Francesca Briani in primo piano

Ci accoglie nel suo ufficio a Palazzo Barbieri, per lei ormai una seconda casa. Sul monitor del computer l’agenda di appuntamenti mensile così fitta da non lasciar intravedere, apparentemente, spazi vuoti. Sul tavolo in vetro a fianco della sua scrivania, invece, una distesa di volantini, locandine, flyer, inviti, guide, brochure che a suo dire testimoniano la grande mole di lavoro svolta da lei e dai suoi «straordinari» collaboratori negli ultimi due anni e mezzo di lavoro.
Francesca Briani, assessore con quattro deleghe importanti per lo sviluppo sociale, turistico e culturale della città va fiera di quanto fatto fino ad oggi assieme al suo staff. Chiamata per prima dal neo eletto sindaco due anni e mezzo fa nell’affollatissima Sala Arazzi, dove Sboarina presentò alla città la sua squadra di governo, sull’avvocato veronese caddero subito le attenzioni e le attese per un ruolo istituzionale definito dalla stessa maggioranza come «strategico». Nella precedente amministrazione, infatti, era l’ex sindaco Flavio Tosi ad avere la delega alla cultura, e un assessorato ad hoc, a detta della nuova Giunta, era necessario. Alla Briani è affidata la gestione del patrimonio materiale (musei e monumenti), del sistema bibliotecario che conta dodici punti di pubblica lettura più la Biblioteca Civica e i teatri, a cui si aggiungono gli eventi, tra gli altri, del Verona film Festival, del Tocatì e del Carnevale veronese.

Assessore, prima di fare un bilancio con lei dei due anni e mezzo di mandato, entriamo nei temi di attualità: dal 13 al 16 febbraio ci sarà la prossima edizione di Verona in Love. Quali novità ci aspettano?
La prima è di carattere organizzativo: per l’edizione di quest’anno abbiamo proposto un bando di gara e abbiamo individuato un organizzatore che per tre anni si occuperà di Verona in Love. Alla manifestazione commerciale si affiancano varie attività di promozione legate al tema dell’amore. A queste si aggiungono le nostre iniziative, con attenzione particolare ai musei, alla didattica, agli eventi ispirati al mito di Giulietta.

Ci tiene molto al mito shakespeariano, vero?
Certo, e mi dispiace quando sento parlare di “fake”, perché chi ha pensato, anche in un contesto adeguato dal punto di vista storico, di creare la casa e il balcone l’ha fatto per esaltare un mito per il quale siamo famosi nel mondo. Da assessore alla cultura non posso esimermi dal valorizzare tutte le proposte che riguardano Giulietta e Shakespeare. Ecco il perché dei percorsi creati, ad esempio, alla Galleria d’Arte Moderna “Achille Forti” e del recente accordo con il Comune di Vicenza per avere in prestito per un anno il dipinto “Giulietta e Romeo” (1882) del pittore vicentino Pietro Roi. Pensiamo poi ad altri percorsi ispirati al tema, al festival multidisciplinare dell’Estate teatrale, al premio Scrivere per amore, sostenuto dal Club di Giulietta con Pordenone legge, a Schermi d’Amore…

Rimanendo in tema, il Cortile di Giulietta è da tempo al centro di un dibattito politico che dovrebbe concludersi, finalmente, in questo 2020. È così?
“Finalmente” l’ha detto anche l’ex sindaco Tosi qualche anno fa per poi arrivare in Consiglio e vedere il progetto bocciato, e teniamo conto che uno dei due progetti allo studio, quello della società Mox Srl, è stato presentato nel 2013. Anche da questo risulta evidente che ci sono delle difficoltà, prima fra tutte non si tiene conto che ogni proposta è condizionata da forti complessità giuridiche.

Francesca Briani, assessore alla Cultura del Comune di Verona

In che senso?
In quel cortile si affacciano realtà pubbliche e private: pubblica è la casa di Giulietta e private tutte le altre, alcune di esse con esercenti che svolgono attività commerciale. Chiudere il cortile è giuridicamente molto complicato.

Potrebbero nascere anche delle collaborazioni tra pubblico e privato?
Entrambe le soluzioni presentate finora tengono contro di questa possibilità, tuttavia l’Amministrazione non può affrontare a cuor leggero la questione. Anche se le partnership col privato dovranno essere sempre più frequenti in futuro, noi intendiamo la casa di Giulietta come un museo e desideriamo che il percorso espositivo sia seguito totalmente dalla Direzione musei, quindi dal Comune. Non a caso, prima di aprire qualsiasi trattativa avevo aspettato la nomina del nuovo direttore, Francesca Rossi.

