di Matteo Lerco

Un percorso, il suo, nel quale molti sono stati i picchi, tante le cadute: nella sconfitta Elena ha sempre trovato un performante combustibile per progredire con ancora più determinazione. «Il discorso di Ibrahimovic al Festival di Sanremo a mio avviso è stato illuminante – spiega l’allenatrice della Venplast – il fallimento è una componente inscindibile del successo, sia nello sport che nella vita. Per vincere bisogna soprattutto saper perdere: è proprio nelle sensazioni negative legate alla sconfitta che bisogna trovare lo stimolo per reagire. Accettare il fatto di poter cadere è indispensabile».

Una corsa incessante, senza momenti di sosta. Terminata l’avventura da pivot, la nativa di Pontedera ha indossato subito la veste da trainer a Conversano, sposando a inizio della scorsa estate la causa dossobonese. «Una delle differenze per me più significative è il dover bussare alla porta prima di entrare nello spogliatoio – prosegue – allenare comporta responsabilità diverse: è tuo dovere quello di organizzare al meglio le risorse che hai a disposizione, mettendo il gruppo nella condizione di esprimersi al meglio. Devi trovare, con una metafora culinaria, la ricetta giusta per valorizzare i tuoi ingredienti. La filosofia che adotto in panchina? Mi piace seguire il metodo “bonsai”, ossia adottare un profilo basso per costruire un qualcosa di valore. Lascio quindi che sia il campo a definire gli orizzonti per la mia Venplast».

Un anno in ginocchio. Lo sport italiano da marzo 2020 vive un periodo di profonda depressione: la speranza è che il nuovo anno possa portare più gioie che dolori. «Il mondo della pallamano ha avuto la fortuna di poter proseguire la stagione – conclude Barani – viviamo nell’incertezza, navigando a vista, consapevoli che al primo posto debba sempre esserci la salute collettiva. Fare sport è un anelito alla sopravvivenza: non dovremmo mai dimenticarci di quanto le discipline sportive rappresentino un veicolo importantissimo per renderci protagonisti delle nostre vite».