni” e creare una base per pregiudizi, ignoranza e violenza, troppo esasperatamente presenti nella cronaca di tutti i giorni.

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