Giugno 2017-dicembre 2019. Sono passati due anni e mezzo esatti da quella notte in cui Federico Sboarina, chiamato a gran voce dai suoi elettori a scendere in strada per raggiungere la scalinata di Palazzo Barbieri, diventò il dodicesimo sindaco di Verona della storia repubblicana. Giro di boa utile e necessario per fare un primo bilancio del suo mandato, dalle questioni che riguardano l’attualità, alle opere pubbliche e infrastrutturali, dalle critiche mosse per la non condivisione della sua strategia alle soddisfazioni raggiunte fino a questo momento.

Sindaco, non possiamo iniziare l’intervista senza ricordare Roberto Puliero. La sua scomparsa ha commosso una città intera.

È vero. Il 12 maggio 1985 non ero tra i fortunati presenti a Bergamo quando il Verona conquistò lo Scudetto, ma ero in Piazza Bra ad ascoltare le sue urla di gioia dal balcone di Radio Adige. Tutti noi giovani del tempo, tifosi dell’Hellas, identificavamo la nostra squadra con la sua voce. Puliero ci ha coinvolto e accompagnato per decenni. In radio, in televisione e a teatro. Era un artista a tutto tondo, poliedrico, amico di tutti. Ci mancherà molto e il calore della gente in questi giorni ne è una riprova.

Rimaniamo in ambito calcistico. Come giudica, a mente fredda, la vicenda Balotelli. Pensa davvero che ci sia una discriminazione mediatica nei confronti della nostra città?

Non è una discriminazione, è una strumentalizzazione. Come Federico Sboarina e come sindaco di Verona non voglio che venga strumentalizzata la mia città.

Perché parla di strumentalizzazione?

Le faccio un esempio: nei giorni successivi al fatto del Bentegodi, ho ripetuto più volte che sono contro ogni forma di razzismo e che se c’è qualcuno che sbaglia da quel punto di vista si prende le sue responsabilità ed è giusto che ne subisca le conseguenze. Eppure queste mie parole difficilmente sono state riportate sui giornali e nei media. Il giornalista che su un’emittente nazionale ha dichiarato “Verona è l’emblema del razzismo” verrà querelato perché non tollero che una città che è capitale del volontariato, dove ci sono molteplici iniziative di accoglienza, dove arrivano flussi enormi di turisti da ogni parte del mondo, subisca l’affissione di un’etichetta che assolutamente non le appartiene.

I cori discriminatori contro Balotelli ci sono stati?

È stato mostrato dappertutto un solo video in cui si sentirebbero i cori di non più di una decina di persone. Come ho detto prima, se qualcuno sbaglia, è giusto che paghi. Ribadisco il mio messaggio forte contro il razzismo, altrettanto giusto però ribadire che la stupidità di pochi non qualifica di certo un’intera città.

Lei è di destra?

Io ho sempre detto di essere di destra e non vedo perché devo essere demonizzato per questo. Ho i miei valori, le mie idee e in modo assolutamente democratico le porto avanti.

C’è spazio per tutti a Verona?

Verona è una città libera. Ho sempre ripetuto che negli spazi pubblici ha diritto di esprimere le proprie idee chi è di destra, di estrema destra, di sinistra e di estrema sinistra. Fino al momento in cui uno non commette dei reati o non dice delle cose perseguibili per legge, ha la facoltà, anzi deve esprime il proprio pensiero.

Se la invitano a una manifestazione di estrema sinistra ci va?

Certo, poi magari dico quello che penso, ma ci vado. Mi confronto spesso con chi non la pensa come me, mi dispiace solo che non venga fatto il contrario.

In che senso?

Congresso delle famiglie. Perché non possiamo parlare di famiglia tradizionale? Siamo stati accusati di essere oscurantisti, omofobi. Potrò parlare del modello di famiglia a cui mi ispiro. Altre persone potranno parlare del loro modello, è giusto che lo facciano e infatti hanno utilizzato gli spazi comunali per i loro incontri, ma non possono impedire a me di affrontare un tema che, tra l’altro, ho messo tra i punti principali del programma elettorale.