Sindaco e Assessore dentro la Casa di Giulietta

La quale coordina il gruppo tecnico che sta lavorando al progetto, giusto?
Esatto, stiamo parlando di una procedura amministrativa, la valutazione della congruità di costi e benefici e della validità del progetto sotto diversi profili e con parametri precisi va valutata da un gruppo tecnico. Abbiamo un R.U.P. (Responsabile unico di procedimento) che è proprio la dott.ssa Rossi e nel gruppo vi partecipano anche il dirigente dell’Ufficio Patrimonio, quello dei Lavori pubblici, l’Avvocatura…

Cosa prevede il nuovo percorso dedicato ai due innamorati shakespeariani?
Non entro nel merito proprio perché in questa fase non è opportuno che mi esprima, tuttavia posso dire che un progetto propone l’accorpamento di una palazzina terra cielo, che è adiacente alla casa museo, mentre il secondo prevede la possibilità di utilizzo di spazi di proprietà del Teatro Nuovo.

Nel frattempo qualcosa è stato fatto nel cortile…
Abbiamo dato priorità ad aspetti di pubblica sicurezza e decoro. Con l’inserimento di un distanziatore abbiamo regolato l’accesso che ora ha una corsia di entrata e una di uscita, mentre prima c’era un flusso unico e disordinato di persone. Per il decoro, è vero che non è la prima volta che l’atrio viene ripulito da scritte e imbrattamenti, ma è la prima volta che resiste così a lungo. Questo anche grazie a un presidio della polizia locale in loco.

Il balcone di Giulietta

Parlando invece di musei, qual è la strada per valorizzarli?
Per conoscere e aprire lo sguardo sulle sfide future del sistema museale – che a Verona ricordo essere completamente a carico del Comune, a differenza di altre città dove c’è il sostegno statale – abbiamo dato vita a un ciclo di conferenze ospitando relatori di rilevanza internazionale: James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera lo scorso novembre; Gabriel Zuchtriegel del Parco archeologico di Paestum a gennaio; a marzo avremo l’ex direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, Cecilie Hollberg. Attraverso le loro testimonianze abbiamo la possibilità di capire come stiano cambiando la filosofia e il concetto di museo e quale forma potremmo dare ai nostri.

Visto che prima l’ha citato, ricordo che Flavio Tosi – che da sindaco aveva la delega alla cultura – l’ha accusata più volte di immobilismo. Cosa risponde?
Penso che a molti cittadini manchi la visione d’insieme, tra questi anche il consigliere Tosi. Io che sono seduta qui su questa scrivania vedo una città ricchissima di proposte e di patrimonio che va custodito e valorizzato. Azioni che facciamo ogni giorno con impegno e fatica. Io per prima ho piena consapevolezza di ogni passo che faccio. Trascorro così tante ore in questo ufficio a stretto contatto con i miei collaboratori che insieme smaltiamo una mole di lavoro di cui non sempre le persone si rendono conto, e questo mi dispiace.

La critica è anche per la mancanza di grandi eventi…
La gestione e la politica culturale non sono caratterizzate soltanto da grandi eventi, anzi, la politica culturale corretta, in una città come Verona, che è un museo a cielo aperto, che vive di un paesaggio culturale straordinario, è quella che tiene conto di una galassia di piccoli o medi eventi, ben distribuiti, vari, che concorrono a creare una cultura diffusa in città.

Assessore Francesca Briani: Cultura, Turismo. Manifestazioni, Pari opportunità

Non mancano quindi, secondo lei, eventi attrattivi di un certo rilievo?
Il grande evento ci può essere e certamente è attrattivo per un certo lasso di tempo. Adesso abbiamo in Gran Guardia la mostra curata da Goldin, che è eccezionale, così come “Vetri e disegni” di Carlo Scarpa a Castelvecchio. Quello che voglio dire è, in generale, che preferisco valorizzare un museo proprio come quello già esistente di Castelvecchio, che non ha nulla da invidiare a tanti altri musei internazionali, piuttosto che affidarmi a una soluzione esterna e temporanea.

