di Matteo Lerco

Ieri, oggi, domani. Si scrive «Calcio Caldiero Terme», si legge «Berti»: il filo che lega una delle maggiori realtà calcistiche dell’Est veronese al cognome leader nel settore delle macchine agricole è inscindibile. Il viaggio, partito nel lontano 1989, è stato tortuoso e colmo di insidie, ma ha riservato degli scorci estremamente estasianti. Se prima la partnership aveva assunto la veste della sponsorizzazione, nell’ottobre del 2004 Filippo Berti è sceso in campo in prima persona, prendendo in carico l’intero movimento occupandone la posizione di massimo vertice. Con oltre un quindicennio di presidenza alle spalle, il patron gialloverde riavvolge il nastro di ciò che è stato, proiettandosi verso ciò che sarà. Perché nel calcio, come nella vita, chi si ferma è perduto. 

«La mia famiglia è sempre stata un tutt’uno con questi colori – commenta Berti – personalmente sono al comando dal 2004, anno in cui, considerate le difficoltà in cui stava versando la società, ho deciso di entrare in gioco in prima persona. Il cammino è stato indubbiamente intricato, ma fortunatamente non sono mancate le soddisfazioni, una su tutte l’approdo nel massimo torneo semiprofessionistico. La Serie D è stato il riconoscimento di innumerevoli sacrifici: siamo orgogliosi di calcare un palcoscenico che punteremo a difendere ad ogni costo anche nella stagione ormai alle porte». 

Un pianeta attorno al quale far orbitare diversi satelliti. Il Caldiero negli anni si è imposto sempre più come solido punto di riferimento a livello calcistico – nonché sociale – per tutto il territorio. «La recente nascita del SSD Soave si deve leggere proprio in quest’ottica – prosegue – come Caldiero avremo la piena gestione delle annate 2004 – 2015, i cui ragazzi saranno a tutti gli effetti nostri tesserati, mentre la prima squadra e la juniores verranno amministrate da tre nostri collaboratori che cureranno lo sviluppo dei relativi progetti. Come mi immagino questa ripartenza? Paradossalmente non mi fa paura l’aspetto della sanificazione, considerato che ci siamo strutturati per tempo. A preoccuparmi è piuttosto è l’incertezza che ancora aleggia sulla ripartenza stessa, con molte famiglie che sono ancora dubbiose sull’iscrivere o meno i ragazzi. Ciò che non muterà è di certo la passione che abbiamo nei confronti del gioco: se manca quella non si può pensare di fare calcio a livello dilettantistico».