I gruppi di minoranza la accusano spesso di rimanere in silenzio su temi delicati che riguardano la città o su fatti discutibili come l’intervista rilasciata da Luca Castellini (Forza Nuova, ndr) a Radio Cafè. Accetta le critiche?

No, perché non è vero. Si aspettano forse che dica quello che vogliono loro. Castellini? Ho dichiarato a mezzo stampa che rifiuto le parole e il contenuto di quell’intervista e ho sottolineato che chi ha pronunciato quelle parole se ne deve assumere la responsabilità. Peccato che quando lo dico non fa notizia e si montano solo polemiche per attacchi politici.

E chi l’accusa di essere un sindaco della destra sovranista?

Forza Nuova non mi ha mai appoggiato, anzi, e l’unico candidato di Casapound, alle elezioni, ha dirottato i voti nell’area tosiana. Tra l’altro, fra chi mi critica di essere della destra sovranista c’è anche chi ha una sentenza passata in giudicato per razzismo.

Tornando e chiudendo proprio sul tema razzismo, pensa che Verona ne sia immune?

Famiglia, bambini, razzismo, non sono temi da strumentalizzare. Sono ferocemente contrario a qualsiasi tipo di discriminazione e diseguaglianza e mi batterò sempre per evitare che la città venga dipinta come non è.

Salvini le ha fatto visita di recente a Palazzo Barbieri. Di cosa avete parlato?

C’eravamo visti a Fieracavalli. Poi, dopo qualche giorno, tornando da Venezia, doveva attendere una persona a Verona, mi ha scritto se ci vedevamo per una chiacchiera. Ha espresso giudizi positivi nei confronti della nostra amministrazione.

Stadio. C’è proprio bisogno di rifarlo? Non si potrebbe riammodernarlo come è stato fatto in altre città?

Ma molte altre invece lo stanno facendo ex novo, dipende dalle convenienze. Il nostro è del 1963, riammodernarlo sarebbe antieconomico. Ricordo che il Bentegodi è in deroga da anni per le attuali norme antisismiche e da quel punto di vista è messo male. Fino ad oggi abbiamo semplicemente seguito la nuova “legge sugli stadi” (n. 147 del 27 dicembre 2013) che è chiarissima e prevede al primo comma uno studio di fattibilità. Siccome esiste un interesse di mercato a realizzare un nuovo stadio a Verona, ci stiamo muovendo seguendo la legge con la dichiarazione di pubblica utilità per un’opera pubblica che verrebbe realizzata a costo zero per il Comune, che ne manterrà la proprietà. Con la gara il soggetto proponente ci deve mostrare come vorrebbe farlo e, soprattutto, con quali risorse e garanzie, nel rispetto di tale legge. A quel punto si deciderà cosa fare.

Un cantiere così grande non creerebbe disagi nel quartiere?

Gli stadi delle principali città italiane, anche quelli oggetto di recente ristrutturazione o rifacimento, si trovano nei centri cittadini. Ci sarà un perché. La questione è se vogliamo progredire e migliorare lo stato delle cose, diventando attrattivi nei confronti di investitori esterni, o se vogliamo rimanere fermi.

Nel suo programma elettorale prometteva una stretta sugli spazi commerciali, alla luce di questo come si spiega la Variante 23? I nuovi insediamenti commerciali e alberghieri, secondo l’opposizione dem, sembrano andare nella direzione della cementificazione…

Non mi pare. Abbiamo evitato un centro commerciale all’interno dell’ex Arsenale e ne abbiamo scongiurato un altro, fino a questo momento, in zona La Cercola, a San Michele Extra. Via anche l’Ikea che, come sappiamo, in punta di diritto, non si poteva fare e che sarebbe stato grande tre volte Adigeo. All’interno della Variante 23 abbiamo abbassato gli standard destinati al commerciale: Ex manifattura tabacchi, Tiberghien…sono una decina i grandi interventi rivisti in tal senso.

