Tra le prime italiane a sfidare i sentieri sterrati e a vincere i campionati del mondo di mtb, Giovanna Bonazzi ora lavora a Parona nella sua gelateria. Nella sua vita qualcosa è cambiato, ma la passione per le ruote grasse è rimasta. Qualche settimana fa è volata in California dove ha ricevuto il riconoscimento che la incorona come una delle personalità più influenti nell’ambito della mountain bike mondiale.

È stata due volte campionessa mondiale di downhill (prima nel ’91 e poi nel ’93), tre volte in testa ai campionati europei, sulla coscienza ha il peso di 19 titoli italiani ed ora entra nella Hall of Fame della Mountain Bike.

Si chiama Giovanna Bonazzi, classe 66, e di lavoro fa la gelataia. Lavora a Verona nel suo locale che ha voluto chiamare assieme al marito “La Parona del gelato”, con un esplicito gioco di parole che chiama in causa il nome del quartiere.

Maestra di sci da quando ha 19 anni e ciclista professionista da quando ne ha 22. Comincia a scalare i primi posti nelle classifiche e i primi sentieri sterrati nei primi anni ’90.

Sfonda il record di velocità con i suoi 158 km/h sulla neve e fonda uno tra i primissimi corsi di mountain bike per sole donne. Molla le ruote grasse nel ’99, dopo essere stata più volte davanti ad un’altra campionessa veronese: Paola Pezzo.

Dopo oltre quindici anni di stop torna in sella; è poco allenata, ma riesce a vincere comunque il mondiale Master in Val di Sole di categoria nel 2016. Giovanna guarda all’Hall of Fame della Mountain Bike già nel ’93, e riesce a realizzare il suo sogno solo dopo qualche vittoria racimolata qua e là, il 23 settembre di quest’anno.

È però grazie all’amico Remo Campagnola e al tour operator Usa Bound che Giovanna va in California e viene iscritta all’albo delle personalità più influenti nell’ambito della mountain bike mondiale.

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