Cinquant’anni di carriera vissuti sempre ai massimi livelli, passando da un trionfo all’altro, tra un sorriso, una gag e un passo di danza, nei circhi e nei teatri più importanti del mondo. David Larible, veronese classe 1957, oltre che clown è anche ballerino, cantante, musicista e giocoliere. Dopo aver ricevuto numerosi premi, tra cui l’ambitissimo “Clown d’Oroal Festival Internazionale del Circo Montecarlo, lo scorso 26 settembre ha ricevuto al Teatro Salieri di Legnago il “Salieri di Platino”, omaggio alla sua iconica carriera. Si è raccontato ai nostri microfoni, dalle recite scolastiche all’importanza di mantenere la propria genuinità.

Com’è nata la sua passione per questo mestiere?

Io provengo da una famiglia di artisti circensi. La passione è nata vedendo questi grandi clown che si esibivano nella compagnia di papà. Sono cresciuto con questi geni della clowneria e della comicità e mi è sorto spontaneo il desiderio di essere come loro, e non un acrobata, come invece era mio padre. Al tempo non c’erano le scuole di circo, la scuola era la famiglia, quindi ho imparato tutto lì.

Quella del clown è una comicità che non stanca mai. Qual è il segreto?

Secondo me è la spontaneità e il ricercare le cose semplici e genuine. Il clown non fa altro che prendere in giro il genere umano e quindi noi stessi. Una cosa che il mio mestiere insegna è non prendersi mai sul serio. Il segreto quindi è ridere di se stessi: il clown ci fa capire che ognuno di noi prima o poi farà cose buffe che causeranno ilarità, quindi non serve a nulla viversi troppo seriamente. Andando fuori dagli schemi si riesce a creare un’empatia con quelle persone che invece pensano di rientrare in questi schemi.

Quindi potremmo dire che il suo personaggio si mescola alla sua persona e viceversa?

C’è molto di uno nell’altro. Il clown non è un attore: l’attore annienta la sua personalità per entrare in quella del personaggio che interpreta. Il clown non si annienta, anzi, trasporta la sua personalità nel suo personaggio, che non interpreta ma vive. Se ci pensi, non si dice mai “io interpreto il clown”, ma “io sono un clown”. Grandi personaggi come Totò, Charlie Chaplin sono stati dei clown prima che attori: la loro personalità e il loro personaggio erano sempre gli stessi, nonostante cambiassero le situazioni intorno a loro. Lo stesso Roberto Benigni è un po’ un clown. Allo stesso tempo devi sapere recitare, ma è una recitazione diversa: reciti delle situazioni, non un personaggio.

E il suo personaggio, invece, com’è nato?

Il mio personaggio si ispira a un film di Charlie Chaplin, Il monello. Chaplin qui interpreta un bambino pestifero, che ne combina di tutti i colori. Trovavo questo personaggio molto libero e ingenuo, in maniera profonda però, e quindi sono partito da lì. Poi il mio personaggio si è evoluto e ha preso delle sfaccettature e delle vie che non mi aspettavo; il clown perpetra infatti una costante ricerca e sperimentazione all’interno della sua stessa natura, solo così si può ritenere un artista. Imparare a memoria e non crescere mai non ti rende un artista, ma un buon artigiano dello spettacolo.

Lei lavora in tutto il mondo, ma è originario di Verona. Qual è il suo rapporto con la città?

Io la quinta elementare l’ho fatta a Castel San Pietro, in un collegio di suore. Ogni mattina mi svegliavo vedendo Verona sotto di me, quindi inevitabilmente ho un legame molto stretto. Lì avevo i miei compagni di scuola, giocavo a calcio…e poi sono un “mezzo matto”, questo mi rende un vero veronese. Il collegio si chiamava Ettore Calderara, il mio numero era il 60. Ricordo molto bene una suora, Suor Gabriella, che era appassionata di recite. Un giorno aveva bisogno di un comico e, conoscendo le mie origini circensi, mi aveva proposto di prendere parte a una serie di sketch. Io accettai e fu un successo incredibile. Da quel giorno ho capito di avere dei privilegi: a scuola l’insegnante mi dava sempre una caramella, un cioccolatino, un regalo…Questo mi ha fatto rendere conto che c’era del potenziale e una possibilità per una carriera futura.

In questi prossimi mesi dove la potremo vedere?

Il mese di ottobre sarò in tour in Israele, poi negli Stati Uniti e poi dal 20 dicembre al 31 gennaio sarò di nuovo in Italia per qualche data.

Un’ultima domanda: come mai secondo lei a molti bambini fanno così tanta paura i clown?

Forse per via del trucco molto eccessivo. Devo dire però che con me non è mai successo, forse perché il mio personaggio e il mio costume non sono molto aggressivi. Credo che a spaventare sia il non sapere cosa ci sia dietro la maschera e dietro a tutti quei colori.

banner-gif
Articolo precedenteA Verona torna Hostaria
Articolo successivoAll’Arena di Verona i vent’anni di Notre Dame de Paris sono un trionfo