Luoghi comuni

Un terreno estremamente fertile per la proliferazione delle cosiddette “dicerie” è sicuramente la maternità. Ma cosa sono i luoghi comuni? Sono discorsi privi di ogni tipo di originalità, affermazioni prevedibili, banali, senza alcun fondo di verità. Raccontano un quotidiano che non c’è ma che spesso ci fa comodo credere esista. Da quando sono mamma si sono moltiplicati e spero che questa rubrica possa indurre molti di noi a farne meno uso.

Ricordo che la mia prima figlia non nasceva più e tutti quelli che incontravo mi dicevano: “appena si fa la luna, partorirai” ma non fu così. Era ottobre e “non c’era nè caldo nè freddo”, quei periodi in cui “non si sa mai come vestirsi”. I primi anni non dormiva mai ma “i bambini che non dormono, sono i più intelligenti”, mi rincuoravo così. All’asilo nido poi tutte e due le mie bimbe si ammalavano in continuazione, la mamma perfetta con già tre figli al seguito sentenziava: “Io faccio sempre i lavaggi e non stanno mai male”, sai, ripeteva: “abbiamo sempre fatto così”; per tirarsi su ci vorrebbe un po’ di mare, “al mare ti passa tutto” oppure “la montagna che si respira bene”, rispondevo. Forse “ha la febbre per i denti?” o magari “piange perchè è stanca?”, “le mamme lo sentono (?)” erano le mie domande fisse in quei momenti.

Quando uscivamo con altre famiglie uno degli argomenti più dibattuti era invece il rapporto tra fratelli, “la gelosia è normale” e, ancora “le femmine sono più tranquille” mentre “i maschi si picchiano sempre”, frasi fatte che mi facevano molto arrabbiare! (non è vero che “le mamme sono tutte buone”). Dopo due femmine però sarei curiosa di vedere come si comporta un maschietto, tanto “il terzo vien su da solo”. Naturalmente fra le chiacchiere della domenica non mancavano mai i discorsi filosofici: il “mondo è cambiato”, “i bambini di oggi hanno tutto”, “una volta si giocava con niente”, a cui seguivano quelli riguardanti la scuola e le attività pomeridiane: “l’inglese è fondamentale”, non impegniamo troppo i ragazzi che “non sanno più cos’è la noia”, no al catechismo perché “non voglio imporgli nulla, sceglierà quando è grande” e l’eterno dilemma calcio e nuoto che si sa, “è uno sport completo”. Mi ci vorrebbe una vacanza: vorrei andare a “Venezia che è bella ma non ci vivrei” ma sceglierò la capitale perché “tutte le strade portano a Roma”.  E voi, ditemi: qual è il clichè che vi disturba di più?

P.S. Care mamme, cari papà per il prossimo numero, scrivete a questa casella sara.avesani.veronanetwork@gmail.com per dirci quale è il regalo che vorreste ricevere a Natale: ci sarà una rubrica speciale!

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