Francesco Sauro

Di Silvia Bevilacqua – Parlare di cambiamenti climatici con Francesco Sauro, uno dei più importanti speleologi e geologi al mondo, è come avventurarsi nel mondo sotterraneo con un contemporaneo Jules Verne. L’ho incontrato a Bosco Chiesanuova, dove vive, qualche giorno prima della sua partenza per l’Islanda dove sarebbe sceso nelle viscere del vulcano Fagradalsfjall, incaricato dalla National Geographic Society di studiarne l’evoluzione mineralogica ed ecologica. Insieme, abbiamo discusso del grido d’allarme lanciato dai ghiacciai. Ma cos’hanno in comune questi ambienti sotterranei estremi? La capacità di conservare un panorama sterminato di informazioni sull’evoluzione del nostro pianeta e del suo clima che possono aiutarci a interpretare e affrontare il futuro.

I ghiacciai sono sensori che ci avvisano dello stato di salute della Terra e ci dicono che il nostro pianeta ha la “febbre”. Francesco, come sta il ghiacciaio alpino del Gorner che ha esplorato nel 2021 insieme all’astronauta Luca Parmitano?

Se le grotte sono finestre temporali sul clima del passato, i ghiacciai ci aiutano a capire quello che sta accadendo adesso e a prevedere quello che potrebbe succedere in futuro. Sulle Alpi, gli effetti del cambiamento climatico sono drastici e drammatici. Il fronte del ghiacciaio del Gorner, indietreggiato di circa 5 km nell’arco di un secolo, procede ora al ritmo di 70-100 metri di arretramento l’anno. Stiamo assistendo ad una incontrollata e mostruosa accelerazione del fenomeno, come ci ha illustrato anche Luca Parmitano nel corso dell’ultimo Film Festival della Lessinia. Le previsioni che fissano la scomparsa del ghiacciaio della Marmolada tra 30 anni potrebbero essere parecchio sovrastimate.

Stiamo assistendo alla scomparsa delle Alpi nella loro forma di ghiacciai e all’aumento delle temperature globali. Questo cosa può comportare?

Il primo effetto lo abbiamo scoperto questa estate: se a causa dell’innalzamento delle temperature viene meno il deposito invernale, un evento siccitoso non è controbilanciato dall’immissione di acqua nelle falde garantita dai ghiacciai che rappresentano il 75% della nostra riserva di acqua potabile. Fiumi e sorgenti non hanno una portata accettabile e l’utilizzo dell’acqua deve essere razionato. A breve i grandi impianti idroelettrici potrebbero non essere più in grado di funzionare: è lo scioglimento estivo del ghiacciaio del Gorner ad alimentare la più grande centrale idroelettrica d’Europa (diga della Grande Dixence, ndr). Dati scientifici certi dicono che tra vent’anni il livello del mare si alzerà di 27 cm a causa dello scioglimento delle calotte glaciali. Significa che, per effetto dei cambiamenti climatici prodotti dall’attività antropica, oltre a Venezia saranno in pericolo città enormi come Bangkok, Singapore e Miami.

Francesco, in rapporto ai cambiamenti climatici, quali sono fragilità e punti di forza della Lessinia?

La mia famiglia è di Bosco Chiesanuova e io sono tornato a viverci nel 2019. Penso che i Comuni di montagna abbiano un’opportunità straordinaria nel contesto del cambiamento climatico in atto: essere esempi virtuosi di comunità a impatto prossimo allo zero, grazie ad una politica locale vicina al territorio e che incentiva la sostenibilità a 360 gradi. Bosco Chiesanuova, ad esempio, ha intrapreso questo percorso con investimenti importanti sui servizi per tutte le fasce d’età, dotandosi di soluzioni sostenibili. I cambiamenti climatici richiederanno anche un ripensamento del modello economico su cui sono basati allevamenti e coltivazioni, così come un approccio strutturato alla gestione dei flussi turistici, che incentivi la mobilità pubblica e sostenibile e distribuisca le iniziative, e quindi le persone, in tutto il territorio. La Lessinia – e la montagna in generale – è un luogo fortunato perché a fronte di qualche complessità congenita per chi la abita, offre e continuerà ad offrire a livello climatico una qualità di vita nettamente superiore.

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