Nel 1916, la saggista americana Agnes Repplier scriveva che «la democrazia ci sfida con il contrasto tra i suoi ideali e le sue realtà, tra le sue possibilità eroiche e le sue tristi conquiste». A chiunque si occupi di uguaglianza di genere nella sfera politica, queste parole suoneranno piuttosto familiari.

In tutto il mondo le donne continuano a fare grandi passi in avanti nella conquista del potere politico: mai come oggi donne e minoranze si candidano, e vincono, elezioni e titoli, conquistano nuove possibilità, alzano la voce e ottengono risultati. Eppure, in questa inarrestabile ondata di cambiamento, ancora troppe cose restano uguali.

Ce lo ha dimostrato Alexander Lukashenko, proclamatosi vincitore lo scorso 9 agosto delle elezioni presidenziali in Bielorussia, elezioni che l’Unione Europea e gli Stati Uniti non riconoscono valide e che hanno definito ingiuste e non libere. L’“ultimo dittatore d’Europa”, come lo hanno definito in molti, avrebbe dichiarato che le donne non possono guidare il Paese. «La nostra costituzione non è per le donne», ha spiegato Lukashenko, «La nostra società non è abbastanza progredita per votare una donna. Questo perché per costituzione il presidente gestisce molto potere». 

Sembra aver provato l’esatto contrario Svetlana Tikhanovskaya, insegnante e moglie del dissidente Sergei Tikhanovsky, e soprattutto vera vincitrice delle elezioni in Bielorussia: proprio lei, con le compagne di lotta Veronika Tsepkalo e Maria Kolesnikova, è riuscita a conquistare il cuore della maggioranza dei bielorussi, e ad ispirare un’ondata di proteste contro i risultati delle elezioni, guidate soprattutto da donne. E la vera notizia sta proprio qui: per la prima volta da quando il Paese ha conquistato l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991, le manifestazioni sembrano avere il potere di cacciare dal trono un leader autoritario – ed è tutto merito delle donne.

Ne è convinta Tikhanovskaya, che ha preso parola lo scorso 8 settembre durante il webinar “Women rising for democracy”, organizzato dall’associazione Women Political Leaders e dal Ministero degli Affari Esteri della Lituania. «Sto facendo del mio meglio per continuare ciò che ha iniziato mio marito: lottare per la libertà. In questo percorso sono stata circondata da molte persone straordinarie: molte di loro sono donne. Sono state le donne a raccogliere le firme per la nostra campagna, con altre donne ho condiviso il palco» – ha spiegato la leader dell’opposizione bielorussa, che al momento si trova in Lituania. – «Le donne bielorusse sono state sempre in prima linea, combattendo senza paura. Sono orgogliosa di poter parlare a loro nome. Voglio ringraziare la comunità internazionale per il supporto che ci hanno dimostrato, e alle donne bielorusse voglio dire: il mondo intero vi ammira.»

Ad aprire la conferenza di martedì 8 settembre è stata Věra Jourová, Vice Presidente della Commissione Europea e Commissaria per i Valori e la Trasparenza, che ha subito ribadito la solidarietà dell’Unione Europea per le donne bielorusse. «In quanto io stessa ho vissuto sotto un regime totalitario posso capire quanto coraggiose siano le proteste di questi giorni. I cittadini e le cittadine bielorusse stanno combattendo per ciò in cui credono: libertà, democrazia, uguaglianza, diritti umani. I numeri delle proteste ci dicono che la Bielorussa è pronta per il cambiamento.»

Nel corso del webinar, hanno preso la parola anche Rosalía Arteaga, la prima donna a diventare Presidente dell’Ecuador nel 1997, e Hafsat Abiola, Fondatrice di Kudirat Initiative for Democracy, e Presidente per la di Women in Africa che al pubblico ha spiegato: «La chiave per trasformare la democrazia è più rappresentanza femminile. Perché quando non ci sono donne negli spazi pubblici, la democrazia ne soffre, e tutta l’umanità ne soffre.»

Avrebbe dovuto partecipare all’incontro anche Svetlana Alexievich, giornalista investigativa bielorussa e vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2015. Dopo aver ricevuto numerose minacce, Alexievich si trova al momento nel suo appartamento a Minsk dove numerosi diplomatici europei si stanno dando il turno per non lasciarla in balìa delle autorità bielorusse. La giornalista è infatti l’ultimo membro del Consiglio di coordinamento dell’opposizione ancora in libertà sul suolo bielorusso, dopo che altri due membri, Maria Kolesnikova e Maxim Znak, sono stati arrestati.

Per loro, e per le centinaia di manifestanti di cui si sono perse le tracce dopo essere stati presi dalla polizia, Svetlana Tikhanovskaya ha parole di incoraggiamento e la speranza di rivederli presto in libertà. Lei stessa, al momento confinata in Lituania, promette in ogni caso di continuare la sua battaglia. Vera incarnazione delle parole di Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ed ex Presidente del Cile: «Quando una donna diventa leader, lei cambia. Quando molte donne diventano leader, cambia la politica».