Filippo Manfredi

È tornato nella sua Verona, passando da una delle porte principali e più prestigiose della città. Filippo Manfredi, è il nuovo direttore di Fondazione Cariverona. 40 anni, a marzo 41, Manfredi aveva lasciato le sponde scaligere dell’Adige dopo il diploma al liceo scientifico nel 2000 per trovare presto una seconda casa a Trento dove ha iniziato i suoi studi universitari laureandosi in Economia e Commercio.

Successivamente il suo CV si è arricchito anche di un diploma di Master in Business Administration (CUOA e BBS in Svezia). Proprio lì, a Trento, è partito dalla gavetta nell’area Comunicazione di Trentino Sviluppo Spa fino ad arrivare nel 2014 ad essere direttore del dipartimento Sviluppo Economico dello stesso ente. Nel 2016 ha assunto il ruolo di Direttore Generale in Fondazione Caritro e dal 2021, come dicevamo, il rientro a Verona.

Noi lo abbiamo intervistato in esclusiva sulla nuova edizione del mensile Pantheon di dicembre-gennaio 2022. 

La copertina del nuovo numero di Pantheon

Direttore, sappiamo che da settembre ad oggi è in continuo viaggio tra le province presidiate da Fondazione Cariverona. Viaggi conoscitivi?

Tra i compiti primari di una fondazione c’è senz’altro quello di stare vicino ai territori in cui è presente. Fondazione Cariverona, nello specifico, ha proprio questa particolarità. Ritengo sia necessario conoscere a fondo le esigenze dei singoli territori, soprattutto in questo periodo. Girando e visitando le varie province, alcune molto diverse tra loro, abbiamo la possibilità di incontrare le istituzioni locali, di conoscere i soggetti beneficiari dei nostri bandi e di valutare in prima persona gli interventi o le progettualità che sono state realizzate anche grazie al contributo di Cariverona.

C’è omogeneità tra i territori di riferimento della Fondazione?

Le tematiche economiche e sociali di fondo sono abbastanza similari, tuttavia ci sono approcci diversi da parte della popolazione. Ricordo, ad esempio, che andiamo dal Bellunese, una zona di montagna tra il Friuli e il Trentino, a rischio spopolamento, passando da città con dinamiche differenti come Verona, Vicenza, Mantova o addirittura Ancona. Riuscire a capire i bisogni delle singole comunità e aiutarle a esprimere al meglio le loro potenzialità è la nostra missione.

Lei ha iniziato gli studi universitari nel 2000 all’Università di Trento e poi è rimasto là fino ad oggi. Come è stato il suo “rientro” professionale a Verona? Quale l’impatto con la nostra città?

Ho trovato un territorio che ha bisogno sicuramente di essere stimolato su progettualità nuove, di medio e lungo periodo. Una città in cui riuscire a creare consenso attorno a dei progetti ambiziosi e strategici richiede tempo. Io sono “tornato a casa” da poco più di 80 giorni, sono operativo dal primo di settembre scorso e ho bisogno, ovviamente, ancora di tempo per conoscere dinamiche e persone. Sono altresì convinto che quelle progettualità di cui parlavo pocanzi si possano avviare creando rapporti di fiducia reciproca con il territorio, e le fondazioni di origine bancaria hanno tutto il potenziale per generarli.

Esiste il cosiddetto “modello trentino” che tanto invidiamo noi veronesi?

C’è un’organizzazione forse migliore su alcune cose e sicuramente potremmo mutuare qualche aspetto che ho potuto apprezzare in prima persona, sia lavorando per il pubblico, in Trentino Sviluppo Spa, sia nel privato, in Fondazione Caritro. Bisogna sottolineare che il Trentino, comunque, parte da condizioni preliminari molto diverse, prima fra tutte l’autonomia che ha portato negli anni benessere e impatti diretti sull’economia, sulle infrastrutture del territorio. Questo non vuol dire, però, che Verona sia da meno. La nostra è una città ricca, che ha più del doppio dei cittadini di Trento e quindi anche come numeri e dimensione ha una capacità di esprimere un potenziale di rilievo. Possiamo migliorare nella capacità progettuale. . La Fondazione deve lavorare anche su questo piano: stimolare le idee, riuscire anche a dialogare il più possibile con il territorio per mettere a terra dei progetti utili, funzionali e lungimiranti.

E guardare al contempo al sociale, visto che proprio Fondazione Cariverona è uno degli ultimi soggetti istituzionali rimasti a Verona – dopo le recenti e altisonanti dipartite bancarie e assicurative – a cui fare appello per un certo tipo di richieste. Soprattutto quelle a cui il soggetto pubblico, ormai, non riesce più a dare risposte.

Pensiamo al patrimonio immobiliare di Fondazione Cariverona, molto vasto e che è senz’altro da valorizzare. Attualmente abbiamo tantissimi immobili offerti ad enti del Terzo Settore, a condizioni molto agevolate. Anche questo contribuisce a generare un valore sociale, forse apparentemente intangibile, indiretto, ma essenziale.

Valore che si crea anche attraverso i bandi 2022 che avete presentato poche settimane fa e che mettono sul piatto per il prossimo anno 21 milioni di euro.

Abbiamo tre grandi obiettivi, indicati già nel piano triennale 2020-2022, a cui orientiamo i nuovi bandi: il primo è quello della tutela dell’ambiente, poi quello del benessere e della qualità della vita delle comunità, prioritario durante l’emergenza Covid. Sempre centrale poi quello della valorizzazione del capitale umano. Nel 2022 ci concentreremo ancor di più  sul tema ambientale su cui abbiamo ricevuto tante manifestazioni di interesse, anche da parte delle fasce più giovani della popolazione. In questo momento tra le più sensibili.

