Anna Fiscale, presidente e fondatrice dalla Cooperativa Sociale Quid di Verona.

Mi sembra ancora di vederla, circa otto anni fa, in piazza Carlo Ederle a Grezzana durante la seconda edizione della fiera della robotica Roboval. Lì, in mezzo a tanti giovani, giovanissima pure lei, 24 anni, da poco laureata, prima in Economia e Management all’Università di Verona e poi in Relazioni Internazionali alla Sciences Po – Bocconi, a presentare ad alcuni imprenditori della zona, in occasione dello StartUp Day 2013 dell’associazione Innoval Young, la sua idea rivoluzionaria di impresa sociale. Il 26 maggio di quell’anno, di domenica, conobbi per la prima volta Anna Fiscale e il suo progetto “Quid”. Oggi quella sua idea ha la forma elegante e preziosa di una cooperativa sociale riconosciuta a livello europeo come innovatore sociale, grazie proprio alla determinazione della sua fondatrice e del suo staff, ma soprattutto per il fine che persegue. Come si legge nella descrizione del Company Profile, «dal 2013 Quid trasforma la moda Made in Italy per trasformare il mercato del lavoro in Italia, rendendolo più inclusivo soprattutto per le donne». Merito questo che è valso ad Anna numerosi riconoscimenti, tra cui l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana lo scorso 28 dicembre.

Le collezioni a marchio Progetto Quid ed Essenza nascono da metrature ridotte di tessuti in eccedenza e di fine-serie, recuperate grazie a una rete di tessutai e di brand partner, peculiarità che consente, tra le altre, un ridotto impatto ambientale. La cooperativa, di tipo B, che confeziona gli abiti è un laboratorio sartoriale con sede ad Avesa, in provincia di Verona, ed occupa persone, prevalentemente donne, in condizioni di svantaggio o fragilità, creando opportunità d’impiego stabile, formazione e crescita lavorativa; in quest’ottica Quid ha aperto anche due laboratori all’interno del carcere di Montorio.

Il management della cooperativa è costituito per il 90% da donne di età compresa tra i 25 e i 40 anni. Ad aprile 2013 Quid registrava un fatturato di 90 mila euro con cinque dipendenti, due collaborazioni e 15 chilometri di tessuto recuperato. Nel 2019 il fatturato è stato di 3,119 milioni di euro, realizzato con 138 dipendenti, 20 collaborazioni e 250 chilometri di tessuto lavorato. Le collezioni sono presenti in tre negozi monomarca (Verona, Mestre, Bassano), in due outlet (Vallese e Cadriano), online e in 73 punti vendita multibrand situati in tutta Italia.

Durante la pandemia Covid19, in particolare nel lockdown, la produzione e i punti vendita sono stati chiusi, ma si è subito attivato un team interno per la prototipazione di modelli di mascherina riutilizzabile in tessuto anti-microbico e anti-goccia, che ha portato alla nascita di Co-ver, dispositivo riutilizzabile certificato da filiera interamente Made-in-Italy.

Presidente Fiscale, nel maggio del 2013, a Grezzana, abbiamo conosciuto in anteprima la sua idea di impresa sociale. Avrebbe mai pensato che da quel sogno suo personale arrivassero soddisfazioni professionali, imprenditoriali, e istituzionali come quelle che abbiamo potuto constatare in questi anni?

All’epoca, la sfida era così grande che ci obbligava a vivere nel presente, senza proiettare troppo in là sogni, ambizioni o successi. Oggi, per necessità pianifichiamo di più e meglio, ma di quegli anni manteniamo un elemento fondamentale per collezionare successi: divertirci. Io per prima sono appassionata del mio lavoro ed è importante che anche il mio team lo sia. Essere imprenditori è un processo creativo, nel quale è importante mantenere l’approccio di un bambino che gioca: divertirsi con serietà in ogni singolo istante, prendersi qualche secondo per sognare e poi riprendere a costruire, disegnare e anche sbagliare, certamente. Ma sempre divertendosi.

Lo sviluppo che ha avuto fino a questo momento la Cooperativa Sociale Quid rispecchia fedelmente il suo/vostro progetto iniziale? Cosa l’ha sorpresa di più in termini di crescita o di impatto sociale?

Sì, lo rispecchia decisamente, posso dire che a otto anni di distanza manteniamo la freschezza, la grinta e l’energia delle prime armi, con qualche esperienza in più e anche qualche capello bianco in più! Un ingrediente decisivo per il nostro successo è stata sicuramente la ricettività e l’entusiasmo con cui la business community ci ha accolti e sostenuti, immaginando e tracciando con noi una supply chain della moda ibrida e sostenibile. Il nostro grazie va dunque ai tessutai che ogni anno ci donano decine di chilometri di tessuti di eccedenza così come alle realtà imprenditoriali grandi e piccole che credono nei nostri progetti di fornitura etica: ogni accessorio, ogni capo è un miracolo di collaborazione.

Tanti riconoscimenti e tanti premi. Ora l’onorificenza del Capo dello Stato. Cosa significa per lei essere Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana?

Questo titolo è un grandissimo onore: sancisce agli occhi del Paese e della società civile e politica l’importanza dell’imprenditoria sociale come strumento di riscatto e di giustizia. La scelta del Presidente Mattarella nobilita un settore – il terzo settore – a mezzo di impegno civile e politico (e non partitico). Il fatto che tra quanti (e quante!) sono stati insigniti di questo riconoscimento ci sia un’imprenditrice sociale che lavora a favore dell’inclusione lavorativa significa l’impegno a onorare il diritto al lavoro, un principio costituzionale tanto bello quanto difficile da realizzare.

Che significato ha per lei la parola “riscatto”?

I talenti nascosti che abbiamo scoperto e coltivato in questi anni punteggiano la nostra orbita di successi non scontati. Per vocazione, ci rivolgiamo proprio a chi è escluso dal mercato del lavoro, e tante purtroppo sono le storie di emarginazione lavorativa che raccogliamo: c’è chi non ha avuto la possibilità di accedere a un lavoro, c’è chi l’ha visto scomparire e c’è chi si è allontanato. L’incontro, l’avvicinamento e a volte il riavvicinamento tra una persona e il lavoro è un momento emozionante, per tutte le persone che vi prendono parte. Nello spazio lavorativo ci si plasma e si plasma: si costruiscono sogni, vedute, aspirazioni e progetti di vita. Tutti in Quid siamo fieri di fare la nostra parte perché l’altro fiorisca.

Come immagina il futuro della Cooperativa, potrebbe diventare un modello per altri?

Si diventa modelli per gli altri non smettendo mai di guardare agli altri e di imparare dagli altri: non c’è leadership che non passi da una dinamica di confronto paritario. Per quanto ci riguarda, puntiamo a essere dialettici: il confronto con l’imprenditoria ci permette di mantenere alta la nostra visione di sostenibilità economica. Portiamo questa ambizione in un terzo settore che solo in anni recenti nel nostro Paese si è confrontato con la dinamica virtuosa della sostenibilità economica. Il nostro essere radicati nel terzo settore e nel sociale ci dà una visione improntata alla sostenibilità sociale e ambientale, un orizzonte che condividiamo con l’imprenditoria privata, un settore che in questi ultimi anni ha cominciato a comprendere e ad abbracciare anche queste sfide.

Altri premi e riconoscimenti

Cooperativa Quid ha ricevuto nel corso degli anni prestigiosi riconoscimenti, tra cui: European Social Innovation Competition (2014), European Civil Society Prize (2017), Lighthouse Activity nella categoria “Women for Results” di Momentum for Change assegnato dalle Nazioni Unite – UNFCCC (2017).