Tra i suoi ruoli i più conosciuti Frollo in Notre Dame de Paris, padre Montecchi e padre Capuleti in Romeo e Giulietta, sempre di Cocciante. Nato a Terni, vive a Valeggio sul Mincio. Francesco Antimiani si definisce “insegnante per vocazione”, all’Istituto Musicale di Bolzano, dove ha una cattedra in canto moderno: «È un lavoro che mi gratifica e mi lascia sperimentare. Talvolta ho dovuto sacrificare qualche produzione teatrale, ma ho sempre cercato di far conciliare tutto. Trasmettere e condividere le proprie risorse con gli altri è un altro aspetto della musica». L’abbiamo intervistato dopo lo spettacolo Le voci del musical al Maravilia Festival, una serata in cui assieme a Fabrizio Voghera e Ilaria De Angelis, ha ripercorso la storia dei più grandi musical, facendo sognare il pubblico.

Cosa rappresenta per lei la musica?

Non ho mai pensato alla mia vita senza la musica. Da bambino era un istinto e a scuola non c’è mai stato un piano B; ho sempre creduto di intraprendere questo percorso a livello professionale. Da un certo punto di vista potrebbe sembrare rischioso, ma quando si ha una passione così forte, quando ci si esprime tramite la musica e il teatro, si trova veramente un nuovo modo di comunicare. Senza questa possibilità sarei una persona a metà.

Saranno sicuramente molti gli aneddoti e i momenti che ricorda con affetto e intensità. Ce n’è uno al quale è particolarmente legato?

Ce ne sono stati diversi. Io ho avuto la fortuna di aver sperimentato sia la musica classica che il teatro. Di tutta la mia variegata carriera, mi piace ricordare la prima volta che sono salito su un palcoscenico in un musical. Quando mi sono trovato a recitare e cantare in una produzione di Musical Theatre avevo già 30 anni. È stato un momento rivelatorio perché ho capito che era lì che volevo arrivare. Le sensazioni, la risposta del pubblico, ma anche la facilità con cui mi venivano certe cose… sentivo di appartenere a un genere che mi sentivo addosso più di ogni altro. È stato allora che mi sono reso conto che era lì che volevo approdare.

Un punto di arrivo quindi…

Io direi una ripartenza. Sono capitato al musical per caso, dopo aver fatto un’audizione, mentre stavo lavorando in un’opera lirica. Da bambino ero innamorato dei musical, ma in Italia negli anni ’90 non c’era la possibilità di seguire un percorso accademico che ti preparasse per questo lavoro. Avevo fatto gli studi classici in canto lirico e studiato canto moderno e jazz in America, ma come performer di musical è stato un salto nel vuoto. Inaspettatamente mi sono trovato ad avere delle attitudini particolari che non avevo mai esplorato. Posso definirlo un punto di arrivo per la mia coscienza, ma un punto di partenza per perfezionarmi, studiare, sperimentare di tutto – compresa la danza in tarda età – perché, da quel momento, ho voluto specializzarmi a 360°.

Quali sono state le difficoltà più importanti che ha incontrato?

I pregiudizi ci sono stati dall’inizio, da quando alle superiori dicevo che mi sarebbe piaciuto far carriera nella musica. Durante il mio percorso invece c’era chi pensava che avendo fatto studi classici, con il musical mi sarei buttato via. L’Italia è il paese dei pregiudizi, si tende a classificare tutto. Secondo me è bello scoprirsi provando tutte le esperienze possibili.

Tra i personaggi interpretati in scena, qual è quello a cui è più legato?

In 27 anni di carriera il ruolo a cui sono più affezionato è un personaggio che ho scritto da solo, ispirato ad una serie di racconti di Pedro Almodovar – un regista che adoro per la sua visione, i suoi colori, il modo di raccontare le cose e la diversità. Si tratta di Patty Diphusa. Ho preso spunto da esso e ne ho fatto un monologo musicale in un atto unico. Per quello che racconta, per come lo racconta e per come mi sono identificato, è il ruolo che mi è piaciuto di più e che mi piacerebbe ancora interpretare. Gli altri personaggi dei vari spettacoli sono sicuramente ottime possibilità per entrare in caratteri sempre diversi. Il mio ultimo personaggio in ordine di tempo è l’Orso Baloo del Libro della Giungla, che non c’entra nulla con Frollo o altri ruoli già interpretati. Non avevo mai fatto uno spettacolo per bambini, è stato interessante entrare nel personaggio e cambiare registro recitativo. Adoro sperimentare cose nuove, non mi piace fare sempre le stesse.