Se avesse carta bianca, non solo dal punto di vista autorizzativo, ma di budget, cosa vedrebbe utile per la “causa” Verona?
Vorrei sistemare Palazzo Pompei e aggiornarne il percorso espositivo del Museo di Storia Naturale. Mi piacerebbe creare più sinergie nella nostra collezione Galleria di Arte moderna e contemporanea anche con collezioni della città come quella di Fondazione Cariverona. Con quest’ultima e la Sovrintendenza c’è un dialogo aperto per la riapertura degli Scavi scaligeri.

Un prossimo evento di una certa rilevanza?
Grazie alla recente iniziativa di Airbnb che darà la possibilità a una coppia selezionata con un concorso internazionale di lettere d’amore di dormire la notte di San Valentino dentro la Casa di Giulietta, avremo a disposizione una sponsorizzazione da parte del colosso digitale da destinare alla mostra di Francesco Caroto che aprirà il prossimo novembre. Prima di Verona, Airbnb aveva scelto come destinazione per una notte soltanto il Louvre di Parigi.

Il giorno della nomina della Giunta Sboarina, l’8 luglio 2017

Alla vigilia del suo insediamento a Palazzo Barbieri il suo assessorato era tra i più attesi. È soddisfatta del suo operato?
Sì, sono soddisfatta perché so di aver dato il massimo. Questo è il lavoro più bello che ho fatto e che farò e lo svolgo con vera passione. Ho superato anche momenti difficili, ricordo che ho scelto di rimanere civica e non ho un’appartenenza politica definita. Si sarebbe potuto fare di più? Forse sì, ma come dice spesso anche il nostro sindaco, “possiamo fare quello che ci possiamo permettere”.

Un provvedimento di cui va fiera?
Quello di creare un’unica direzione dei musei, prima suddivisa in tre, bandire un ruolo di direttore, dotare di un logo il sistema museale e fornirgli una forte identità.

Col senno di poi darebbe nuovamente la disponibilità come assessore?
Sì, è un’esperienza unica. Ho avuto le deleghe che avrei sempre disiderato. A me piace quello che faccio. E poi lo faccio a Verona, una città meravigliosa.

Un rammarico?
Come dicevo prima, quello dell’incomprensione di alcune persone, tante in buona fede, tante altre no. A volte si confonde l’assessorato alla Cultura come un’organizzazione di eventi, ma non è così, il mio assessorato fa crescere eventi finalizzati a una valorizzazione del patrimonio della città.

Una cosa che la rende felice?
Il fatto di aver potenziato, e in alcuni casi ricreato le relazioni con le associazioni e le istituzioni culturali della città: dall’Università di Verona all’Accademia filarmonica, dall’Accademia di Bella Arti a quella di Agricoltura, Scienze e Lettere, dalla Società letteraria alla Biblioteca Capitolare. Poi il mondo della scuola, la Sovrintendenza, la Diocesi. Relazioni che saranno preziose in vista dei festeggiamenti, dal settembre 2020 al settembre 2021, per i settecento anni della morte di Dante, per i quali è già stato sottoscritto un protocollo d’intesa.

DMO?
Il tema della destinazione turistica era totalmente silente quando siamo arrivati. Era stato commissionato soltanto all’Università di Verona il piano strategico, ben fatto, che è stato consegnato dalla professoressa Marta Ugolini. Da lì siamo ripartiti costituendo tavoli di progetto. Attualmente ne abbiamo attivi tre: uno sulla promozione coordinato da Amt, un secondo sul turismo congressuale coordinato da Veronafiere, un terzo sulla ciclabile da Dolcè a Verona a cui stanno lavorando cinque comuni interessati dal passaggio assieme al Genio civile. Con la Regione, invece, abbiamo impostato il nuovo portale dello Iat, visitverona.it, a breve online.

A proposito di Verona, nel 2021 sarà capitale italiana della cultura?
Entro il due marzo dovremmo riuscire a consegnare il dossier. Il bando richiede discontinuità col passato, innovazione, inclusione sociale e partnership tra pubblico e privato. Sarà difficile portare a casa il risultato, tuttavia lo sforzo di spostare l’attenzione dei turisti al di fuori dell’ansa, sulla sinistra Adige come già sperimentato con al Verona Minor o in Veronetta, con la ben riuscita iniziativa di “giardini aperti” a cura dell’architetto del paesaggio Maria Giulia Da Sacco, potrebbe giocare a nostro favore.