Benedetta, il suo dojo è presente da molti anni sul territorio veronese: ci racconta la sua storia?

Ormai il Club esiste da più di quarant’anni, perché siamo nati nel 1980 e io ho iniziato quand’ero bambina, avevo solo sei anni: da lì poi non ho più mollato. Il judo a Verona c’è comunque dagli anni ‘55-’57, il mio maestro, Auro Bertuzzi, attualmente è quinto dan e si è proprio formato in quei tempi, a livello agonistico.

Ha cominciato davvero da piccolissima, a sei anni. Ora è al vertice: cosa si prova?

Ho fatto tutta la trafila: con lungimiranza sono andata avanti, non ho mai smesso, iniziando appunto come atleta da piccola. Inoltre, il judo non era usuale fra le ragazze, soprattutto fra bambine.  Superando poi le varie tappe, ho acquisito le competenze per insegnare e conseguito le abilitazioni. Nel 2020 il direttivo della nostra società è cambiato e io sono diventata presidente.  

Un traguardo importante, insomma. Diceva che quando ha cominciato, da piccola, questo sport non era molto praticato dalle ragazzine: ora la situazione è cambiata?

Per fortuna sì, nel corso del tempo è cambiato. Attualmente noi abbiamo un buon 30 per cento di bambine e un buon numero anche nei livelli per adulti. C’è una buona presenza, anche grazie al fatto che, in seguito alle iscrizioni di alcuni genitori, delle mamme, che si sono iscritte incuriosite dai figli.

Cambiando argomento, come ha vissuto il Club il periodo pandemico? Come siete riusciti a gestire l’emergenza?

È stato difficile, perché oltre a essere uno sport che si pratica prevalentemente al chiuso siamo in primis uno sport di contatto: ci siamo proprio congelati. Abbiamo dovuto scervellarci per andare avanti, poi naturalmente abbiamo chiuso, come tutti. Comunque, abbiamo cercato anche di essere creativi, caricando in un’applicazione le tecniche con cui i bambini potevano ripassare le mosse, le definizioni in giapponese e così via: sfruttando le potenzialità del digitale abbiamo fatto qualche lezione online, ma non è la stessa cosa.

Ora invece siete ripartiti al cento per cento

Sì esatto, sono ritornati i vecchi atleti e abbiamo avuto un bel rientro di bambini, molti anche nuovi. Siamo molto contenti.

Le iscrizioni sono ancora aperte?

Per alcune fasce di età sì, per i più piccoli no. Iniziamo dai 4 anni, ma per il momento per i bambini le iscrizioni sono chiuse.  

La disciplina è uno dei valori fondanti dello sport, ma per il judo ha una valenza particolare. La insegnate solo ai più grandi o già a partire dai 4 anni?

Già dai 4 anni: anche i piccolini imparano i rituali, c’è il saluto all’inizio, indossano bene le ciabattine, lasciano in ordine lo spogliatoio… si inizia da subito a dare una guida, e questa è una cosa molto apprezzata dai genitori.

Quali sono le differenze tra il judo e il karate?

La differenza principale è proprio il contatto, che nel karate è praticamente inesistente. Noi invece abbiamo un contatto importante, si tratta proprio di una lotta proprio corpo a corpo in cui si cerca di squilibrare l’avversario, per portarlo a terra e iniziare lì la lotta a terra, che è divertentissima.

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