Davide Cervellin

È veronese, ha 42 anni e potremmo definirlo, senza timore di esagerare, un guru del mondo lavorativo. Davide Cervellin, attualmente Chief Marketing & Digital Officer di CairoRCS Media, delle sue innumerevoli esperienze internazionali ha fatto tesoro negli anni: da Booking.com a PayPal, da Ebay a Telepass, Davide ha sempre avuto la propensione a lavorare con i dati e a viaggiare, se necessario, fuori dai confini italiani per trovare il suo spazio nel mondo. L’unica costante? Le “grandi aziende”. È lì che Davide Cervellin ha trovato la sua dimensione e la “forma mentis” necessaria ad avere successo nel lavoro e nella vita. Piccoli accorgimenti e atteggiamenti che possono fare la differenza e che Davide ha riunito, prima in un libro “Office of Cards” e poi nell’omonimo podcast.

Davide, qual è il suo background?

Io sono ingegnere prima di tutto. Sono nato a Verona, cresciuto a Verona e ho studiato a Milano ingegneria elettrica. E poi quando mi sono laureato ho iniziato a lavorare direttamente a Milano e da lì è iniziata una carriera che si è snodata su vari Paesi. Sono andato a vivere in Svizzera per un anno e mezzo, ho vissuto anche a Londra per cinque anni, ho vissuto in Olanda per un anno e mezzo. Ho avuto anche alcune esperienze internazionali con team che iniziavano a Singapore e finivano a San Francisco. È una carriera che si è sviluppata soprattutto nel mondo dei dati, delle aziende digitali quando erano settori nascenti. Poi a un certo punto ho sentito il desiderio di ritornare in Italia.

Come funziona una grande impresa?

Purtroppo le grandi aziende servono perché creano prodotti e servizi che toccano milioni di persone, però hanno delle dinamiche da grande azienda. Spesso e volentieri si dice che le grandi aziende sono lente a prendere decisioni o che decide solo il capo. E questo è per molti causa di frustrazione. Io ho avuto modo nella mia esperienza di lavorare quasi solo in grandi aziende e un giorno mi sono svegliato e ho capito che queste regole che non hanno senso, questi luoghi comuni, non li puoi cambiare. Ma una volta che li accetti puoi usare una serie di metodologie che ti permettono di creare un approccio che ti permette di avere successo, fare carriera, essere quindi felice.

Come è nato il suo libro “Office of Cards”?

Una sera ero a cena con alcuni amici e startuppari e dicevano che non avrebbero mai lavorato in una grande azienda. E sostanzialmente mi hanno fatto una provocazione, perché io cercavo di spiegare loro quello che avevo imparato sulla mia pelle, sbagliando anche un sacco di volte. Allora mi hanno suggerito di scrivere un libro e l’ho fatto mentre vivevo a Londra, quindi era in lingua inglese.

Da dove arriva quindi il podcast?

Dopo qualche tempo mio fratello mi ha presentato a un podcaster abbastanza famoso in Italia che si chiama Valerio Russo, che ha un podcast che si intitola “Talent Bay”. Valerio Russo mi ha ospitato nel podcast per parlare del libro e il giorno dopo ho ricevuto una cinquantina di richieste su LinkedIn di gente che voleva saperne di più, ma il libro era in inglese. Valerio mi ha quindi suggerito di fare un podcast, che ora si trova dappertutto. Nelle puntate parlo dei contenuti del libro ma lo faccio confrontandomi con degli ospiti che vado a intervistare, che mi raccontano la loro storia, il la loro carriera. Ad oggi, a tre anni e mezzo di distanza, siamo arrivati a oltre 110mila download quindi è abbastanza popolare.

E il titolo che significato ha?

“Office of Cards” l’ho scelto un po’ per citare la serie tv Netflix “House of Cards”, perché è una serie tv dove, un po’ come nelle grandi aziende, accade poco, c’è molto dialogo, ma c’è sempre un grande evento che sconvolge la storia. Il secondo motivo riguarda proprio la casa di carte: quando si facevano con le carte da briscola erano belle ed eleganti, ma bastava un niente per farle cadere. Secondo me è una bella metafora del mondo delle grandi aziende in cui hai bisogno degli altri, perché nelle grandi aziende non c’è una decisione che può essere presa da una singola persona. Per farlo servono relazioni, che si costruiscono ad ogni interazione. E quello che ho cercato di scrivere nel libro sono gli approcci anche molto concreti per riuscire a scaricare a terra l’entusiasmo che uno ha in un contesto dove tutto l’entusiasmo che hai non basta, perché ci vuole anche il linguaggio, le tecniche, gli approcci per portarsi a bordo tutta l’azienda.

Ci sa fare qualche esempio?

Per esempio nel libro spiego come mettere costruire una relazione dove viene messo al centro una persona. Perché se metto l’altra persona al centro, l’altra persona si sentirà gratificata, tenderà ad aprirsi molto di più e ti dà elementi che ti consentono di costruire la tua storia attorno ai capisaldi nella mente di questa persona e soprattutto ti permettono di avere una relazione dove il grosso del lavoro lo fa l’altra persona. Chiaramente devi fare ascolto attivo. E questa è stata la chiave per me per riuscire a capire non solo l’altra persona in quanto essere umano, ma anche con tutto quello che rappresenta.

E nel futuro di “Office of Cards” cosa c’è?

Office of Cards oggi è fatto di quattro pilastri: il libro, il podcast, un canale YouTube dove condivido dei brevi video di 5 minuti, delle “pillole”, oppure video più lunghi di “How to…”. Il quarto pilastro è una newsletter che ho lanciato a fine agosto in occasione del mio compleanno e che pubblico tutte le domeniche mattina: nella newsletter prendo una cosa che succede durante la mia settimana e ci ragiono intorno. Vedremo se funzionerà.

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