Ci riceve nella sua casa atelier di via Cantarane, che per un pomeriggio sconvolge la nostra geografia e si avvicina un po’ a quella Parigi, per tutti capitale dell’haute couture.
Qui però, c’è la complicità di una vibrante Veronetta per questo incontro a dir poco sorprendente.
Ennio Castellani ci riceve nello stesso salone che in 50 di carriera ha ospitato, stagione dopo stagione, le sfilate che in anteprima mostravano a una sessantina di ospiti quelle meravigliose collezioni, nate solo dal suo estro creativo. Ora qui c’è un tavolo pieno di album zeppi di schizzi e bozzetti, abiti tratteggiati con il garbo e l’eleganza che contraddistinguono Ennio: tripudi di sete plissettate, mantelle di prezioso cashmere e lunghi abiti in seta. Tutto nasce grazie «a una madre eccezionale», grazie a lei che da autodidatta cuce e crea meraviglie di stoffa davanti allo sguardo curioso di Ennio, in una Padova sconquassata dalla seconda guerra mondiale.

Ennio Castellani


Mentre cuce forse Maria non sa che, punto dopo punto, pian piano imbastisce anche il futuro di Ennio, che poi farà di tutto per frequentare l’Accademia di Belle arti di Venezia.
«Continuavo a dire che da grande avrei voluto fare la MODA, la moda scritta tutta in maiuscolo, e diventare un grande stilista, non un semplice sartorello». Dopo alcuni mesi in Accademia, Ennio viene presentato a Maso, grande sarto di Padova, che con lungimiranza sentenzia «il ragazzo ha della stoffa». Dopo qualche tempo passato così a bottega, nel 1957 approda a Milano all’Accademia di Moda e Costume Koefia, gli anni fondamentali in cui Ennio mentre studia lavora anche per importanti sartorie, per poi arrivare a Firenze e, infine, fare ritorno a Verona. Prima qualche anno come stilista per la ditta Club e poi finalmente la creazione della ditta denominata La Maison di E. Castellani.


«Da bambino continuavo a dire che da grande avrei voluto fare la MODA, la moda scritta tutta in maiuscolo, e diventare un grande stilista, non un semplice sartorello».

«All’inizio c’era mia sorella Ivana a dirigere il laboratorio, con le mani di una fata e la testa di una vera manager, e poi sono arrivate le prime dipendenti: siamo partiti con quattro cucitrici che eseguivano magistralmente manufatti di alto artigianato, che pian piano sono poi diventate più di venti».
Al suo fianco, sempre, «un’altra donna meravigliosa»: Esa, moglie, architetto e consigliera fidata.
La prima sfilata siglata EC, davanti alle siore e siorette di Verona, è al Circolo Ufficiali.
«Amavo concludere ogni defilé con un abito da sposa, che poi nessuna signora avrebbe acquistato perché non si può indossare un abito che tutti hanno già visto. Così, tutti finivano nelle mani di qualche ragazza ospite del vicino orfanotrofio femminile di via Cantarane».
E poi da lì, e dall’intuizione di Esa, ben presto arriva anche il pronto moda, e così i lini, le sete e le lane siglate EC portano l’eccellenza italiana anche oltre i confini nazionali: siamo negli anni ’70 e le creazioni Castellani arrivano fino a New York, New Orleans, Hong Kong, Tokio. È la moda di Verona che arriva in tutto il mondo.
Fino al 2001, anno in cui Ennio chiude il suo atelier per dedicarsi alla sistemazione del suo archivio e alla formazione e alla divulgazione, mettendo a disposizione di giovani creativi la sua esperienza. «Oltre al talento, dono rarissimo, sono convinto che sia la modestia la dote più importante da avere, se si vuole arrivare lontano».
Oggi, servirebbe, o forse serve, un museo per poter raccogliere, custodire e accarezzare tutto quello che Ennio ha creato, anche per Verona.