Bosco olimpiadi
Ivo Scardoni con il sindaco di Bosco Chiesanuova Claudio Melotti

Alle 13 italiane di venerdì, con una cerimonia d’apertura breve, a porte quasi chiuse e con figuranti ridotti, hanno ufficialmente preso il via i Giochi Olimpici Invernali di Pechino. E a Bosco Chiesanuova si è acceso l’entusiasmo per i due concittadini che si apprestano a vivere il sogno olimpico: Lucia Scardoni, 31 anni a marzo, atleta delle Fiamme Gialle in gara domani per lo sci di fondo azzurro e Alessandro Leso, Carabiniere Forestale, skiman della squadra nazionale di skicross.

La storia a cinque cerchi di Bosco Chiesanuova inizia lontano, da Albertville 1992 e a Pechino 2022 festeggia 30 anni di presenza alle Olimpiadi Invernali con atleti e tecnici, consegnando il Comune della Lessinia al gotha dello sport mondiale. Un lungo sogno olimpico, che reca impressi i nomi dei fondisti Fulvio Valbusa medaglia d’oro a Torino 2006 (partecipazione a 5 Olimpiadi e a 5 Mondiali) e Sabina Valbusa bronzo sempre a Torino 2006 (partecipazione a 4 Olimpiadi e 8 Mondiali). Un contributo straordinario agli sport bianchi, agli sci stretti nello specifico, sugellato da indimenticabili vittorie e incredibilmente arricchito dalle tre partecipazioni olimpiche di Paola Pezzo, mountain biker due volte campionessa nella specialità del cross country ad Atlanta 1996 e Sydney 2000.

«Quella di Bosco Chiesanuova con le Olimpiadi sembra una bellissima “storia infinita”: con la partecipazione di Lucia ed Alessandro a Pechino 2022 festeggiamo 30 anni di presenza, senza interruzioni se non Sochi 2014; oltre a 21 medaglie, fra le quali ben 8 ori, tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei. Successi che non sono frutto del caso ma il risultato di tradizioni radicate nel nostro dna, di passione, di preparazione, di tenacia e di investimenti importanti — dichiara orgoglioso il Sindaco, Claudio Melotti — E non intendiamo fermarci: in bocca al lupo ad entrambi! Anche se forzatamente da lontano, tutta Bosco tifa per voi! In futuro, il sogno olimpico potrà continuare ad essere realtà a Bosco anche attraverso altre discipline, come gli sport su ghiaccio, per i quali si stanno concretizzando nuovi progetti ed investimenti».

Lo sci di fondo è una disciplina storica delle Olimpiadi invernali, presente nel programma fin dall’edizione inaugurale di Chamonix 1924, e l’Italia è sesta, nel medagliere mondiale complessivo, anche grazie al contributo del Comune lessinico di soli 3600 abitanti. «Per noi montanari, gli “sci stretti” sono una tradizione — spiega Luca Saccardi, già Sindaco di Bosco Chiesanuova e Presidente della Pro Loco — Qui, una volta, quando l’inverno era lungo e c’erano i sentieri al posto delle strade, gli sci di fondo erano il mezzo di locomozione in Lessinia. E ancora oggi, non c’è bimbo che non venga messo sugli sci appena impara a camminare. Anche Paola Pezzo e Damiano Cunego, prima di eccellere in sella ad una bici, inizialmente praticarono sci di fondo con buoni risultati. Partecipazioni, piazzamenti e medaglie affondano le radici nell’identità storica di questa terra e nella grande applicazione dei nostri tecnici nel coltivare il vivaio». Va in questa direzione, anche la scelta di mettere da parte il campanilismo e di credere nell’importanza di uno Sci Club unico (lo Sci Club Bosco, ndr) in grado di meglio seguire la preparazione e la crescita degli atleti provenienti dall’intera Lessinia.

Il racconto da Pechino di Lucia Scardoni

A Bosco Chiesanuova sono in molti a ricordare quando Lucia Scardoni, all’epoca atleta della categoria “cuccioli”, consegnava gli omaggi floreali ai fratelli Valbusa, durante i grandi festeggiamenti post Olimpiadi. E adesso, alla seconda Olimpiade, è lei ad accendere il tifo dei suoi concittadini. Raggiunta telefonicamente al Villaggio Olimpico di Zhangjyakou a 1.600 mt di altitudine e distante circa 150-200 km da Beijing, ci ha raccontato come convive con le restrizioni in attesa della gara: «Il Villaggio Olimpico è molto carino e lo condividiamo anche con gli atleti di altri sport come biathlon, combinata, salto e snowboard. Le piste da gara si trovano a 10 minuti dal Villaggio e si sviluppano alla base e lungo le pendici di una collina, in un posto molto secco e freddo con sola neve artificiale. Per quanto riguarda il Covid abbiamo dovuto fare due tamponi molecolari 96 e 72 ore prima della partenza, un altro subito dopo l’arrivo in aeroporto e, una volta dentro il Villaggio Olimpico, lo facciamo tutti i giorni appena svegli. Tutto è organizzato secondo le misure di distanziamento previste per ridurre i rischi di contagio, nella mensa si mangia da soli, ognuno all’interno di box e siamo tutti in camere doppie o singole per evitare il più possibile i contatti stretti. I positivi vengono portati in un Covid Hotel al di fuori della Villaggio Olimpico e solo dopo due tamponi negativi possono tornare ad allenarsi e rientrare. Peccato che la situazione pandemica non ci consenta di vivere in completa serenità l’esperienza, però è sempre una bella soddisfazione e cercherò di dare il meglio di me in queste gare olimpiche.
Non ho nessun portafortuna o gesto scaramantico, però mi piace guardare la fede nuziale un attimo prima di partire, come se avesse il potere di darmi la carica e la forza per affrontare la fatica e, solitamente, faccio un paio di respiri profondi entrando in una sorta di bolla di
concentrazione dove ci sono solo io e la gara che devo affrontare».

In partenza anche il tecnico Alessandro Leso

I Giochi Olimpici sono anche il palcoscenico in cui si esprimono i migliori tecnici nazionali, come Alessandro Leso che in questi giorni si trova al Passo San Pellegrino con la squadra nazionale A di skicross — composta da Jole Galli e Lucrezia Fantelli, da Simone Deromedis, Edoardo Zorzi, Tomasoni Federico, Gunsch Yanick e Zuech Dominik ma solo i primi tre partiranno per i giochi — che sta ultimando la rifinitura prima della partenza per Pechino prevista per l’11 febbraio. Leso, Carabiniere Forestale al Reparto Carabinieri Biodiversità di Verona già skiman personale di Fulvio Valbusa nei trionfali Giochi di Torino 2006 culminati con l’oro olimpico, è lo skiman responsabile degli atleti di Coppa del Mondo con l’incarico di prendersi cura dei loro materiali, dagli sci a tutta l’attrezzatura tecnica e ci ha raccontato la sua quotidianità: «La squadra effettua sessioni mattutine di allenamento su pista, mentre il pomeriggio è dedicato al defaticamento muscolare e alla visione dei video degli allenamenti con gli allenatori. Per quanto mi riguarda invece, mi dedico alla preparazione degli sci: controllo lamine, fianchetti, attacchi e ovviamente sciolinatura. Sono alla mia terza Olimpiade da tecnico, due con il fondo a Torino 2006 e Vancouver 2010 e ora questa in Cina con lo skicross dove partecipiamo con una delegazione davvero competitiva. La voglia di fare bene c’è tutta». La squadra azzurra parte come outsider ma Simone Deromedis ha conquistato uno storico terzo posto in Coppa del Mondo lo scorso 12 dicembre.

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