Giorgio Vanni

Ci sono dei momenti, dei suoni, delle parole che lasciano un segno, che tracciano una via per intere generazioni: non li definirei solo memorie, quanto piuttosto “sussulti dell’anima”, perché rievocano, tutt’insieme, le immagini e le emozioni generate da quegli stessi ricordi. Sono riverberi che descrivono un passato comune, quello di noi che siamo nati dagli anni Novanta in poi, e hanno la voce di un’artista che, prima e dopo scuola, ci accompagnava in tutte le nostre giornate d’infanzia e adolescenza: Giorgio Vanni. Eravamo lì, davanti al televisore, pronti per cominciare una nuova avventura: che si trattasse di andare a caccia di sfere del drago, di salpare verso nuovi orizzonti, superare i confini del cielo o combattere per salvare il mondo, eravamo pronti e cantavamo le sigle dei cartoni animati a squarciagola.

Giorgio, partiamo dalle origini del mito: Come si entra nei cuori di tante generazioni divenendo il “Capitano” dei cartoni animati? Sappiamo che attorno a questo mondo ruotano tante figure apicali, tra cui, in primis, l’arrangiatore Max Longhi…

Sì, il rapporto con Max dura da tantissimo tempo: negli anni Novanta abbiamo partecipato insieme a un importante programma televisivo, Generazione X con Ambra Angiolini, che andava in onda su Italia 1. Collaboravo con lui già all’epoca del mio primo gruppo “Tomato”, band con cui sono andato anche a Sanremo. Con i cartoni animati, è andata così: Max arrangiò due/tre sigle, prodotte e scritte da Piero Cassano, nostro grande amico e produttore di Eros Ramazzotti. Alessandra Valeri Manera, direttrice della fascia ragazzi di Mediaset, gli chiese se avesse voglia di scrivere e produrre le sigle, lui accettò subito e mi chiamò per propormi l’idea: ovviamente dissi di sì. Nel ‘98 producemmo insieme la prima sigla dei cartoni della nostra carriera, Superman, e da lì non ci siamo più fermati, anche con Alessandra: siamo diventati una grande famiglia, c’è un legame speciale tra noi. Abbiamo realizzato circa 50 sigle per Cristina D’Avena, con le mie, in totale, penso siano circa 150 produzioni.

Le collaborazioni, nel corso del tempo, sono state veramente tante, cito per esempio quella con Franco Fasano, che scrisse Piccoli problemi di cuore e anche Rossana: per quest’ultima si formò davvero un dream team, perché Alessandra scrisse e produsse il testo, Max arrangiò la composizione di Franco e io e Cristina la cantammo in duetto. A proposito di duetti: ne pubblico parecchi su Tik Tok e devo dire che quello con Rossana ha avuto un successo incredibile, sono moltissimi i fan che hanno interpretato il pezzo: il video ha superato le 100mila visualizzazioni.

I testi e le melodie delle vostre sigle sono rimasti nel cuore di una schiera incredibile di fan: qual è il segreto? Come si fa a produrre una canzone per un cartone animato?

Per scrivere e comporre una sigla non facciamo riferimento a quelle giapponesi, non le sentiamo quasi mai. Per quanto riguarda i testi, nascono da tantissimi spunti e suggerimenti di Alessandra Valeri Manera: per esempio, mentre io e Max preparavamo la demo di Oltre i cieli dell’avventura mi è venuta in mente questa immagine, «la libertà è un’avventura che non finisce mai»: è stato un flash istantaneo dopo aver visto la scena con Ash, Pikachu, Brock e Misty che camminavano nell’orizzonte. Partendo da tutti queste suggestion, Alessandra sviluppava i testi.  Funzionava così:guardavamo il cartone animato, le prime cassette, i dvd, e subito mi risuonavano in testa delle note. Non so spiegare come fosse possibile, penso sia qualcosa di innato.  

Nel 2020 l’emergenza sanitaria ci ha costretti a uno stop e il comparto degli spettacoli ha risentito di un duro contraccolpo. Come ha vissuto questo periodo e quali sono i progetti su cui ha lavorato?

L’ultimo anno l’abbiamo vissuto tutti in prigione. Il mondo di internet ci ha fornito, nel bene e nel male, gli strumenti per continuare le nostre attività. Io e “l’ammiraglio” Max Longhi abbiamo fatto tante dirette, un live in streaming che è andato molto bene, abbiamo suonato dei pezzi con I figli di Goku; la cosa più importante, però, è stata la realizzazione del disco nuovo, Giorgio Vanni – The Gold Session volume 1, che uscirà appena ricominceremo con i live: una raccolta di sigle molto famose riarrangiate in modo alternativo. Poi, la fantastica The Ciurma Song: i fan ci hanno mandato delle frasi che descrivevano come avevano trascorso il primo lockdown e Alessia Spera, una nostra collaboratrice molto brava, ha unito i pezzi e costruito il testo. Al video della canzone, i cui proventi sono destinati alla Croce Rossa, hanno partecipato numerosi amici, i PanPers, i deSciò, Matt & Bise, Pietro Ubaldi, Emanuela Pacotto, Maurizio Merluzzo e tanti, tanti altri. Ora mi sto preparando per condurre un nuovo format, Catch the Song, che verrà trasmesso in settembre.

Io e Max soffriamo molto della mancanza degli spettacoli dal vivo, per fortuna siamo riusciti a continuare la nostra attività sul web.  Ma la crisi che ha colpito il settore è molto grave e riguarda tutte le maestranze, sia gli artisti sia i tecnici, che hanno dovuto reinventarsi e cimentarsi in altri lavori.  Speriamo che il mondo del live riprenda il prima possibile: se si riaprono gli stadi per la Uefa, devono ripartire anche i concerti, all’aperto, in spazi grandi abbastanza e con tutte le misure del caso; senza dimenticare tutto l’universo che ruota intorno alle fiere, come il Lucca Comics. C’è un bisogno diffuso di tornare alla normalità e godersi uno spettacolo con serenità e spensieratezza.

Il saluto di Giorgio ai lettori di Pantheon

Chiudiamo con una domanda più personale Giorgio: cosa pensano i suoi figli del fatto che il loro papà è la voce delle più celebri sigle per ragazzi?

Ho una figlia di 30 anni e un figlio di 16: entrambi sono molto orgogliosi. La mia popolarità è relativa perché è nata grazie al web, prima di me vengono le canzoni; eppure tutti gli amici di mio figlio, che frequenta la terza liceo, mi conoscono. È accaduto spesso che qualcuno gli chiedesse di videochiamarmi perché non ci credeva (ride, ndr). Mia figlia invece è una regista e molte volte è venuta con me in tour: si diverte tantissimo. Ripensando a tutto il percorso, dalle origini a oggi, devo ammettere che io e Max non pensavamo di ritrovare e ricevere in cambio tanto affetto grazie alle sigle dei cartoni: questo ci dà una carica immensa.

Leggi Pantheon 121