È stato pubblicato il bando per l’ex Arsenale. Quando lo rivedremo splendere? Inoltre, è uscito da poco il bando per la candidatura a Capitale della Cultura, la cui manifestazione di interesse deve essere presentata entro dicembre. Verona come si muoverà?

Partiamo dall’Arsenale: è dagli anni Novanta che se ne discute. In tanti si sono limitati a parlarne e basta. Nel frattempo sono crollati tetti e muri. Dall’inizio del 2020, i cittadini veronesi vedranno la struttura completamente impacchettata per l’avvio dei primi interventi strutturali. La stessa cosa potrei dire della Casa di Giulietta e dello Scalo merci. Anche per quest’ultimo, nei prossimi mesi, si inizieranno i primi interventi. Per Capitale della Cultura stiamo valutando varie opzioni, ma come è noto abbiamo già un dossier pronto.

Mobilità sostenibile, l’opera del Filobus?  

A luglio 2017, un mese dopo la nomina a sindaco ho chiesto delucidazioni. La risposta è stata che bisogna farlo. In caso di rinuncia ci sarebbero penali elevate, circa il 10 per cento del valore, alle quali si aggiungerebbero, e lo dico da avvocato, le rivalse del soggetto proponente in sede legale. Arrivati a questo punto ritengo sia immorale fermarsi.

E le proteste dei tanti cittadini che si oppongono?

Le grandi opere sono impattanti, ma necessarie. Chi oggi si ricorda i disagi per la costruzione dei sottopassi per Italia ‘90? Nessuno, eppure oggi non potremmo farne a meno. I lati positivi delle grandi opere vengono alla fine. Il cantiere di via Città di Nimes, ad esempio, sarà critico, ma servirà a concludere l’opera del doppio sottopasso tra via Faccio e via Galliano iniziata in occasione proprio di Italia ‘90 e mai terminata. Anche col ribaltamento del casello di Verona Sud e la nuova centralità del parcheggio scambiatore alla Genovesa porteranno benefici alla viabilità generale.

Non pensa che sarebbe stato utile coinvolgere maggiormente la cittadinanza su un’opera così impattante?

Sì, è partita male la comunicazione all’inizio. Ci sono stati errori e mi sono molto arrabbiato. Ogni cantiere deve essere anticipato da una corretta e chiara informazione.

Quindi si va avanti…

Certamente, abbiamo la scadenza entro e non oltre febbraio 2022. Ai cittadini dico che faremo tutto il possibile per minimizzare gli impatti e comunicare tappe di avanzamento o eventuali modifiche. Purtroppo il tempo per tornare indietro è scaduto, ma è scaduto prima che arrivasse questa amministrazione.

Veniamo alla cessione delle partecipazioni del Comune in A4. Non erano strategiche?

Che potere hai avendo il 4 per cento all’interno di un’azienda privata? Il rapporto tra le parti rimane invariato. Per la A22 è diverso, c’è un sistema a rete con CCIAA, Provincia, Comune e altri soggetti a cui si arriva sopra il 12 per cento in una società che è per l’oltre 80 per cento pubblica.

Caso Croce. L’ex presidente di Agsm muove accuse di tradimento politico. Cosa risponde?

Rispondo che lui traveste i fatti da tradimento politico, ma non è così. Con l’ex presidente di Agsm è venuto a mancare il rapporto di fiducia, prima con i consiglieri di Agsm e poi con il Comune, e cioè il socio. A fronte di precise richieste di chiarimenti, non ha detto la verità. Paradossalmente, la sentenza lo conferma, stabilendo che ha dato consulenze mentre diceva che non le aveva date. Se poi questo non è reato, non spetta a me stabilirlo. Dagli amministratori io voglio la correttezza.

