Sabato 20 febbraio Studio la Città ha inaugurato la nuova mostra del fotografo Vincenzo Castella MIMESIS – 3rd Stone From The SunUn progetto a cui l’autore sta lavorando da molto tempo e racconta della rappresentazione della storia della Natura dal punto di vista dell’iconografia e della storia dell’Arte. «Non è un lavoro di storytelling è un lavoro di raccordo tra i vari tipi di conoscenza e trasportate nel momento attuale molto contraddittorio» ci spiega.

«Gli artisti si sono rifugiati nel concetto di archivio, mettendosi in discussione e in attesa. Questo mio lavoro è sulle concezioni della natura nel nostro paesaggio quotidiano. La Natura non è per me un bene rifugio ma è come un testo, una condizione per cui sei rinviato altrove a cercare e collegare. Un lavoro sulla trasparenza, sull’accumulo di informazioni visive» continua.

«Un lavoro con i materiali fisici del mondo della fotografia. Infine un inserimento del personaggio della canzone di Jimi Hendrix, un viaggiatore galattico che non ama gli abitanti della Terra e avvicinandosi al Pianeta conferma il suo giudizio. Mi divertiva introdurre questo spasma psichedelico all’interno della narrazione così secca e semplice e scandita della mostra» prosegue.

«Penso che il pubblico dia percezioni positive perché c’è molto da guardare, un tentativo discreto di muovere le persone e le loro distanze. Cosicché si confrontino. E’ un po’ presto ora, anche per capire il pubblico. La mostra era partita, poi si è dovuta fermare, ma ora è di nuovo visitabile. Per me questo è fondamentale, perché il confronto con i corpi è importantissimo per l’Arte Visiva» aggiunge.

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«Sto finendo un progetto per il futuro immediato, un lavoro a Padova, durato un anno, Padova come luogo ma senza narrazione urbanistica, solo selezionando alcuni temi, come la botanica e la storia della pittura. Ho scritto un libro che ho chiuso ieri» spiega.

«Il prossimo progetto è legato alla città di cui io mi sono occupato per parecchi anni, con una visione impersonale, tagliata e terrificante di parti di città, senza il cosiddetto “uau factor” ma che si allineavano una dietro l’altra offrendo punti di ingresso per la comprensione con gli occhi delle cose» afferma. «Diverse porte di entrata per la conoscenza e la visione della città».

«Un lavoro sulla natura anche creando cambi di scena e distanza, allusioni sull’iconografia nella storia dell’arte, creando delle forme di inserimento all’interno di una città che sta cambiando e non controlla il suo destino, da reinterpretare e rivedere, soprattutto dai suoi cittadini. La natura è punto di riferimento per collegare due cose di cui spesso non capiamo la provenienza».