Davide De Ascaniis
Davide De Ascaniis

Davide, com’è nata la sua passione per la musica?

«La musica è un affare di famiglia, perché i miei genitori e mia sorella maggiore sono pianisti. Sono cresciuto proprio con la musica, che è stata uno stimolo sin da quando ero piccolo. Ho cominciato prima con pianoforte ma poi, per puro caso, mia madre mi ha regalato un violino e così mi sono avvicinato per gioco a questo strumento quando avevo circa 8-9 anni. È comunque stato un approccio libero da pressioni, la mia è stata un’infanzia molto spensierata. I miei genitori hanno notato che stavo imparando a suonarlo con facilità. Qualche mese dopo ho fatto il mio primo concerto da solista in Francia».

E da lì è cominciato tutto…

«Lì è cominciato il mio percorso, che mi permette di viaggiare molto, fare musica e interagire con tante persone e culture diverse. Ho frequentato il Conservatorio a Vicenza, mentre i miei genitori insegnavano a Padova: forse è proprio per questo non sono andato lì, per evitare di avere favoritismi (ride, ndr). Da piccolino, facevo le elementari, finita la scuola prendevo due autobus e un treno e andavo in Conservatorio a Vicenza. Sono sempre stato abbastanza indipendente. A 16 anni mi sono diplomato e poi ho fatto molti master, soprattutto sulla scuola russa; ne ho fatti a Salisburgo, Vienna e Zurigo. Ho avuto così la fortuna di fare concerti in tutto il mondo, andando anche in Russia, Taiwan, Giappone».

A chi si ispira per la sua arte?

«Negli ultimi anni ho avuto modo poi di conoscere il violinista Albert Markov, il cui figlio Alexander è stato uno dei miei idoli fin da piccolo. Ho scoperto che avrebbe fatto un concerto a Venezia e sono andato a sentirlo; ho saputo che teneva anche delle lezioni, così ho iniziato a studiare con lui e per suo padre. L’estate successiva, nel 2012, ci siamo esibiti insieme in una masterclass in Francia. Albert Markov è leggendario, è autore di pezzi unici per opere liriche, sinfonie, un concerto per violino, altri brani per violino e orchestra, sonate. Mi propose, in quell’occasione, di trasferirmi a New York per poter studiare violino e così è cominciato il mio viaggio. Ho vinto una borsa di studio e da allora vivo a New York, dove insegno. Sono tornato un anno fa in Italia a causa del Covid».

Parliamo invece ora del rapporto con l’Orchestra Machiavelli: come l’ha conosciuta?

«Ho conosciuto in Conservatorio a Vicenza Stefano Soardo, uno dei fondatori di Fucina Culturale Machiavelli e Direttore Artistico di Orchestra Machiavelli. Da allora siamo rimasti in contatto e tre anni fa siamo riusciti a organizzare il nostro primo concerto su Paganini. Quest’anno, sabato 13 giugno, ci siamo esibiti al Chiostro di San Luca».

Come ha vissuto il periodo del lockdown?

«Durante questo periodo ho riflettuto e studiato ogni giorno, con esercizi e formazione tecnica. Il maggiore avvicinamento alla tecnologia, durante le fasi più acute della pandemia, è stato una rivelazione, perché io sono appassionato anche di violini elettrici: me ne sono fatto fare uno e ho cominciato a comporre pezzi per poter avvicinare i giovani al violino. Nutro una grande passione per Nicolò Paganini e vorrei far capire al pubblico quanta energia e bellezza ci sia nella musica classica. Cerco quindi di pormi al pubblico come una “rockstar”, proponendo suoni “diversi” nei concerti. Uno dei miei format è “dal Barocco al Rock” e si prefigge l’obiettivo di avvicinare i giovani alla musica, ma devo dire che è anche molto stimolante per chi suona, una sorta di sfida».

Quali esperienze le sono rimaste maggiormente impresse nel corso della sua carriera?

«In Russia, in particolare, sono rimasto stupito di quanta “educazione” alla musica ci sia già fin da giovanissimi, questo fa molto riflettere. I giovani hanno uno spessore culturale notevole, con una personalità e vitalità incredibili».

A cosa sta lavorando per il futuro?

«Sto cercando di studiare composizione e comporre pezzi scritti da me. È un modo per continuare a scoprire sé stessi e quanta profondità può avere il proprio lavoro. Con la mia attività musicale spero di contribuire a portare un po’ di Italia, e in particolare la straordinarietà di Nicolò Paganini, in tutto il mondo».

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