Foto di Valentino Slemer.

Nato il 3 febbraio 1937, nel comune di Grezzana, Calisto Marcolini appartiene alla generazione temprata dai danni della Seconda Guerra Mondiale e impegnata per tutta la vita a creare, a produrre opere uniche e ad offrire occupazione. Ama e coltiva, con tanta passione, le rose che hanno le spine, però sono uniche ed inconfondibili, come lo sono gli industriali che tuttora contribuiscono al benessere della Valpantena.  

Era il 1955, quando iniziò la storia dell’imprenditore Marcolini di poche parole e tanti fatti. Aveva 18 anni ed entrò in una delle piccole aziende di Lugo, che trasformavano i blocchi di marmo in piastrelle per pavimenti. Fin da subito emerse il suo interesse a capire i meccanismi che legano produzione, consumo e vendita. Poi nella vita ha più volte dovuto e saputo rimboccarsi le maniche.

Nel 1960 fondò a Stallavena la «Marcolini Marmi», in società con il fratello Danilo. Il fratello poi prese strade diverse. Per la Marcolini Marmi Spa, gli ordini crescevano, così l’esigenza di nuovi spazi, tanto che all’inizio degli anni Settanta, in Zai a Grezzana, costruì la nuova azienda che, in pochi anni, divenne leader a livello internazionale. I suoi marmi si trovano nella Città delle Scienze dell’Industria di Parigi, nel palazzo Tin Shui Wai di Hong Kong, a Mosca nella Victory Park Metro Station e nel Palazzo reale di Giordania, per citare solo alcune sue opere. Nel 1964 Calisto sposò Franca Scandola, altra tempra forte, allora segretaria a L’Informatore del Marmista, che ha poi sostenuto in tutte le scelte il marito, collaborando attivamente. Già per Marcolini, riservato e discreto, gli è venuto sempre spontaneo condividere con la famiglia e i fidati collaboratori la grande passione per il suo “cantiere”, così chiama tutt’oggi la sua azienda, a conferma che è sempre in fase di innovazione tecnologica, per riuscire a soddisfare le esigenze del mercato.

Dall’affiatata coppia nacquero due figli entrambi laureati (Economia e Commercio) e impegnati in azienda. Gianluca iniziò giovanissimo (appena diciottenne). Andava in azienda nel tempo libero e apprendeva dal padre la passione per la pietra naturale, l’efficienza nella lavorazione e la tempestività nel servizio al cliente. Negli anni capì che bisognava aprirsi ai nuovi mercati (USA in particolare) e offrire materiali pregiati. Il padre Calisto andava orgoglioso di questa nuova ventata di gioventù. Anche la figlia Nicoletta entrò in azienda nell’ambito amministrativo e della comunicazione. Purtroppo, Gianluca nel 2006, a soli 41 anni, di rientro dal Madagascar diretto alla Fiera di Dubai perse la vita in un incidente aereo.

Così Calisto tornò a tempo pieno in azienda e superò la crisi del settore lapideo del 2008, grazie alla sua abilità di guardare avanti verso nuovi obiettivi: proteggere l’ambiente rendendo l’azienda autonoma sotto il profilo energetico, dotandola di nuovi macchinari, di un impianto per il ciclo completo dell’acqua impiegata nella lavorazione del marmo, di energia pulita con il fotovoltaico e infine circondando i padiglioni di prato (all’inglese) e piante di olivi. Al Marmomacchine del 2012, grazie alla figlia Nicoletta, ha presentato l’innovazione digitale: un’applicazione, da installare sul cellulare o sul tablet, dalla quale i clienti possono vedere tutti i prodotti in tempo reale.  

Calisto Marcolini è stato uno dei soci fondatori del Consorzio Marmisti della Valpantena (fu anche presidente): convinto che «gli imprenditori del settore per crescere devono rimanere uniti». Oggi, come tutti gli industriali del lapideo, sta cercando di superare la crisi mondiale provocata dal Coronavirus, mentre segue la carriera scolastica dei tre nipoti Camilla, Caterina e Giovanni, auspicando per loro un futuro ricco di soddisfazioni.