giulia bettagno

Giulia Bettagno, originaria della provincia veronese, è nata e cresciuta nel mondo del vino. Inizia la sua esperienza professionale in Zonin nel 2007 e da lì, seguendo la sua predisposizione e l’amore per i viaggi, si sposta per tutto il mondo ricoprendo posizioni nell’ambito dell’export management. A luglio 2020 approda nel gruppo Cavit, come Direttore Generale di Casa Girelli spa, azienda vinicola trentina.

Come mai la scelta di tornare in Italia?

A volte pensiamo di trovare all’estero ciò che non troviamo a casa; avendo viaggiato tanto, mi sono resa conto che non è sempre così. L’Italia è casa mia e a fronte di tanti giovani che, per necessità o virtù, sono dovuti andare a lavorare all’estero, io ho provato a rimanere nel mio Paese e a vedere se mi dava l’opportunità di lavoro che io cercavo. Quando ho scelto Casa Girelli avevo sull’altro piatto della bilancia una bellissima offerta in Germania: ho deciso di darmi la possibilità di rimanere qui.

Se n’è pentita?

Mai. Io vengo da un paese della provincia di Verona, ho studiato a Verona e a Brescia, sono nel posto a cui sento di appartenere. Se domani non avrò più opportunità di lavorare nel mio paese me ne andrò, ma al momento voglio fortemente rimanere.

La sua passione per il mondo fuori dall’Italia quando nasce?

Fin da quando ero bambina i miei genitori mi hanno mandata a studiare all’estero, anche per periodi abbastanza lunghi. Sono stata in Germania, ma anche in Irlanda. Mi sono poi specializzata in Comunicazione internazionale, portando sempre avanti lo studio delle due lingue straniere.

In che modo viaggiare ha inciso sul suo percorso professionale?

Sicuramente è stato uno stimolo verso un continuo miglioramento. Viaggiando è facile imbattersi in persone altamente preparate e mi sembrava che la mia formazione universitaria non fosse sufficiente. Così ho continuato, e continuo tutt’ora, a formarmi: ho studiato viticoltura all’università di Bordeaux, ho preso un MBA alla London School of Economics. In questi 10 anni continuare a studiare è stata un’esigenza personale.

Felice del riconoscimento ottenuto?

Sono onorata. Esser manager è per me curare una comunità di persone, un team di relazioni su cui poggia l’identità di ogni azienda.

Sempre a novembre scorso è entrata a fare parte del consiglio direttivo nazionale del gruppo giovani di Federmanager.

Sì, e con grande piacere mi è stata data la delega alle relazioni internazionali. Un incarico coerente con tutte le esperienze e gli anni di lavoro all’estero che ho fatto.

Che cosa ha significato avere un ruolo manageriale in questi anni di pandemia?

Ha significato tante cose. Da un punto di vista personale mi sono dovuta reinventare. Come manager viaggiavo circa 180 giorni all’anno e improvvisamente mi sono trovata chiusa in casa. Anche professionalmente non è stato facile: è cambiato il modo di lavorare, ci siamo adattati velocemente a nuovi bisogni. In azienda tante persone si sono ammalate, abbiamo toccato con mano cosa significa lavorare in situazioni precarie e di emergenza. Abbiamo cercato di reagire e siamo riusciti ad andare avanti al meglio delle nostre possibilità. Lo stiamo facendo tuttora, anche se le condizioni non sono ancora ideali

Il settore del vino ha risentito?

Nel complesso, ha retto bene. Il lockdown, purtroppo, ha colpito soprattutto le aziende piccole o legate in particolar modo alla ristorazione, noi aziende più strutturate che lavoriamo con la grande distribuzione o con il retail ne abbiamo risentito meno. Abbiamo visto numeri strani, certo, in relazione ad aperture e chiusure. È stato un esercizio complesso ma credo ne risentiremo maggiormente nei prossimi 12 mesi, a causa dei continui rincari delle materie prime e per il momento di grande tensione che ancora non abbiamo superato.

Quali sono le sfide future che aspettano il settore e Casa Girelli?

Sicuramente sfide comuni di crescita: il mondo del vino è cresciuto tanto negli ultimi 10 anni ma è un settore che ha ancora margini di miglioramento e sviluppo in campo di sostenibilità, green e innovazione. Vedo il futuro positivamente. Noi siamo un’azienda giovane, una fucina di idee. Abbiamo tante cose sul tavolo sia a livello di sostenibilità, di prodotti e materiali nuovi. Siamo un po’ rallentati, non per nostra volontà, ma stiamo facendo il possibile per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Sulla mia scrivania non mancano nuovi progetti da sviluppare.

banner-gif
Articolo precedenteBosco Chiesanuova: 30 anni di storia a cinque cerchi
Articolo successivoConflitti interspecie: la “vendetta” delle scimmie di Lavool