Il meglio della musica italiana nel nuovo libro di Claudio Capitini

Si intitola “Di musica e parole” il nuovo libro del giornalista veronese Claudio Capitini. Una straordinaria raccolta di interviste ai più grandi artisti della musica italiana.

Da Angelo Branduardi a Mia Martini, passando per Gianni Morandi e tanti altri che Capitini, grazie alla storica collaborazione (e poi direzione) con Radio Adige, Claudio Capitini ha avuto l’opportunità di intervistare nel corso dei decenni passati. Per l’occasione è intervenuto negli studi della rinnovata Tele Radio Adige per parlarci del suo libro.

Innanzitutto partirei  dal contenuto di questo di questo nuovo libro che contiene interviste a cantautori, interpreti e musicisti italiani senza tempo…

Direi che ci sono i nomi dei più grandi cantautori interpreti e musicisti. È inutile perdere tempo ad elencarli, farei prima a dirvi quelli che non ci saranno. Ma la cosa che mi interessa soprattutto dire è che questo libro è nato dalle interviste che nel corso di ben 40 anni ormai di carriera passata in giornale, radio e televisione ho potuto archiviare e mettere via in tanti anni di assecondamento nel mondo dello spettacolo, che a Verona è sempre stato da primissima pagina. Ma tutte queste interviste sono nate tutte dall’impulso radiofonico. Era l’inizio delle radio private e i direttori ci mandavano a fare interviste  quando arrivavano i grandi personaggi. Tu allora li andavi ad intervistare, non era sempre facile e semplice ma io in genere ci sono riuscito. Io mi sono segnato alcune date: per esempio se prendessimo una delle prime interviste a Fabrizio De André. Era il 1979, la sera del 7 gennaio, ed ero andato a Verona 2000, era la più grande discoteca del nord Italia proprio di San Giovanni Lupatoto, e lì c’era un giovane cantautore: era Fabrizio De André. Gli ho chiesto l’intervista e me l’ha concessa dopo il concerto, quando era attorniato da una folla di gente. Quell’evento lo capì dopo. Era un evento vero e proprio perché per la prima volta Fabrizio cantava con la PFM.

Hai altri aneddoti?

Certo. Mia Martini nel 1989 fa capolino al Teatro Romano, la rassegna è quella delle canzoni d’autrice. La trovo, triste, ingobbita su se stessa, nel camerino del teatro. Le do la parola con un registratore e lei si illumina improvvisamente nel momento in cui comprende che le viene data la possibilità di sfogarsi e l’intervista che ripropongo è davvero storica perché fu una delle prime che Mia Martini fece dopo essere tornata sulle scene.

Questo è un vero e proprio tesoro, Claudio…

La cosa di cui più mi vanto di aver realizzato con questi libri è che credo di aver fatto un po’ la storia dello spettacolo italiano perché a Verona da sempre, all’Arena e al teatro romano, anche per una gestione illuminata del mondo dello spettacolo e della cultura di quegli anni, sono sempre arrivati i mostri sacri più grandi. Un conto è poi riuscire ad avvicinarli e un conto è poi fare un’intervista. Un momento che rimane immortale nel tempo. Ecco questa è la memoria storica dello spettacolo italiano attraverso gli occhi di Verona.

Per il futuro sappiamo che c’è già un altro libro in cantiere, giusto?

Sì, sarà dedicato al rock. Io ho una serie di presentazioni in giro per l’Italia ed è un motivo che mi porterà via un anno di lavoro ed è un motivo importantissimo per divulgare la cultura e, perché no, anche il nome di Verona, ma ho già scritto quello che dovrebbe essere il capitolo finale di questa storia dello spettacolo, “Stardust”, perché va dal mondo del blues, del rock, del pop che è arrivato in Arena dico da Paul McCartney a Tina Turner a Elton John, ma anche a momenti straordinariamente importanti, delle chicche particolari che mi voglio tenere in serbo.

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