Lungo la strada, tra curve accarezzate dagli alberi, ecco comparire la stele lignea di una “Madonna col Bambino”: è l’ultima creazione che Bruno Corradi ha realizzato per trasformare quest’angolo verde di Lessinia, di proprietà del fratello Giulio, in un sito speciale che molti hanno imparato a conoscere. Non ci sono indicazioni: solo una tabella che esorta a rispettare l’ambiente, per non rovinare l’effetto sorpresa e il piacere della scoperta.

Infatti basta procedere di qualche passo e sulla destra, nel prato, spicca un’altra opera: «Quella che ha fatto più discutere», si lascia sfuggire. Raffigura l’umanità, incatenata alle sue schiavitù tra cui denaro, superstizioni religiose, droghe, moderne tecnologie, guerre, mancanza di dialogo. Quadro desolante, se non fosse che l’uomo, fa notare, «ha la soluzione in mano. La chiave per liberarsi da queste dipendenze».

Scultore autodidatta si definisce il 74enne di San Rocco, dopo che una decina d’anni fa si è dedicato per caso alla lavorazione del legno. Materiale che conosceva bene: per cinque anni commerciante e rappresentante in un’azienda di legnami, per un altro lustro è stato selezionatore di tronchi tra le foreste d’Europa e Costa d’Avorio per conto di mobilieri, fino alla crisi del settore; nel 2001 ha fondato l’associazione “La rengaia” con la finalità di valorizzare artigianato locale e mestieri del passato, per salvarli dall’oblio.

«Un pezzo di legno va scelto con attenzione, preparato trattandolo adeguatamente. Va lavorato. Ci possono volere mesi. Parto da un’idea ma poi sono la materia, un nodo, una crepa della superficie a suggerire come proseguire», racconta, precisando di prediligere il castagno. Legno eterno e facile da trovare nella zona, dopo che molte piante sono morte. Scolpirne i tronchi è occasione, in un certo senso, per salvaguardarne la memoria e valorizzare il territorio. Si torna così alle sculture nel bosco.

Avanzando nel cammino, su un tronco campeggia Madre Natura: abbraccia un serpente che fuoriesce da un arbusto, tentando di morderla; un’aquila in volo cerca di catturare una lepre, mentre un lupo e un gufo escono dalla tana. Accanto, sorride il burlone Bertoldo, riconoscibile dai simboli degli aneddoti che lo riguardano: roncola e ciuffo di rape, la corda e una lepre. È come spalancare un libro di storie a cielo aperto, con protagonisti un gufo bifronte a fare da vedetta e una tartaruga gigante che riposa accanto alla maschera che porta la firma di Sergio Bertagnoli.

Pare animarsi la coppia di gnomi: boscaiolo curioso, si accarezza la barba e impugna la scure; lei sferruzza a maglia, creando un basilisco; alle spalle un fungo, rosicchiato da una chiocciola e da una limaccia, accoglie nel gambo un bimbo che dorme. Queste ultime tre sculture, realizzate col contributo del Comune, hanno dato inizio a tutto: «Le abbiamo collocate qui perché mio fratello Giulio, dopo aver iniziato a prendersi cura di questo appezzamento, ha deciso di condividerlo con le persone che decideranno di scoprirne l’esistenza». Così è stato per molti e lo scultore ha già in mente come arricchire la singolare collezione. Magari altri artigiani decidessero di seguirne l’esempio…

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