Foto di Dario Boemia

Alessia Gazzola è tornata in libreria con la nuova serie Questione di Costanza (Longanesi). La protagonista è Costanza Macallè: una madre single di ventinove anni, con una laurea in Medicina che vorrebbe utilizzare e un bando di ricerca di un anno vinto all’Istituto di Paleopatologia di Verona, città in cui vive la sorella minore. L’autrice, originaria di Messina e residente a Verona, in questi anni ha conquistato i lettori con i romanzi de L’allieva e il personaggio di Alice Allevi, aspirante medico legale, pasticciona ma dotata di grande intuito investigativo: una serie diventata poi anche un successo televisivo con Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale. Oltre alla serie de L’allieva, Alessia Gazzola è anche autrice di Non è la fine del mondo e Lena e la tempesta.

Com’è nata l’ispirazione per Questione di Costanza?

È nata dopo aver seguito per caso un servizio in tv sulle indagini svolte da un vero team di paleopatologi sui resti di Cangrande della Scala. I loro studi hanno dimostrato infatti che era stato avvelenato con la digitale. Mi è sembrato uno spunto narrativo davvero interessante ed ero anche sorpresa che ancora non ci fosse un romanzo con un paleopatologo come protagonista. Così l’ho inventata io, perché mi dava l’opportunità di proseguire nel mio filone in cui posso sviluppare delle indagini “mediche”, non necessariamente declinate come ‘romanzo giallo’.

Ci può anticipare qualcosa su Costanza Macallè?

Costanza è una giovane dottoressa siciliana che, fresca di specializzazione in anatomia patologica, vorrebbe trasferirsi in Inghilterra ma in attesa di realizzare questo sogno accetta di lavorare per un anno come assegnata di ricerca in un immaginario istituto di paleopatologia. Ha una bimba di tre anni di nome Flora ed è una mamma single, perché le circostanze della nascita della piccola sono un po’ particolari… e ne parlerò proprio in questo romanzo. Perché nelle mie storie la vita personale della protagonista è sempre centrale e non marginale.

Perché ha scelto di ambientare questa storia a Verona?

Perché amo Verona. Mi ha adottata quattro anni fa e dopo una prima fase di ambientamento ho iniziato a sentirmi a casa. E poi è una bellissima città che offre grandi suggestioni per ambientarci una storia. Del resto non ho inventato niente, Shakespeare l’aveva già capito ben prima di me! E poi mi piaceva anche l’idea di raccontare la città in cui vivo, che ho imparato a conoscere pian piano e che riserva sempre sorprese. 

Quanto c’è di autobiografico nelle protagoniste dei suoi libri?

Solo il punto di partenza, e neanche sempre. In Alice era l’essere una specializzanda in medicina legale, in Costanza il trasferimento da sud a nord e l’esperienza della maternità. Con Lena non ho molti punti in comune, mentre Emma mi somiglia di più ma non c’è nulla di autobiografico in lei. Il fatto di scrivere in prima persona singolare non significa che i miei libri siano i miei diari.

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Numerosi successi letterari, una serie tv e il Premio Bancarella. Qual è il momento più significativo di questi anni?

La serie TV è forse stato uno spartiacque dal punto di vista della notorietà. La serie è entrata nelle case di quasi sei milioni di italiani e sono numeri che con i libri è pressoché impossibile raggiungere. Momenti felici ce ne sono stati molti e penso che anche la vittoria del Premio Bancarella meriti uno spazio in una ideale top five dei momenti più speciali, perché è un riconoscimento assegnato dai librai che sono in prima linea tra autori e lettori.

Qual è il suo sogno più grande?

Poter continuare ancora a vivere dei miei libri, e avere come adesso uno zoccolo duro di lettrici e lettori che mi segue e mi aspetta con fiducia.