Primo ospite della puntata odierna di Buongiorno Verona Live, su Tele Radio Adige, è stato Giacomo Venturi, allenatore del Chievo Verona Women: intervistato dalla giornalista Giorgia Preti, ha raccontato la sua carriera calcistica sino all’arrivo nella panchina in qualità di mister.

Giacomo, è arrivato solo da qualche mese ad allenare le ragazze del Chievo Verona Women. Ma partiamo dall’inizio: quali sono state le tappe più rilevanti della sua carriera calcistica?

La mia carriera non è stata niente di memorabile, ma devo dire che è iniziata davvero molto presto: i primi calci al pallone li ho tirati quando avevo 6 anni. Il mio percorso si è protratto fino ai 28, quando poi ho deciso, per diverse ragioni, sia lavorative sia legate a un infortunio, di smettere. Allora ho capito che forse era giunto il momento di trasmettere qualcosa di buono agli altri.

Beh, qualcosa di curioso da raccontare lo avrà sicuramente!

Aneddoti ce ne sono fin troppi, nel calcio dilettantistico, ma meglio se li lasciamo nel cassetto.

Per quanto riguarda invece la carriera da allenatore, sappiamo che è cominciata ben prima dell’approdo al Chievo Verona Women…

Sì, esatto, penso sia ormai la decima o undicesima stagione in cui ricopro il ruolo di allenatore: ho iniziato con i piccolini, ai tempi della Gabetti Valeggio, una società che amo ricordare sempre perchè mi sono trovato bene, ci avevo giocato negli ultimi anni di carriera e in seguito ho iniziato ad allenare i ragazzini, i pulcini da loro e poi negli anni, piano piano, sono sempre salito con le categorie fino ad arrivare alle prime squadre e alle mie fanciulle, oggi, come amo chiamarle (ride, ndr).

È la prima esperienza nel calcio femminile, giusto?

Si si assolutamente, è la prima esperienza. Già da tempo maturavo l’idea di allenare una squadra femminile, ma non pensavo arrivasse così presto. Poi invece nella vita, come sempre, oltre all’idea ci vuole la circostanza: ed è successo. Ora sono molto felice, è stata una delle decisioni più belle che ho preso negli ultimi anni.

Al Chievo sei arrivato a luglio, quindi hai preso in mano la squadra da qualche mese. Com’è il gruppo?

È una squadra che io avevo già iniziato a seguire prima di diventare allenatore: nel finale della stagione scorsa il gruppo mi aveva colpito per il cuore, la grande passione che avevano le ragazze, anche nella difficoltà di un campionato conclusosi con una salvezza nelle ultime giornate, però avevo sempre apprezzato in loro la voglia di non mollare mai.Tutto è nato sotto una buona stella a quanto sembra. Ora andiamo avanti cercando di portare a casa sempre più soddisfazioni.

Sono tutte ragazze che davvero tanta voglia di impegnarsi e dimostrare quanto valgono. Tra di loro, però, forse ce n’è una che spicca più delle altre: Valentina Boni, capitano storico.

Capitano storico e lo sarà ancora per tanti anni: deve resistere perché è un esempio clamoroso per tutte le ragazze in allenamento, è sempre la prima a spingere il gruppo con un entusiasmo contagioso. Io la vedo giocare dalla panchina e mi fa venire voglia di rimettermi gli scarpini e fare due passaggi con lei che è veramente incredibile, ha una passione enorme.

Parlando ora del campionato: siamo partiti con i primi cinque match, come sta andando?

Fino ad adesso dire che sta andando bene. Ci vuole ancora un po’ di tempo secondo me per capire i reali valori di questo campionato che è veramento è molto competitivo. Io penso che tra un mesetto le idee saranno un po’ più chiare. Però noi stiamo facendo quello che dobbiamo e siamo contenti di essere lì.

Il 31 ottobre incontrerete il Como Women, una squadra da temere.

In classifica a loro manca un recupero, che devono ancora giocare, e quindi potenzialmente potrebbe essere più alta in classifica. Una squadra costruita per vincere il campionato. A quanto so svolgono anche una preparazione settimanale da professionista, perché mentre noi ci alleniamo le 8 di sera loro credo si allenino nel pomeriggio, per cui posso dire che è una squadra molto forte. Però, come dico sempre, noi stiamo dando filo da torcere a chiunque, lo abbiamo visto anche ieri in coppa e quindi andiamo a Como per portare a casa il massimo possibile

L’obiettivo, anche se è presto per dirlo?

È sempre quello di arrivare alla domenica successiva, di andare in campo e di uscire dopo le due ore di partita con la consapevolezza di aver dato tutto. A me non piace porre obiettivi di classifica finali, non lo ritengo opportuno.

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