Chef Hiro Hirohiko Shoda
Chef Hiro

Chi non ricorda le abbuffate di ramen dell’ispettore Zaza in Lupen III? O le polpette, gli okonomiyaki, della serie Kiss Me Licia? Le bacchette non vanno mai incrociate, ma tenute parallele; è una questione di educazione. Sono alcuni dei tipici piatti e delle abitudini che Hirohiko Shoda, in arte chef Hiro, presenta in Hiro cartoon food, un ricettario di piatti ispirati alle più popolari serie manga giapponesi; un’occasione per avvicinarsi alla cucina giapponese anche attraverso abitudini e bon ton

Lo storico chef de Le Calande, personaggio televisivo per Gambero Rosso nonché Ambasciatore della cucina giapponese in Italia, domani 10 settembre alle ore 20.30 sarà a Castelnuovo del Garda per presentare l’ultimo libro nell’ambito de El Moro nel Piatto e di Sorsi d’autore Off. Modera Giorgia Preti.

L’incontro prevede per tutti i presenti anche la degustazione di vini di Cantina Poggio delle Grazie e di prodotti dall’Azienda Agricola il Pescatore. L’evento è a ingresso libero, su prenotazione, si terrà presso il Teatro Dim (Via S. Martino, 4); è organizzato da Fondazione Aida in collaborazione con il Comune di Castelnuovo del Garda.

Per gli appassionati, alle ore 19.30 nel foyer del teatro, è possibile prendere parte a una degustazione guidata di grappe della distilleria Scaramellini con i sommelier AIS Veneto (al costo di 12 euro).

L’intervista a chef Hiro

Proprio chef Hiro ci ha raccontato dell’evento e della sua iconica carriera nel mondo della cucina italiana e giapponese.

Chef, come nasce la passione, poi diventata parte fondante della sua professione per molti anni, per la cucina italiana?

Fin dai miei studi in Accademia, in Giappone, sono sempre stato affascinato dalla cultura e dalle bellezze del Mediterraneo, con i suoi prodotti esclusivi, gusti e profumi unici al mondo. Ho studiato a fondo tutte le eccellenze tipiche italiane, dalle più celebri, alle più locali e meno note, e, con grande rispetto, ho cercato sempre di valorizzarle nei miei piatti cercando di conservarne l’essenza e l’autenticità. Mi ritengo fortunato di aver studiato l’arte culinaria in Giappone perché in aula vengono insegnate tutte le cucine del mondo al pari di quella nazionale, si impara a conoscere prodotti e tecniche, e a formarsi in maniera ampia e completa, così da divenire chef competenti e preparati. Io scelsi di specializzarmi in cucina italiana, e da lì partì la mia carriera nell’alta ristorazione di cucina italiana, prima in Giappone e poi Italia.

Quali sono le differenze e i punti in comune principali tra la cucina italiana e quella giapponese?

Dico sempre che le differenze in tutte le cucine del mondo vanno ricercate nella tipologia degli ingredienti, tipici di quel luogo, di quel clima, di quella terra, ma in fondo le tecniche di base di cottura (stufare, friggere, grigliare) e alcuni aspetti legati alla convivialità, si ritrovano uguali o molto simili in tante parti del mondo. In particolare, sia nella cultura italiana che in quella giapponese, sono comuni il piacere di condividere la tavola, il rispetto per le tradizioni, i rituali familiari, l’atto di cucinare come gesto di amore e di accoglienza, aspetti che vanno preservati con cui per non perderli in futuro.

A quale ingrediente italiano e giapponese non potrebbe rinunciare?

L’olio extravergine di oliva e lo shoyu, che è il nome corretto per indicare la salsa di soia. In entrambi i casi, occorre evitare produzioni industriali e preferire prodotti di qualità eccellente, diversi e specifici in base alla ricetta che si vuole realizzare.

Lei ha avuto modo di lavorare per tanti anni con Massimiliano Alajmo, chef stellato. Cosa si prova a entrare e ad avere a che fare con una cucina stellata?

Prima di approdare in Italia, avevo già lunga esperienza di alta ristorazione in Giappone dove ero capo chef di numerosi locali e dove disciplina e studio sono ai massimi livelli. Il trasferimento in Italia, dunque, è stato forse più difficile inizialmente a livello relazionale che professionale. Lavorare nella ristorazione stellata per molti anni non è soltanto un percorso di lavoro, è soprattutto un percorso di vita, influenza ogni aspetto della tua quotidianità, deve essere necessariamente una scelta consapevole e alimentata nel tempo con diligenza, rigore e rispetto, mettendo in conto sia grandi sacrifici che grandi soddisfazioni.

Cosa ci dobbiamo aspettare dall’evento di domani a Verona?

Beh, sicuramente a me fa sempre piacere creare un’atmosfera amichevole, parlerò certamente dei miei ultimi progetti editoriali (“Washoku. L’arte della cucina giapponese”, edito Giunti e “Hiro Cartoon Food”, edito Mondadori), che devo dire hanno ottenuto un grande successo e suscitato molto interesse da parte dei lettori che mi seguono sempre con tanto affetto anche sui miei profili social.

Quali sono i suoi progetti futuri?

In questo anno 2022, ho fatto alcune collaborazioni in ambito cinematografico, qualche giorno fa è uscito il video promozionale del nuovo film di Brad Pitt, “Bullet Train”, un successo internazionale, e in autunno uscirà il film del regista Francesco Giuffrè (figlio del celebre attore Carlo Giuffrè) in cui ho recitato una piccola parte come attore. La trama del film è molto delicata e poetica, sicuramente piacerà molto a grandi e piccini.

E poi, continuerò con le mie attività di sviluppo e diffusione dell’autentica cucina e cultura giapponese nel ruolo di docente in varie accademie italiane e di Ambasciatore ufficiale della cucina giapponese in Italia. E sicuramente un nuovo libro che sto già elaborando e di cui vi parlerò molto presto.

È possibile seguire chef Hiro e le sue ricette sui suoi canali social (Facebook, Instagram e Twitter).

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