Alla soglia degli 88 anni, che avrebbe compiuto il 25 luglio, è venuto a mancare Gianni Lonardi, Giobatta all’anagrafe ma a tutti noto come Gianni “Il Conte”, storico delegato sindacale dei lavoratori del marmo della Fillea Cgil e punto di riferimento morale e organizzativo per numerosissime generazioni di sindacalisti veronesi. Le esequie hanno avuto luogo venerdì 26 giugno nella chiesa parrocchiale di Domegliara.

Gianni Lonardi al lavoro

Una vita di eccellenze, la sua, sotto tutti gli aspetti: professionale, famigliare, sindacale. Classe 1932, nativo di Domegliara, divenne ben presto scalpellino provetto, tanto da essere uno dei principali collaboratori dell’architetto Libero Cecchini, anche lui scomparso recentemente, nel periodo post bellico della Ricostruzione di Verona.

Partecipò alla ricostruzione di Ponte Pietra a Verona e a numerose altre opere. L’attitudine allo studio e all’applicazione lo portò a lavorare anche su chiese e monumenti. Sempre con Cecchini e i compagni del sindacato fu promotore del rilancio della scuola del marmo di Sant’Ambrogio.

Di estrazione cattolica, fu presidente delle Acli di Domegliara ma restò sempre iscritto alla Cgil. Negli anni 50 e 60, nel pieno del processo di industrializzazione, prese parte da delegato sindacale al lungo ciclo di lotte operaie.

Gianni Lonardi, le parole di amici, colleghi e familiari

«I conflitti sindacali al tempo potevano diventare anche molto duri – ricorda l’amico e compagno Sandro Cristini –, nella prima metà degli anni Cinquanta un lunghissimo sciopero paralizzò la produzione del marmo in Valpolicella. Il padronato passò di bottega in bottega esortando i commercianti a non fare credito agli operai, così che questi si decidessero a ritornare al lavoro. Ma il Sindaco del paese ripassò le stesse botteghe, garantendo di persona per gli operai perché, disse, quella era una lotta giusta».

«Divenni amico di Gianni con le mobilitazioni per la quattordicesima mensilità, che conquistammo nel 1975 – prosegue Cristini – e sebbene fossi soltanto di una generazione più giovane di lui, l’ho sempre visto come una padre».

Gli anni Ottanta, ormai vicino alla pensione, lo videro impegnato soprattutto sui temi della tutela della salute e della sicurezza sui luoghi del lavoro. «Non era facile mobilitare i lavoratori su temi non economici, ma lui spesso ci riusciva», chiosa Cristini.

Anche grazie alla rete di relazioni intessute da Lonardi con il reparto di Medicina del Lavoro dell’Ospedale di Borgo Roma, presero forma anche a Verona e nel Veneto i moderni Spisal.

«Questo della tutela della salute, assieme al lavoro per il rilancio della scuola del marmo, per cui andammo a Carrara con Libero Cecchini, sono due dei maggiori contributi di Gianni Lonardi al movimento operaio e sindacale veronese», sostiene Graziano Perini, già dirigente Fillea e Segretario del Pdci veronese, incaricato di tenere l’orazione funebre di Lonardi.

«Si passò dalle visite mediche alle indagini ambientali sui luoghi di lavoro, per valutare le concrete condizioni di lavoro e gli effetti delle polveri e delle altre emissioni sui lavoratori del marmo ma anche della metalmeccanica. Un passaggio di paradigma di cui Gianni fu mente e motore assieme a tutti noi».

Di giorno in fabbrica e di sera al Consiglio di Zona, la propaggine del sindacato che puntava ad interloquire con l’esterno della fabbrica: «Ci si riuniva regolarmente all’Enal di Domegliara, in questo senso Gianni fu anche uno dei massimi interpreti di una modalità completa di fare sindacato, basata sulle relazioni personali, di vicinato e di quartiere, che purtroppo si è andata perdendo», appunta Perini.

«Era semplicemente la persona più intelligente su cui il Sindacato potesse contare – taglia corto Sergio Franceschini, segretario della Fillea Cgil tra il 1970 e il 1980 – e parliamo del periodo di massima espansione della nostra categoria, la più numerosa in Veneto con 8.610 iscritti nel 1981, di cui mille nella sola Valpolicella. Io stesso entrai in questo sindacato grandissimo che ero solo un giovinetto, e in Gianni ho sempre trovato disponibilità e accompagnamento».

Gianni Lonardi con Sergio Franceschini,
segretario Fillea negli anni Settanta

Malgrado l’intensissimo impegno sindacale e sociale, Gianni Lonardi ha saputo essere anche un padre e un nonno affettuoso: «È stato sempre presente in famiglia e presentissimo con la nipotina alla quale in pratica ha fatto anche da padre» ricorda la figlia Maria Lonardi, segretaria amministrativa del Pci prima e del Pd poi. «Un uomo completo che ci ha insegnato che cosa vuol dire essere persone democratiche capaci di prendersi cura degli altri. Un uomo saggio: questo è quello che mi sento ripetere in continuazione in questi giorni tristi».

«L’operato e i gesti di Gianni Lonardi hanno lasciato un segno indelebile in generazioni temporalmente anche molto distanti perché parlavano il linguaggio universale della giustizia e dell’equità», conclude il Segretario Generale Cgil Verona Stefano Facci. «I risultati ottenuti nel campo della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro hanno tracciato una strada che continueremo a seguire.

«Il suo è stato un esempio mirabile di come si sta all’interno di una grande organizzazione come il Sindacato, nonché dell’uso intelligente della conflittualità, che è buona e perfino necessaria quando finalizzata a fare chiarezza e non a rinfocolare l’odio».