Prosegue anche per la stagione autunno-inverno il trend della minigonna: dritta, a trapezio, a pieghe, fluo, in lurex, leggera o in tessuto caldo e perfino morbido…il capo di abbigliamento più discusso di sempre, diventa, come si era già visto in estate, un must-have irrinunciabile. Gli abbinamenti sono tantissimi: per le più giovani è perfetto con un crop top, per altre risulta estremamente chic con una semplice T-shirt o addirittura con una felpa hoodie. Per le più audaci perchè non provarla con un corsetto? La combinazione più elegante è però quella con il blazer, rigorosamente corto. Il messaggio che si vuole dare è chiaro: comoda e seducente, è adatta a tutti. Miu Miu, Dior, Givenchy, Tod’s, (solo per citarne alcuni) durante le varie “Fashion week” lo hanno ben dimostrato.

Amata negli anni Sessanta perchè simbolo di rivoluzione, la minigonna è la divisa ufficiale di personaggi famosi ma anche di donne comuni che imitano l’iconica e bellissima Twiggy. Capello a caschetto, allure da teen che, sfoggiando la mini, sancirà per sempre il taglio netto con un passato “ingessato”, quello delle gonne lunghe (tanto amate da Coco Chanel). È tempo di lasciare scoperte le gambe. Sono libere, scattanti, pronte a camminare verso la vita senza schemi e rigori monacali.

La sua nascita ufficiale, nel 1963, viene fatta risalire all’avanguardista Mary Quant, londinese che la presentò in vetrina nella sua boutique Bazaar di Chelsea. Tuttavia c’è un filone che ritiene che l’origine sia da attribuire a André Courrèges, il “designer francese degli oblò e del razionalismo sartoriale”. Trovo fantastica la spiegazione data dalla stessa Quant, donna illuminata, coraggiosa e umile, che a distanza di qualche anno dichiarò senza timore: «Questa invenzione non è nè mia nè di Courrèges, è nata dalla strada: tagliare la gonna era sinonimo di libert». Ciò nonostante, nel 1966 la Regina Elisabetta l’ha proclamata Cavaliere della Corona, attribuendole di fatto il merito. 

Quanta storia e polemiche. Prima criticata dai perbenisti e osannata dalle donne che cercavano il loro spazio nel mondo, ora quasi detestata dalle stesse “femministe” perchè strumento di esaltazione della magrezza”. In questo senso però le passerelle dell’A/I 2022-2023 smentiscono le accuse e fanno di questo capo la bandiera contro ogni forma di body shaming. Una cosa è certa, la mini in questo periodo storico post-Covid rappresenta la voglia di scoprirsi di più, nella speranza di abbandonare accessori che ci hanno nascosti per troppo tempo, le mascherine. 

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