Ha ordinato lei ai consiglieri di dimettersi?

Sono venuti da me più volte a manifestare tutto il loro disagio. Penso di essere stato troppo buono con Michele Croce. Lui parla di tradimento, ma ricordo che l’avvocato Bellazzi fece un esposto e sulla base di quell’esposto chiesi spiegazioni all’ex presidente Croce, il quale mi diede delle risposte che contenevano bugie, come sulle note vicende degli avvocati Tirapelle e Scappini. A quel punto, come socio unico della municipalizzata, ho ritenuto di aver subito io un tradimento, morale ancora prima che politico.

Chi parla di gioco di poltrone?

Parla a vanvera.Forse se avessi messo un politico della Lega o di FDI al posto di Croce. Invece ho incaricato un tecnico che ritengo assolutamente compente e tra i migliori per fare quelle opere di aggregazione, che faremo, per far crescere a dismisura AGSM. Mi serviva una persona competente. E Finocchiaro, lo riconoscono tutti, anche dai sindacati, lo è.

Come vede il futuro di Agsm?

Bene. È non è vero che ho intenzione di svendere. Voglio far diventare l’aggregazione con Vincenza un modello e un punto di riferimento per il Triveneto. Il futuro di Agsm è identità, posti di lavoro, investimenti.

Carenza di personale in Comune con relative proteste?

Abbiamo tutta la volontà di andare incontro alle esigenze dei dipendenti nella misura in cui ci viene concesso e con le risorse che abbiamo. Dobbiamo trovare un equilibrio generale in un contesto, quelle dei comuni italiani e veneti, in cui pesano la complessità del codice dei contratti, la difficile contabilità e le problematiche legate al turnover del personale anche per effetto di Quota 100. Ricordo che due sigle sindacali, CISL e UGL, non partecipano agli scioperi di questi giorni.

Sboarina, le piace fare il sindaco?

A me sembra di essere rimasto lo stesso di prima, il Federico di sempre, e questo, da una parte mi dà la serenità di affrontare il mio mandato senza la boriosità “da poltrona”, dall’altra mi rendo conto che riconoscermi di più nel ruolo, in alcune circostanze, sarebbe meglio.

Che voto si dà al giro di boa?

Non sono mai riuscito a darmi un voto. Anche all’università, dopo un 30, iniziavo già a pensare a quello che sarebbe arrivato dopo, senza gustarmi il momento.

Si ritiene almeno soddisfatto di quanto fatto in due anni e mezzo?

Sì. Dopo due anni e mezzo abbiamo chiuso protocollo d’intesa con Ferrovie per Scalo merci; parte a breve il Pums; inizia a gennaio il cantiere dell’ex Arsenale; abbiamo fatto partire il filobus, che completeremo entro la data stabilita. Ci sarà tra poco una riunione importante sulla Variante 12, abbiamo messo mano al casello e alla viabilità di Verona Sud. Ci stiamo interessando delle sorti dello stadio, abbiamo affrontato il tema delle scuole, Alessandri e Bettelloni per citare un paio di casi. Infine, se va in porto Agsm-Aim chiudiamo l’operazione del secolo.

I risultati di cui va orgoglioso?

Tutti quelli che stanno portando Verona nel mondo. Finale del Giro d’Italia in Arena; prima areniana, in mondovisione, col Presidente Mattarella; gemellaggio Verona-Hangzhou, voluto dal Presidente cinese Xi Jinping; Verona sede olimpica nel 2026 e sede della presentazione del prossimo Calendario Pirelli che, per la prima volta, avrà la firma di un fotografo italiano. La dimensione internazionale che volevo dare alla città sta venendo fuori.

Cosa la motiva a proseguire con determinazione?

Mia moglie e i miei figli, entrambi nati alla vigilia di Pasqua, durante il mio mandato. Ci possono essere critiche, accuse, attacchi frontali, ma quando vedo il loro sorriso, passa ogni cosa.