Lo scorso maggio, in compagnia di Mauro Greco, torinese esperto di tempeste, e di due compagni di viaggio romani, Nicola si è recato nel Midwest statunitense a caccia di tornado. Ben venga quindi la pioggia durante le ferie, meglio se abbondante. «Quando sfortunatamente c’era il sole, ne abbiamo approfittato per visitare la provincia americana» racconta, ridendo dell’apparente controsenso. 5000 chilometri percorsi in auto tra Oklahoma, Kansas, Nebraska e Texas, nella cosiddetta “Tornado Alley”, in cui, tra aprile e giugno, è facile imbattersi in fenomeni temporaleschi di estrema violenza.

«La passione per la meteorologia è nata una ventina d’anni fa quando, praticando il parapendio, ho avuto l’occasione di apprenderne alcune nozioni di base, che ho approfondito poi in autonomia, entrando anche a far parte dell’associazione Meteo4, eredità dell’osservatorio meteorologico di Bellavite, appassionandomi via via maggiormente alla meteorologia estiva» racconta Nicola, che è anche amministratore del sito meteo. montorioveronese.it (meteo.montorioveronese.it). Da tempo coltivava il sogno di recarsi nella terra dei tornado, finché la scorsa primavera il sogno si è realizzato.

LE TECNICHE DI CACCIA

«Mi sono messo in contatto Mauro Greco, torinese esperto di “caccia al tornado”, che organizza viaggi di gruppo negli USA lungo la “Tornado Alley”, caratterizzata da una situazione metereologica particolare, dovuta allo scontro tra la corrente calda e umida della Golfo del Messico e l’aria fredda delle Montagne Rocciose».

«Ogni sera, Mauro studiava le carte meteo della zona e, in base a quelle, interpretava una “zona di Target”. Il mattino seguente partivamo verso la zona in cui la probabilità di fenomeni era più alta. Quando poi iniziavano i primi temporali si affinava il tiro. Attorno ad ogni temporale vi è infatti un’ampia zona in cui si osservano solo precipitazioni, e una piccola area in cui le precipitazioni sono assenti e vi è maggiore probabilità che si creino dei tornado. La strategia di “caccia” prevede quindi di posizionarsi in quest’area, sperando che il tornado si sviluppi poi effettivamente, ma restando sempre ad una certa distanza, pronti ad allontanarsi in caso di pericolo».

Più facile a dirsi che a farsi, al punto che la loro caccia stava per concludersi in un nulla di fatto. Fino al penultimo giorno, quando finalmente gli appostamenti hanno dato i frutti sperati.

«Trovarsi davanti al tornado, dopo averlo aspettato così a lungo, è stato molto emozionante: moltissima adrenalina, mescolata a una discreta tensione. Contemporaneamente, si resta affascinati davanti alla manifestazione della natura in tutta la sua potenza». Di recente abbiamo avuto a che fare con fenomeni molto violenti anche in Italia: la tempesta Vaia, lo scorso autunno, ma anche le più recenti trombe d’aria in località marittime. «Si sta consolidando anche qui una tendenza allo sviluppo di fenomeni temporaleschi sempre più violenti. E a dirlo non è solo la nostra percezione, ma i dati delle stazioni metereologiche» conclude Brunelli. «La questione alla base è piuttosto semplice: maggiore temperatura e maggiore umidità significano maggiore energia nell’aria, quindi maggior carburante per i fenomeni temporaleschi, che tendono a essere più distruttivi. Qualcosa sta cambiando e questo cambiamento è ormai ben visibile a tutti».