di Annalisa Mazzolari
Rolando Giambelli, presidente dell’associazione beatlesiani d’Italia ma non solo, anche giornalista professionista, giurato per le edizioni precedenti e quella attuale di Sanremo. Ci racconti la realtà del festival vissuta dalla sua esperienza.
Rolando Giambelli non ferma la sua verve fotografica nemmeno da casa. Foto alla prima serata su schermo.

«Sto assistendo a questo festival e lo seguo oramai da 40 anni come inviato del Giornale dei beatlesiani. Si tratta di un evento da sempre mormorato e chiacchierato, ma infine è indubbiamente una delle manifestazioni italiane più coinvolgenti e seguite, specialmente per i giovani che si mettono in gioco e si propongono come “nuovi personaggi” in ambito musicale. Devo dire con piacere che quest’anno la competenza degli artisti è più che ben riposta. La qualità dei cantanti e delle canzoni è notevole, anche se per certi versi criticabili rispetto agli “standard” del passato; comunque i giovani portano sempre qualcosa di nuovo e questo è ciò che conta.

Ad oggi i cantanti si preparano veramente bene a livello performativo, ripensando alle precedenti edizioni dove forse c’era più approssimazione dal punto di vista esecutivo, ora il live si avvicina molto alle registrazioni discografiche. Il contro di questo cambiamento, per cui ascoltiamo tantissimo materiale, quasi frastornati dall’eccesso di offerta, è il non cogliere più dove sia l’arte che vien dal cuore rispetto a quella prodotta da un computer. Siamo arrivati al paradosso del musicista che non sa usare bene lo strumento ma è un mago del computer.
Non bisogna perdere di vista la cultura e i nomi che hanno fatto la storia della musica. Ho apprezzato molto in questo senso l’imitazione di Fiorello di Fausto Leali, insieme a Matilda De Angelis; c’è stato un bel coinvolgimento di “vecchie glorie”».

Anche stasera dunque, in qualità di giurato, voterà da casa. Ci riporta invece qualche aneddoto divertente relativo agli anni scorsi?

«Racconto con piacere due episodi accaduti nel 2016. Il primo riguarda il mio incontro con Gaetano Curreri, leader del gruppo Stadio: ci incrociammo nel piazzale colombo, di fronte all’hotel globo dove solitamente stanno tutti gli artisti. Gaetano venendomi incontro notò la spilla dei Beatles che stavo indossando e mi chiese se ne avevo una in più da regalargli. Io gli porsi la mia dicendogli di indossarla alla finale come porta fortuna, perché sicuramente li avrebbe portati alla vittoria. Quell’anno furono proprio gli Stadio a vincere.

Rolando Giambelli insieme a Gaetano Currieri e la mitica spilla portafortuna.

Nella stessa serata accadde che tra le nuove proposte si sfidarono in finale Francesco Gabbani e Miele; quando fu il momento della votazione io votai per Gabbani, tuttavia Miele venne dichiarata vincitrice. Conta che per le votazioni ci conferiscono delle macchinette con cui dobbiamo compiere una scelta tra due opzioni, esprimibile schiacciando un pulsante. Nel momento del giudizio notai che qualcosa non funzionava e che probabilmente il mio voto non era partito. Manifestai la problematica e molti altri si accorsero che il loro voto, in realtà, non era stato inviato. Carlo Conti ripropose dunque le votazioni e fu schiacciante la vittoria di Gabbani».

Infine, cosa ne pensa della proposta del Festival in mezzo alla situazione d’emergenza attuale?

«Siamo tutti bloccati e se una cosa può funzionare perché non farla? Sanremo non è la festa del teatrino dell’oratorio, coinvolge diverse persone e richiede tantissimo lavoro. Il discorso vero da discutere e sul quale mi sono espresso verte su un altro punto: se la macchina organizzativa avesse funzionato diversamente gli spettacoli si sarebbero potuti svolgere in completa sicurezza.
In tutto ciò il festival ha perlomeno riunito la gente a casa, regalandoci un sorriso. Bisogna sforzarsi di fare le cose positive e non vedo la motivazione di infierire sul festival di Sanremo che è stato comunque fatto con grande difficoltà. All’Ariston ho fatto due Summer festival per i Beatles nel 2015 e conosco perfettamente tutto ciò che sta dietro la gestione dello spazio e non solo.

Ben vengano le cose costruttive, perché sono quelle necessarie. Le cose che aiutano le persone a fare sono da farsi, chi medita e si ferma in una palude di pensieri negativi non conduce assolutamente a nulla».