Pio e Amedeo

Oggi più che mai l’appellativo di “società delle immagini”, che a partire dalla metà del Novecento con lo sviluppo e la diffusione della televisione intende descrivere la realtà in cui viviamo, sembra calcare l’aspetto del mondo. Ma questa società si è evoluta, prima con Facebook e poi con Instagram, divenendo “era dei social”, in cui ognuno ha il potere di plasmare la realtà e creare così l’immagine che preferisce di se stesso. E i social network sono la nostra passerella, su cui sfiliamo abbagliati da luci di riflettori troppo forti, finendo per non accorgerci di indossare l’abito sbagliato. Ma non ci importa, perché la priorità è esserci, anche se non fisicamente, a qualunque costo: altrimenti sarebbe come non esistere.

Quindi, quali sono le condizioni a cui decidiamo di sottostare per farci conoscere e apprezzare nel mondo virtuale, più stimolante e vivace di quello reale? È questa la domanda che hanno portato sul palco areniano, insieme al carisma e l’energia che li contraddistingue, Pio D’Antini e Amedeo Grieco, a Verona il 23 settembre con il loro ultimo spettacolo La classe non è qua. Una lettura satirica della società italiana alle prese con i social, l’importanza dell’immagine, la necessità di un “like”. Pio e Amedeo ci hanno raccontato i temi dello show, senza tralasciare qualche curiosità sulla loro vita personale.

Su cosa si concentra il vostro nuovo spettacolo La classe non è qua?

Pio: «Portiamo sul palco dell’Arena di Verona la chiave comica che ci caratterizza: il “politically incorrect”. A partire da questo, vogliamo riflettere sul mondo di oggi, una realtà in cui sempre di più, per avere un “mi piace” sui social, un punto di share, un consenso, anche nella quotidianità, si esagera, si è disposti a fare di tutto. In Italia, specialmente, si sta andando un po’ troppo verso il patetico, verso ciò che porta applausi facili. Con lo spettacolo vogliamo smontare questa piega che sta prendendo la società, secondo gli stereotipi che vediamo in tv, in politica e sui social network. Il titolo “La classe non è qua”, quindi, è esplicativo del messaggio del nostro show e inserito nel contesto areniano, che è solito ospitare eventi di un certo livello, risulta ancora più esilarante, perché stride con l’ambiente che lo circonda».

Come è nata l’idea dei cori, la cifra stilistica che vi identifica?

Pio: «Ci abbiamo pensato insieme, ancora agli inizi della nostra carriera, e poi abbiamo sviluppato la tecnica a Le Iene. È un’idea, quindi, che abbiamo partorito work in progress, come tutte le cose che proponiamo. La maggior parte delle volte agiamo di getto, istintivamente: sì, c’è una scrittura a monte, ma ascoltiamo sempre quello che fa ridere, ti accorgi che una cosa funziona se fa ridere subito. Di solito comunque, prima di creare uno spettacolo, la sperimentiamo, con amici o in posti piccoli. I cori, per esempio, ci hanno convinto subito entrambi. Ma a volte ci sono delle scoperte».

Per esempio? Quali sono state le ultime scoperte che avete fatto?

Pio: «Le potenzialità del patetico: sorridere sulle frasi fatte, sul perbenismo. Non pensavamo potesse avere un potenziale comico così grande».

Una domanda classica: i Pio e Amedeo comici sono dei personaggi o siete così anche nella vita di tutti i giorni?

Pio: «Ogni volta che mi fanno questa domanda penso sia davvero strana. È strano pensare a un comico triste nella vita, è deludente: è come se pensassi che Superman, una volta a casa, posi il mantello e a stento riesca a camminare. Noi nella vita siamo esattamente come siamo sul palco, anche se in tv estremizziamo, ma siamo due persone normalissime e due ragazzi goliardici».

Da quanto tempo lavorate insieme?

Pio:«L’anno prossimo sono vent’anni. Anche se Amedeo dice che abbiamo fatto vent’anni sedici anni fa».

E cosa farete per festeggiare l’anniversario?

Amedeo (ride): «Ci sciogliamo. Oggi va di moda quindi dobbiamo farlo, mai lo avremmo pensato, ma è così. I grandi artisti si sciolgono e si riprendono, hanno detto anche in tv che bisogna dividersi almeno venti volte, così si organizza sempre un ultimo tour, che ha un grande appeal perché la gente pensa: “Andiamoli a vedere perché poi si sciolgono”. Quindi noi vi annunciamo ufficialmente che ci separiamo, poi, più avanti, torneremo insieme».

Per finire, cosa volete dire ai lettori?

Amedeo: «Sicuramente di venire a vederci, perché con noi ci saranno tanti ospiti importanti e ne siamo molto contenti: è un bel segnale, il fatto che anche dopo molti anni di carriera ci vengano a trovare e si mettano in gioco con noi significa che il gioco dello spettacolo funziona ancora. Dovrebbe essere per tutti così, nel nostro mondo qualcuno si prende troppo sul serio, non ricordando che facciamo il lavoro più bello del mondo e abbiamo realizzato un sogno: divertirsi lavorando».