Federico Schinardi

Formazione scientifica, animo da letterato e una fantasia che si potrebbe definire “burtoniana”. Federico Schinardi, 21 anni, studente all’ultimo anno di lettere all’Università di Padova, è l’unico veronese nella rosa dei semi-finalisti alla 26^ edizione del Premio Campiello Giovani e la passione per la scrittura, come ci confessa, l’ha sempre avuta: «Quando ero alle elementari mi piaceva scrivere, ma ero negato totalmente: facevo fatica a mettere per iscritto quello che pensavo». Eppure, ora, a distanza di diversi anni, la scrittura si potrebbe definire il suo “pane quotidiano”. A confermarlo sono le due semi-finali e la finale del Premio Campiello Giovani, a cui è approdato negli anni scorsi, un lavoro da copywriter freelance e, naturalmente, un sogno nel cassetto: «Le mie passioni sono sempre state l’insegnamento e la scrittura e quindi ho deciso di studiare lettere moderne per diventare insegnante di italiano».

Ad avviarlo sulla strada giusta, in giovane età, è stato il nonno: «Alla fine della quinta elementare mi regalò dei libri di Emilio Salgari: non erano i migliori libri da regalare a un bambino, che non capisce metà delle cose che ci sono scritte, ma nonostante ciò mi sono piaciuti un sacco e me li sono divorati tutti. E mentre li leggevo pensavo: ma io ci riuscirei a scrivere certe cose? La risposta era, ovviamente, no, e allora da lì ho cominciato a scrivere davvero».

E negli anni seguenti Federico questa passione l’ha coltivata partecipando a diversi concorsi, sia di poesia che di narrativa e nel 2019 è arrivata la prima soddisfazione: «Sono stato semifinalista al Campiello Giovani nel 2019, il primo anno in cui ho partecipato; poi nel 2020 sono stato finalista» ci racconta. A portarlo nella cinquina dei finalisti è stato il racconto Un giorno se ne andarono le pecore: una storia visionaria in cui «un giorno le pecore scompaiono e non si sa dove siano andate: ci sono ancora, mandano video divertenti, ma la gente non riesce a vederle» ci racconta Federico, che non nega la natura dei suoi scritti: «Di solito i miei racconti hanno protagonisti strani, desueti, e spesso sono animali. Più di una volta mi hanno bollato il racconto sulle pecore come un racconto animalista, quando non lo era. La realtà è che quando scrivo non lo faccio mai con un’intenzione: mi piace parlare di qualcosa, piuttosto che per qualcosa» spiega.

A valergli un posto tra i semifinalisti, quest’anno, è stato invece un altro racconto dal titolo (e dalla trama) particolare: Il porco avventuriero, ovvero la breve ma molto intensa storia di un maiale che voleva guardare le stelle. Una storia di dieci pagine nata per caso e inviata alla giuria del concorso nelle ultime ore disponibili: «Fino all’ultimo giorno mi sono detto che non volevo partecipare. Poi ho pensato di partecipare un po’ per scherzo e un po’ perché questo è l’ultimo anno utile, per me, per poterlo fare. Allora ho preso questo racconto che avevo già scritto e pubblicato sul mio sito, ma erano solo due pagine. La storia comincia con questo maiale che è nella sua fattoria e da lì parte una riflessione sul fatto che i maiali (anatomicamente) non possono alzare la testa per vedere le stelle. Quindi questo maiale decide di partire all’avventura per vedere le stelle. Il racconto finale ha anche una parte centrale, che avevo tagliato online, in cui si racconta il viaggio del maiale per arrivare a vedere il cielo. Ovviamente nel racconto di quest’anno ci sono riferimenti a quello dell’anno scorso sulle pecore: è lo stesso universo narrativo».

E alla domanda sul fatto che si aspettasse di arrivare così in là con il racconto, Federico sottolinea: «Non mi aspettavo assolutamente di passare in semifinale e sono rimasto sorpreso. Ma non credo di arrivare più avanti, data la natura del racconto. L’ho scritto in due ore e l’ho inviato di fretta, quasi senza controllarlo (ride, ndr).

Dopo questa parentesi, vincente o meno, il futuro di Federico sembra chiaro e una parte della sua vita sarà, quasi certamente, votata alla scrittura: «Penso di continuare a rimanere nell’ambito. Sto cercando di scrivere un libro, ma per come scrivo io è molto difficile. Vedremo…».

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