È della settimana scorsa la notizia della chiusura dell’ennesimo programma radiofonico. Questa volta è toccato a Babylon – Radio2. Stiamo andando verso un radio sempre più generalista?

La chiusura dei programmi radiofonici ha radici più lontane del tempo. Da quando il web ha iniziato ad interferire con la divulgazione musicale ha messo in pericolo la radio. Il problema principale è che chiudono i programmi migliori e restano in palinsesto solo quelli devoti al “mainstream”. Invece di aiutare la radiofonia stiamo prestando il fianco. Così facendo stiamo solamente aiutando il web a schiacciarla. Questa riflessione è proprio nata in occasione della notizia della chiusura di Babylon ed è l’ennesima conferma di questo amaro pronostico.

Da molto tempo si scontrano due fazioni sul ruolo del dj quando si parla dei supporti da usare. Gli integralisti e gli innovatori in ambito tecnologico. La verità sta sempre nel mezzo?

Secondo me non ci siamo mai posti questo problema o, se lo abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in modo parziale quando il sintetizzatore ha fatto irruzione nella vita dei musicisti elettrici. Stessa cosa vale per quando è apparso il campionatore 20 anni dopo. La tecnologia porta o, meglio, dovrebbe portare a evolvere la creatività. Se questa mia affermazione è vera bisogna allora farla entrare dalla porta principale. Nel nostro ambiente non è successo così. Nel mondo dei dj’s la tecnologia ha sostituito il piatto ed il mixer senza far evolvere la percezione artistica. A questo punto diventa solo una scelta personale. Io sono legato al suono e alla manipolazione del vinile perchè per me è uno strumento formidabile. Parlando in assoluto dopo tanti anni di mia polemica, i supporti digitali e le tecnologie applicate non hanno portato nessun beneficio se non dare un libero ingresso a mo’ di refugium peccatorum per ex GF o simili. Non vedo quindi una vera evoluzione del contenuto artistico e della sua percezione.

Il mercato musicale odierno produce sempre di più artisti con la data di scadenza. Vittime loro stesse di un successo immediato. A cosa è dovuto secondo te tutto questo?

Semplicemente è dovuto da un atteggiamento sociale che rigetta la possibilità di fare sacrifici, quella che noi una volta chiamavamo gavetta. Tutto questo processo di accelerazione porta inevitabilmente approssimazione. Nell’approssimazione c’è un quadro generale che parte dal contenuto artistico, dallo spessore del personaggio fino all’esperienza di vivere e guadare questo stagno che è il “music business”. Chiaramente, sono vittime del loro successo a causa di una mancata preparazione che li trasforma in carne da macello.

Hai sempre lottato per dare dignità alla musica, per non farle mai mancare il suo ruolo culturale. Non ti senti solo, alle volte, in questa battaglia?

No, questo assolutamente no. Condivido questa battaglia con tanti colleghi. Io ho coniato il termine «vestale della musica» perchè mi sento esattamente così. Mi sento un sacerdote, come appunto le vestali del tempio messe a difesa dei riti e della sacralità che stava intorno ad un Dio, in questo caso la musica, mi sento in dovere di difenderla fino alla fine. Tutte le forme di abuso o di uso non rispettoso sono chiaramente quello che io cerco di combattere. Sia chiaro, io non sono immune da errori, ma è l’atteggiamento che è importante in questi casi. Bisogna essere sempre pronti ad imparare, a portare rispetto alla musica per creare condivisione e confronto. Dalla condivisione e dal confronto nasce la crescita professionale e umana di ognuno di noi. Da quello che vedo però sta vincendo il partito della competizione, dove è importante emergere a discapito delle altre persone. Sicuramente sia io che molti colleghi faremo di tutto per cambiare lo scenario.

Per chi volesse sentirlo dal vivo, Claudio Coccoluto sarà presente al Mag Festival di Sona (Verona) il prossimo 22 Agosto.