A distanza di tempo, è sempre più palese che i bambini durante la pandemia sono stati dimenticati, «non attenzionati a sufficienza», ci spiega Nicoletti.

«Non si è dato peso alla scuola. Le fasce più piccole di età hanno subito un vero e proprio stravolgimento del loro mondo. Sono stati bombardati da messaggi apocalittici, con numeri di morti scanditi ogni giorno da tutti i canali di informazione possibili e noi genitori, preoccupati per la salute della nostra famiglia, e per le situazioni lavorative personali di ognuno noi, abbiamo mantenuto a fatica l’equilibrio e, indottrinati da virologi ed esperti talvolta abbiamo nutrito noi stessi questo disagio. Per non parlare delle fasce più deboli: per ragazzi con disabilità, non vedere più figure di riferimento importantissime, come fisioterapisti, infermieri, educatori ha messo in crisi delle intere famiglie e ne parlo con cognizione di causa, senza retorica».

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Quali i segni di questo disagio?

«Mi telefonano per crisi di ansia, disturbi del sonno, disturbi alimentari, capricci smisurati».

Quale limite causa maggior problematiche?

«Sicuramente i rapporti personali che sono andati via via diradandosi: sono praticamente impossibili attraverso uno schermo e questo ha inciso molto sulla socialità dei bambini che crescono proprio nello stare insieme ad altri bambini, nella condivisione delle esperienze, delle emozioni. Non a caso molti genitori mi hanno riferito che anche i ragazzi più grandi come era prevedibile, con la scuola a distanza, spesso si lamentano perché hanno mal di testa o sono stanchi, si annoiano. La scuola digitale è, (è stato?) un pallidissimo palliativo sociale. Figuriamoci proporre ad un bambino delle elementari attività davanti ad un computer».

Cosa possono fare in questa seconda fase i genitori?

«Premetto che ogni mamma e papà ha il suo temperamento, c’è chi è più ottimista chi si si fa prendere dal panico per niente, la parola d’ordine è equilibrio. In primo luogo non diamo troppo peso alle manifestazioni del bambino, cerchiamo di minimizzare il suo disagio, poniamoci in maniera comprensiva, senza dare troppo credito ai capricci, fornendo un’alternativa concreta. Buttiamoci su soluzioni pratiche senza perderci d’animo. In secondo luogo facciamogli rivedere il loro mondo scomparso, gli alberi, le macchine che passano, un cane che passeggia, fare un’attività all’aperto è la risposta giusta per affrontare al meglio la ripresa. In ultimo direi selezionare due famiglie con cui instaurare nuovamente dei rapporti sociali autentici, con tutte le precauzioni previste ma per dare benessere psichico a tutta la famiglia».

Gli adolescenti?

«La loro situazione è contraddittoria: da un lato sono super-connessi, velocissimi, pronti a commentare sui social, attivi sul web ma dall’altra parte sono molto soli. La solitudine aumenta la loro pigrizia, quindi l’attività sportiva è un’ottima cosa di cui è bene servirsi per “ricominciare” e per riallacciare i rapporti con i coetanei».

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