L’italiano che vive all’estero è estremamente riconoscibile. In valigia, oltre ai vestiti, ha solo un altro oggetto indispensabile, al quale non è disposto a rinunciare: la moka. Nasce così il mito degli italiani ineguagliabili bevitori e intenditori di caffè: una leggenda, tutta “made in Italy”, completamente falsa. Ma come quest’ultimo, sono tanti i miti da sfatare sul mondo del caffè, un universo vasto e affascinante che conta milioni di “addicted” al mondo (tra i quali la sottoscritta) che è, però, più complicato di quanto si possa pensare.

Davide Cobelli ce lo ha confermato. Torrefattore e divulgatore veronese che da circa un decennio si è dedicato al caffè in ogni sua sfumatura, Davide ha trasformato la sua passione in lavoro, tentando di avvicinare sempre più persone a una bevanda di qualità che poco ha a che fare con il caffè che siamo abituati a bere quotidianamente. «Noi italiani abbiamo nel sangue l’essere un po’ i migliori di tutto e in tutti i campi e nel caffè non siamo da meno. Non siamo gli scopritori del caffè, non siamo i maggiori consumatori di caffè e ti dirò di più: non consumiamo nemmeno i migliori caffè del mondo. È vero anche che lo stile italiano, il rito del caffè ce lo invidia tutto il mondo».

Ma come riconoscere il caffè “buono” da quello più scadente? «Il caffè di alta qualità è super profumato, deve avere note di nocciola, di cioccolato, di frutta. Deve essere come un vino. Eppure non siamo capaci di riconoscerlo perché il nostro corpo è assuefatto a quel tipo di sensazione e gusto e li associamo a “casa”».

Sono tanti i miti ancora da sfatare e sui quali Davide ci ha bacchettato. Tra questi la pulizia della moka: «La moka va pulita perché è una pentola a tutti gli effetti. Non va messa in lavastoviglie, ma va pulita accuratamente dopo l’uso». E lo zucchero, nel caffè, va messo oppure no? «Molti miei colleghi potrebbero dire che il caffè va bevuto solo senza zucchero e sono d’accordo. Noi comunque tendiamo a non influenzare o spingere il consumatore a berlo diversamente rispetto al solito perché  il nostro compito è quello di avvicinare il consumatore a questo mondo. Sappiate che è un po come parlare di una donna: se è bella non ha bisogno di troppo trucco».

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