Pubblicate bandi e seguite le loro evoluzioni?

Certo, le fondazioni bancarie hanno questo punto di osservazione abbastanza privilegiato su tutti gli enti che beneficiano dei fondi messi loro a disposizione. Monitoriamo costantemente l’andamento dei progetti finanziati e cerchiamo di individuare delle best practice da replicare, magari in altri territori. Siamo altrettanto attenti nei confronti di quelle realtà beneficiarie che sviluppano la cosiddetta capacity building.

Il presidente Mazzucco sottolinea spesso come, rispetto al passato, ora la Fondazione finanzi in via preferenziale o addirittura esclusiva quelle progettualità che sappiano dimostrare anche una sostenibilità economica nel tempo. Conferma?

Quello della sostenibilità economica è un parametro importante. Per noi è fondamentale riuscire a creare o a supportare dei soggetti che si dimostrino sostenibili nel tempo, perché l’alternativa è quella di finanziare progetti magari molto meritevoli, ma che hanno un’ottica di breve periodo e quindi finito l’incentivo finanziario della fondazione o dell’ente pubblico, rischiano di scomparire o di implodere su se stessi.

Al termine del 2022 ci sarà un nuovo piano triennale?

Assolutamente sì, e proprio durante il 2022 sarà necessario pianificare il piano 2023-2025.

Seguirà le linee guida del precedente triennio?

Penso proprio di sì, anche perché il Covid ha rallentato alcune progettualità e sarebbe un peccato lasciarle incompiute.

Fondazione ha anche delle partecipazioni societarie in alcuni asset importanti per Verona. Anche su questo aspetto, in futuro, farete delle valutazioni in base al merito o al valore strategico?

La gestione del patrimonio è l’altra grande fetta dell’attività della Fondazione. Il 2020 ha visto allineare i valori di bilanci  a quelli di mercato. Un bilancio 2020 che ha registrato anche l’esito di una transazione importante con Cassa Depositi Prestiti. E’ assolutamente necessari  investire  nel  negli asset che garantiscano l’adeguata diversificazione del patrimonio, presupposto per garantire la redditività utile agli interventi erogativi nei territori. Tra le ultime azioni in ordine cronologico, come sapete, c’è stato l’aumento di capitale per Veronafiere, ma anche l’attenzione all’aeroporto Catullo, risorse che vanno assolutamente valorizzate per mezzo di sinergie e sguardi lungimiranti.

Il direttore Filippo Manfredi con il presidente Alessandro Mazzucco

UniCredit?

Anche su Unicredit siamo allineati ai valori al 31 dicembre 2020, e mi sembra che stia correndo molto in questo 2021 un po’ per il nuovo amministratore delegato, un po’ perché alla pari di altri istituti di credito questo sembra essere un buon momento in generale. Negli ultimi anni le banche italiane hanno dovuto mantenere politiche molto restrittive per quanto riguarda gli NPL, quindi hanno dovuto allineare in maniera rigida i loro attivi, e quindi accantonare o vendere o svalutare crediti. I bandi del Pnrr sono un’altra occasione perché le banche potranno lavorare molto sia con le imprese che con pubbliche amministrazioni.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza diventa opportunità anche per Fondazione?

Può esserlo.  Abbiamo alcuni importanti asset, in particolare a Verona, nell’ambito museale, e quindi potremmo utilizzare queste risorse, chiaramente in modo indiretto, visto che sono rivolte per lo più alle pubbliche amministrazioni, creando progetti compartecipativi tra il pubblico e il privato. Non solo nell’ambito museale, ma anche per riqualificare alcune aree urbane.

Immagino ci sia stato un passaggio di consegne con il suo predecessore, Giacomo Marino. Le ha dato qualche consiglio?

Con Giacomo c’è un rapporto di consolidata stima reciproca, nato quando abbiamo avuto modo di collaborare assieme mentre lui era qui in Cariverona e io in Caritro. Entrambi siamo impegnati in importanti sfide professionali.

Filippo Manfredi

Le principali iniziative del 2022 di Fondazione Cariverona:

  • Bando Ambiente sui temi dell’ambiente per iniziative strutturate e di sistema dal forte taglio applicativo, su un perimetro definito dopo un’azione di confronto e sensibilizzazione con i territori
  • Bando FORMAT sui temi dell’educazione e sensibilizzazione ambientale
  • Progettualità d’Iniziativa diretta in rete con l’Associazione Filiera Futura per la promozione delle filiere agroalimentari locali
  • Bando Ricerca e Sviluppo a sostegno della ricerca applicatain partnership con Fondazione Caritro
  • Bando Giovani in movimento per favorire la mobilità all’estero degli studenti, in collaborazione con Intercultura Onlus
  • Scuola Innovativa iniziativa diretta alla valorizzazione delle positive innovazioni sperimentate nel contesto scolastico a seguito dell’emergenza sanitaria
  • Foundation Open Factory, seconda edizione dell’iniziativa dedicata allo sviluppo delle dinamiche di innovazione del sistema territoriale delle piccole e medie imprese, in partnership con Fondazione Cariparo e Consorzio Elis
  • Sostegno alla Ricerca degli Atenei dei territori di riferimento
  • Bando dedicato a progetti per il sostegno della domiciliarità per persone fragili e non autosufficienti
  • Bando dedicato ad azioni di sviluppo e valorizzazione di aree marginali e periferiche
  • Programma Carcere dedicato a potenziare gli strumenti di rieducazione e reinserimento sociale dei detenuti

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