Diciamoci la verità, ogni viaggio in auto, anche se breve, con i bimbi al seguito può durare un’eternità. Che tu debba andare dalla nonna a un km di distanza o da amici lontani, la procedura è sempre la stessa e, come un pilota d’aereo, ognuno di noi deve prepararsi una check-list a prova di bomba.

Due genitori esperti per esempio, non si faranno mai mancare una chiavetta usb con tutte le canzoni più belle per i propri figli. Sarà divisa per genere: “nanne”, “momento zen”, “canzoni del momento”, Rovazzi, Fedez, Trattori in tangenziale, Amore e Capoeira, Despasito, Una vita in vacanza, Occidentali’s Karma che hanno trapanato felicemente il nostro povero cervello negli ultimi anni di baby dance sfrenata.

Noi poi, da sempre abbiamo anche la cartella inglese e tedesco perché siamo convinti che, a forza di far ascoltare queste simpatiche canzoni in lingua, qualcosa possano pure imparare. Credo, con S. (la mia più grande) di aver abusato del mio potere decisionale di mamma, facendole ascoltare già all’età di tre mesi Bruder Jakob ossia Fra Martino Campanaro in tedesco (poverina!). Eh, ma i risultati si sono visti, eccome se si sono visti: appena scatta la prima nota, senti: «Mamma, me la cambi?». Sono soddisfazioni.

Oltre ad un reparto musicale degno di “Ricordi” di Via Mazzini (per chi se lo ricorda), è necessario avere: gocce anti-nausea, tachipirina che non si sa mai, braccialetti per il mal d’auto, sacchetti biodegradabili per il vomito. Questi sono la soluzione migliore perché cosi potrete buttarli via senza sentirvi in colpa per non aver diviso la plastica dall’umido. E, indispensabili: due, tre mussole. Di solito, la mia bimba più piccola, quando sta per rimettere, le toglie preventivamente dalle gambine dove io le avevo appena messe, perché le danno fastidio. Morale? Vestiti, seggiolino, cinture… tutto imbrattato ma non di vernice, come fa Cibo (noto street artist veronese, ndr).

Servono poi le cose da mangiare: quelle sane ma anche le schifezze più terribili per i momenti di difficoltà, in cui sicuramente la nostra capacità persuasiva non servirà a nulla.

Importantissimo prima di accomodarli sui seggiolini: mi raccomando, d’inverno, togliete i giubbotti altrimenti le cinture non espletano la loro funzione al 100 per cento. Non so se i vostri angioletti si siedono con facilità ma, fino a poco tempo fa, io mi ritrovavo nel film dell’esorcista: entrambe, all’atto di mettersi sul seggiolino, si inarcavano come Regan e, si impuntavano così tanto che nemmeno ciucci, caramelle, cioccolata, cellulare riuscivano a migliorare la situazione.

Poi, spinta da un senso del dovere e dalle giustissime frasi dei pediatri «un capriccio non vale una vita», con una mossa alla Daniel San – togli la cera, metti la cera – chiudevo il fatidico bottone rosso delle cinture. Però dai, quanto sono complicate alcune? Allargarle, stringerle quando le tue figlie ti stanno placcando come dei giocatori di rugby e tu, sei tutta sudata e agitata, è un’operazione da ingegneri spaziali. Cari produttori di seggiolini, potreste farle sicure ma semplici? Anche noi mamme dobbiamo sopravvivere e, soprattutto: il viaggio deve ancora iniziare!

Ok, ora siamo tutti pronti. E senti una vocina, «mi scappa la pipì mamma», «io cracker mamma» allora faccio un bel respiro profondo e dico che ci fermeremo appena possibile. Al grido di «portate pazienza un pochino», attacco a palla «la canzone degli strumenti», loro la fanno in coppia e si divertono tantissimo. Per un po’ almeno possiamo macinare qualche kilometro.

L’ultima volta, alla seconda curva dell’autostrada di Verona Nord, G. (la mia figlia più piccola), nonostante i braccialetti, le gocce, il training autogeno che abbiamo fatto io e suo padre per prepararci, ha dato il meglio di sé rimettendo la colazione più secca della storia dell’umanità. Niente, ci siamo fermati. Ho pulito meglio che potevo ma mi era dimenticata un detergente specifico per cui, facendo finta di niente, ho preso in prestito dal carrello della signora delle pulizie in autogrill uno spray all’ammoniaca e limone. Mio marito, facendosi forza, ha cambiato la bimba: body, pannolino, maglia, pantaloncini e calze ed io ho cercato di togliere tutto. Risultato? Un mix di odori irresistibili ma siamo ripartiti. Ci siamo inventanti anche un bel gioco per cercare di superare questo momento “puzzone”. Al via di mio marito, dovevamo metterci tutti sciarpa e berretti, tirare giù i finestrini, contare fino a 10, respirare e poi richiudere. Le bimbe erano così contente che l’avremmo fatto, non scherzo, per una trentina di volte. Della serie, non tutto il male viene per nuocere.